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Forte l’effetto pandemia Covid 19 sull’economia dell’Emilia-Romagna

Confermato l’effetto pandemia nel 2020, inizio della ripresa nel 2021: presentato on line lo studio realizzato da Unioncamere Emilia-Romagna con le stime di Prometeia. Pil: -9% quest’anno, attorno al + 5% il prossimo. Disoccupazione al 6,2%, tasso d’attività superiore al 73%

L’anno che volge al termine è stato caratterizzato per gli effetti della pandemia da CoVid-19 su tutti gli ambiti della vita individuale e collettiva. Era assolutamente impensabile il terribile shock provocato dal coronavirus e la dimensione della crisi senza precedenti che ne è conseguenza

Il 2020, l’anno del lockdown, non può assomigliare a nulla, tanto meno a un 2019 che si era chiuso in modo positivo e in espansione.

L’economia emiliano-romagnola fa i conti quindi nel 2020 con la più profonda caduta della produzione mai sperimentata, ma cerca di vedere la possibile inversione di tendenza nel 2021, ormai alle porte, che segnerà l’inizio della ripresa, anche se ci vorrà molto tempo per recuperare lo spazio perduto  

E’ quanto si ricava dallo studio “Economia in Emilia-Romagna. Analisi congiunturale e prospettive”, realizzato in collaborazione da Unioncamere e Regione, con le stime di Prometeia, e presentata on line.

Le stime sull’anno in corso trovano intanto conferma: gli effetti delle misure per la gestione della crisi sanitaria sul sistema economico, a partire dai mesi di lockdown, determineranno una contrazione del Pil regionale di poco superiore al 9%, dopo i cinque anni precedenti, che avevano visto l’Emilia-Romagna ai vertici per crescita, sviluppo e occupazione. Nel 2021 la ripresa dovrebbe essere apprezzabile – la forbice delle stime fatte negli ultimi mesi va dal +7,1% previsto ad ottobre al più recente +4-5% – anche se dovrà scontare gli effetti della pandemia almeno sulla prima parte dell’anno. In ogni caso, servirà ancora tempo per recuperare quanto perso nel corso del 2020.

Le forze di lavoro si ridurranno sensibilmente nel 2020 (-1,4 %) e nel 2021 la crescita compenserà solo parzialmente la perdita subita (+0,9 %). Nonostante le misure di salvaguardia adottate, l’occupazione nel 2020 si ridurrà del 2,1 % e non avrà una ripresa sostanziale nel 2021 (+0,2 %). Le misure di sostegno all’occupazione conterranno nel tempo e nel livello gli effetti negativi della pandemia sul tasso di disoccupazione, che nel 2020 salirà al 6,2 % e nel 2021 dovrebbe giungere sino al 6,9 % il livello più elevato dal 2016.

Sapevamo che i numeri del 2020 avrebbero attestato le difficoltà di un anno che entrerà nei libri di storia– dichiara l’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Collama, anche grazie ai vaccini, il 2021 segnerà l’inizio della ripresa. L’Emilia-Romagna ha già indicato la strada nel Patto per il lavoro e per il clima, con una strategia condivisa che punterà su green economy, digitale e saperi per creare lavoro di qualità. In questa direzione dal prossimo anno inizieremo a impiegare i fondi europei, in attesa del Next Generation EU. Ci aspetta la grande sfida della transizione e come Regione siamo pronti ad accompagnare il nostro tessuto economico e i lavoratori in questa impresa, impegnativa ma indispensabile, per un futuro migliore. Questa regione ha un ecosistema di imprese e competenze che lavorerà da subito per recuperare tutti i dati negativi sociali ed economici del 2020”. 

I dati contenuti nell’Analisi scontano le conseguenze della pandemia da Covid 19 – commenta Alberto Zambianchi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna- Siamo in una situazione fuori da tutti gli schemi, di pesante e diffusa crisi economica, in un contesto generale di recessione internazionale, che, nel nostro Paese, impatta con più forza e rende più deboli le prospettive di ripresa. Per fronteggiare la gravità del momento, abbiamo piena consapevolezza che le risposte non possono essere date singolarmente, ma raccordando e mettendo in rete il sistema delle istituzioni, condividendo obiettivi e suddividendo per compiti e funzioni le azioni e gli interventi. Di fronte a questa situazione, per molti versi drammatica, qualsiasi cosa si possa pensare di fare per contribuire a migliorarla, è necessario farla insieme. Come Sistema Camerale proseguiamo così ancora con maggiore forza la collaborazione con la Regione per condividere esperienze, competenze, know how e anche risorse”.

Scenario economico

La produzione industriale regionale tra gennaio e settembre 2020 è caduta dell’12,2 % rispetto all’analogo periodo del 2019. Il fatturato ha perso l’11,9 % e gli ordinativi sono scesi del 10,5 %. L’accesso ai mercati esteri meno duramente colpiti nella prima fase della pandemia ha permesso di limitare le perdite, tanto che il fatturato estero si è ridotto del 7,6 % e gli ordini esteri sono risultati inferiori del 6,0 % rispetto allo stesso periodo del 2019.

Per il settore delle costruzioni, che arrivava da cinque anni di espansione, anche se non privi di incertezze, la riduzione del volume d’affari a prezzi correnti nei primi nove mesi dell’anno è stata netta (-8,0 %).

I dati congiunturali evidenziano la profonda recessione nel settore del commercio, che amplifica alcuni processi di cambiamento già in atto. Nei primi nove mesi del 2020 le vendite a prezzi correnti per gli esercizi al dettaglio in sede fissa dell’Emilia-Romagna hanno subito una pesante caduta (-7,9%), rispetto all’analogo periodo del 2019.

In profondo affanno il turismo (-44%)

Colpita al cuore, inevitabilmente, l’industria turistica regionale, che viveva una continua espansione, e per effetto della pandemia ha subito una fortissima contrazione degli arrivi di oltre il 44 % (da poco meno di 12 milioni e 6,6 milioni) e del 36,6 % delle presenze. Trend negativo che si consoliderà durante l’ultimo trimestre 2020 a seguito dell’impetuoso diffondersi della seconda ondata su tutto il territorio nazionale e all’estero, a partire dai Paesi europei (nostri maggior clienti turistici).

Effetto pandemia: non tutti i comparti hanno riportato una contrazione

I medicinali e prodotti farmaceutici (+37,6 per cento), il tabacco (+17,8 per cento) i prodotti da forno (+15,3 per cento) e le conserve (+10,2 per cento) così come le calzature (+4,7 per cento) e le macchine per agricoltura e silvicoltura (+3,2 per cento) fanno, registrare variazioni positive, in alcuni casi anche di notevole entità. Trend negativo invece per l’ampio comparto della meccanica. In questo ambito, si va dal -12,6 per cento delle macchine di impiego generale al -25,1 per cento delle macchine per la foratura ed altre macchine utensili. In forte calo anche i prodotti siderurgici (-23,2 per cento) e i prodotti in cuoio (-22,6 per cento).

I dati del credito

Per quel che riguarda il credito, secondo i dati della Banca d’Italia aggiornati al mese di settembre i prestiti bancari sono aumentati negli ultimi dodici mesi del 3,1 %. A crescere sono gli impieghi verso le imprese, 4,3 %, mentre quelli erogati alle famiglie hanno registrato un incremento dell’1,4 %. In sensibile aumento anche i depositi di imprese e famiglie consumatrici, +10,5 %. In calo il tasso di deterioramento del credito, mentre risulta in aumento il tasso di ingresso delle nuove sofferenze.

Vira al ribasso anche l’export (-10,6%) ma regge meglio che a livello nazionale (-12,5%)

Nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono state pari a 44,2 miliardi di euro, a fronte dei 49,4 miliardi dello stesso periodo dell’anno passato, per una riduzione del 10,6 %, una percentuale notevole, ma inferiore alle fosche aspettative dei primi mesi dell’anno e inferiore alla contrazione registrata a livello nazionale (-12,5 %). In termini comparativi, l’Emilia-Romagna continua a mantenere la seconda posizione tra le maggiori regioni esportatrici del Paese alle spalle della sola Lombardia che possiede, però, un peso demografico doppio e che ha fatto registrare, invece, una contrazione superiore alla media nazionale (-13,4 %).

Mercato del lavoro

L’immagine che ci viene restituita dall’indagine Istat sulle forze di lavoro risente fortemente del blocco legislativo dei licenziamenti entrato in vigore a seguito dell’emergenza pandemica da CoVid-19 e che ne attenua fortemente gli effetti sull’occupazione. La vera portata della crisi innescata dal CoVid-19 apparirà nella sua interezza solo quando questo vincolo legislativo verrà meno o sarà attenuato.

Tra gennaio e settembre l’occupazione dell’Emilia-Romagna è mediamente ammontata a circa 1.993.000 persone, vale a dire oltre 37.000 occupati in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, con una contrazione dell’1,8 %. Il tasso disoccupazione, che misura l’incidenza delle persone in cerca di occupazione sul totale delle forze di lavoro (cioè di coloro che hanno un lavoro o lo cercano attivamente), nei primi nove mesi del 2020 è stato mediamente pari al 5,6 %, in leggero aumento rispetto al 5,4 % dello stesso periodo dell’anno passato.

Il tasso di attività, che misura il peso delle persone con 15 anni e oltre lavorano sulla popolazione complessiva della medesima fascia d’età, nei primi nove mesi del 2020 ha raggiunto il 73,1 %.

Dal lockdown alla ripresa: il confronto

Il 2020 è stato uno degli anni peggiori per l’economia dell’Emilia-Romagna: i numeri del crollo causato dalla pandemia ormai sono assodati. Ora, a pochi giorni dalla fine dell’annus horribilis del Covid, gli analisti si cimentano nel difficile compito di fare delle previsioni su cosa potrà accadere nei prossimi mesi. Su una cosa, però, sono concordi, il sistema produttivo regionale ha gli anticorpi necessari per reagire alla crisi e sarà in grado di ripartire prima di altri territori, grazie a scelte strategiche che, rivendica l’assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, la rendono “sexy” e attrattiva per gli investitori internazionali.

A breve annunceremo un nuovo grande investimento dal mondo che arriva in regione. Altri ne arriveranno, dagli Usa, dalla Francia“, anticipa Colla. Del resto, anche i dati relativi agli ultimi trimestri testimoniano capacità di reazione: nel terzo trimestre, che coincide con l’estate e i mesi della riapertura, le imprese hanno recuperato fatturato, riducendo le perdite. “Segno di un’economia pronta a ripartire, che non ha mai spento i motori”, testimonia Guido Caselli, vicesegretario di Unioncamere Emilia-Romagna, che indica anche le filiere che in futuro avranno maggiori opportunità di crescita: cura e benessere delle persone e, soprattutto, tecnologia.

L’anno che verrà

L’accelerazione della trasformazione digitale sarà, infatti, uno degli effetti permanenti della pandemia, che si riverbererà anche sul mercato del lavoro: così se in nove mesi in Emilia-Romagna si sono registrati 41.000 occupati in meno, tra dicembre e febbraio 2021 le imprese prevedono 64.000 assunzioni. “Nel 22% dei casi si tratta di lavoro innovativo e creativo che finora non c’era“, evidenzia Caselli. Un dato che fa il paio con le attese di ripresa del Pil, che nel 2021 dovrebbe tornare a crescere del 4,8%, secondo le stime di Unioncamere Emilia-Romagna. Il sostegno all’occupazione conterrà nel tempo e nel livello gli effetti negativi della pandemia sul tasso di disoccupazione, che nel 2020 salirà al 6,2 % e nel 2021 dovrebbe giungere sino al 6,9%: per tornare sotto il 5% si dovrà attendere il 2023 secondo Prometeia che calcola per allora un tasso al 4,8%. L’istituto di ricerca, però, parla di “recupero incompleto”, perché nemmeno per allora l’economia sarà tornata ai livelli del 2019, anche se Emilia-Romagna e Veneto saranno le regioni più vicine a raggiungere i livelli pre-crisi, grazie al traino degli investimenti (+8,8%, anche grazie ai fondi Ue) e dell’export (+7,4%). Una reattività che emerge anche dagli approfondimenti della Banca d’Italia. “Perché l’Emilia-Romagna uscirà prima e meglio dalla recessione? Perché qui c’è qualcosa che funziona: produttività più alta e un contesto, tra innovazione, istruzione, collegamento virtuoso tra le strutture dell’insegnamento e il modo produttivo che favorisce il risultato“, certifica Maurizio Rocca, direttore della sede di Bologna di Bankitalia, ottimista anche sulla tenuta del sistema bancario.

Il 2021 sarà un anno cruciale: scadranno le moratorie sui prestiti, una serie di barriere verranno meno. Tutto andrà gestito con gradualità, ma se l’andamento dei crediti deteriorati si manterrà sui livelli regionali, ce la dovremmo fare. Il sistema bancario sarà in grado di sostenere l’economia“, assicura. “Per fronteggiare la gravità del momento, abbiamo piena consapevolezza che le risposte non possono essere date singolarmente, ma raccordando e mettendo in rete il sistema delle istituzioni, condividendo obiettivi e suddividendo per compiti e funzioni le azioni e gli interventi.

Di fronte a questa situazione, per molti versi drammatica, qualsiasi cosa si possa pensare di fare per contribuire a migliorarla, è necessario farla insieme”, sprona il presidente regionale di Unioncamere ER, Alberto Zambianchi. “Anche grazie ai vaccini, il 2021 segnerà l’inizio della ripresa. L’Emilia-Romagna ha già indicato la strada nel Patto per il lavoro e per il clima, con una strategia condivisa che punterà su green economy, digitale e saperi per creare lavoro di qualità. In questa direzione dal prossimo anno inizieremo a impiegare i fondi europei, in attesa del Next Generation EU“, spiega Colla. “Ci aspetta la grande sfida della transizione e come Regione siamo pronti ad accompagnare il nostro tessuto economico e i lavoratori in questa impresa, impegnativa ma indispensabile, per un futuro migliore. Questa regione ha un ecosistema di imprese e competenze che lavorerà da subito per recuperare tutti i dati negativi sociali ed economici del 2020“, conclude l’assessore.

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Fabrizio Binacchi, direttore sede regionale RAI Emilia-Romagna, sono intervenuti anche l’economista Massimo Guagnini di Prometeia, Morena Diazzi, direttore generale Economia della conoscenza, lavoro e impresa Regione Emilia-Romagna, il professor Franco Mosconi dell’Università di Parma.

E’ possibile rivedere il webinar sul canale You Tube di Unioncamere Emilia-Romagna cliccando qui

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