Le proposte dei 300 musei della regione: l’arte sconfigge il virus

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Un itinerario tra grandi mostre nei musei ed esposizioni a tema: dal Polittico Griffoni a Ulisse, da Banksy e Previati a Ligabue

di Carlo Valentini

Come sarà il museo post-Covid? Risponde Roberto Grandi, presidente di Bologna Musei (cioè i 14 musei civici dell’area bolognese): “Uno spazio il più trasparente possibile, in cui inserire diversi tipi di servizi, poiché si tornerà comunque a una dimensione socievole, dalla caffetteria al ristorante, allo spazio per il merchandising, ai laboratori, il tutto attorniato da sale espositive. Purtroppo, molti musei sono bellissimi edifici da un punto di vista architettonico, ma si presentano come una sorta di forzieri che si negano ai passanti e non sarà facile riconvertirli. Bisognerebbe entrare in un museo con la stessa leggerezza con cui si va da H&M o da Zara”. Il museo al pari di uno store? “Il museo – spiega Grandi- dovrebbe diventare parte della nostra vita quotidiana. Con poche decine di euro, in genere, nelle città si può acquistare una card che vale tutto l’anno e magari in pausa pranzo, dopo un panino, si entra e ci si sofferma su un paio d’opere. E’ stato sperimentato che la soglia d’attenzione media non dura più di 30-35 minuti e quindi si può vivere il museo intensamente, ma a piccole dosi, superando un pregiudizio culturale che spesso ci blocca. Poi c’è il welfare aziendale, cioè le imprese potrebbero acquistare un certo numero di card per i propri dipendenti che vogliono andare al museo”.

Dopo l’emergenza virus anche i musei hanno riaperto, pur con i dovuti accorgimenti: dall’obbligo della prenotazione all’ingresso in piccoli gruppi e con obbligo di mascherina. Il colpo subìto è stato notevole. L’International Council of Museums (l’organismo che rappresenta i musei a livello internazionale) ha interpellato 1600 dirigenti di musei di tutto il mondo. L’82,6% ipotizza una riduzione dei programmi, il 29,8% una riduzione del personale, il 40,4% la perdita di fondi pubblici, il 42,5% la perdita di fondi privati, e addirittura il 12,8% ritiene serio il rischio di dover chiudere il museo in maniera permanente. Di fronte a queste ipotesi preoccupate l’Emilia-Romagna ha deciso di reagire rilanciando il ruolo dei propri musei. Ve ne sono ben 300 di vario tipo, ma certamente sono quelli dedicati all’arte ad avere un appeal particolare.

Quali le principali proposte post-Covid nei musei e luoghi d’arte?

A Bologna, Palazzo Fava espone la ricomposizione del Polittico Griffoni. Una storia singolare. Poniamo che nel tempo la Gioconda fosse stata fatta a pezzi per lucro: la parte degli occhi offerta a un mercante, il beffardo sorriso a un museo, le mani a un collezionista. Impossibile, poi, rientrare in possesso di tutti i tasselli. Per fortuna il dipinto di Leonardo non ha avuto questo tragico destino, che invece è toccato al Polittico Griffoni, uno dei capolavori del Rinascimento, firmato da Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Spezzettato in 16 tavole che si trovano in nove musei sparsi per il mondo (dalla National Gallery ai Musei Vaticani, dal Louvre alla Pinacoteca di Brera, ecc.), a 550 anni dalla sua realizzazione (per la chiesa di San Petronio, a Bologna) e 300 dalla sua disgregazione, Genus Bononiae, braccio culturale della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, è riuscito a rimetterlo insieme. Il virus si è accanito su questa mostra (apertura a suo tempo sospesa) come la peste che colpì a morte Francesco del Cossa, nel 1478, a 42 anni, all’apice di una splendida carriera. Attorno al 1725 monsignor Pompeo Aldrovandi fece smantellare la pala, successivamente i dipinti entrarono separatamente nel giro del mercato antiquario e infine in 9 musei, oltre la metà dei quali fuori dai confini nazionali, che tuttora custodiscono le opere. Osserva Mauro Natale, curatore della mostra: “Il Polittico nasce in un momento cruciale della storia dell’arte italiana, e dunque mondiale. Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti inventano un nuovo canone di resa dello spazio e dei volumi e indicano la strada verso la modernità in alternativa a quella di Piero della Francesca e Andrea Mantegna”.

L’avventurosa vicenda di quest’opera andata a pezzi in giro per il mondo è stata definita da Lonely Planet una “spy story degna di un romanzo di Dan Brown”. Dice Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae: “È una grande occasione per tutti riscoprire questo capolavoro del Rinascimento. La gioia di rivedere l’opera ricomposta ci ripaga di un lavoro durato oltre due anni”.

Da Bologna a Ferrara

La grande mostra dell’estate a Palazzo dei Diamanti è dedicata a “Un artista chiamato Banksy!”. Un protagonista inglese della street art che nessuno ha mai visto e di cui nessuno conosce il volto. Il suo è un caso di popolarità straordinaria per un autore vivente che non si vedeva dai tempi di Andy Warhol. La mostra espone oltre 100 opere e oggetti originali dell’artista: dai dipinti della primissima fase fino alle opere del 2019, come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone. Tra le oltre 30 serigrafie vi è “Love is in the Air”, che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi e che raffigura un giovane che lancia un mazzo di fiori.

Gaetano Previati, La ferrovia del Pacifico (1914-15)

Sempre a Ferrara dopo Palazzo Schifanoia e Palazzina Marfisa d’Este, ha riaperto al pubblico anche il percorso museale del Castello Estense. Oltre a uno dei monumenti simbolo della città, si potranno visitare anche la mostra “Gaetano Previati, tra simbolismo e futurismo”, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Comune di Ferrara, in occasione del centenario della morte del grande artista ferrarese. L’esposizione, inaugurata a febbraio e poi fermata dal lockdown, composta da un centinaio di opere, tra olii, pastelli e disegni, è stata prorogata fino al 27 dicembre, grazie alla generosa collaborazione dei prestatori.

Ulisse, il viaggio continua a Forlì

Mentre i Musei San Domenico, a Forlì, hanno ricominciato nel viaggio post-Covid affidandosi a Ulisse. Dice Antonio Paolucci, storico dell’arte, ministro per i Beni culturali nel governo Dini, ex direttore dei Musei Vaticani, ora presidente del comitato scientifico dei Musei San Domenico: “Tre sono i grandi miti che hanno abitato e abitano questa nostra parte di mondo che chiamiamo Occidente. Il primo è il mito di Faust, la ricerca dell’eterna giovinezza, il secondo è il mito di don Giovanni, la ricerca inesausta e compulsiva dell’altro, il terzo mito è Ulisse, la memoria della patria e delle persone perdute. In lui continua a incuriosire e affascinare l’intelligenza, l’astuzia, l’esperienza umana, la capacità di sopravvivenza nelle situazioni più infauste, la sapienza tecnologica, Ulisse è l’uomo che con il cervello e con le mani sa creare prodigi: il cavallo di Troia, il letto nuziale realizzato ancorandolo su un ceppo di un monumentale ulivo nella reggia di Itaca, la zattera che costruisce quando lascia l’isola di Calypso. Poi è un affabulatore, sa parlare, sa sedurre il suo uditorio”. Perciò Ulisse è il più vitale e durevole dei tre miti: “La vasta ombra di Ulisse– conclude Paolucci- si è distesa sulla cultura dell’Ottocento. Dal Dante del XXVI canto dell’Inferno allo Stanley Kubrick di 2001-Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick a L’Immortale di Borges, dal Tasso della Gerusalemme liberata all’ulissiade di Leopold Bloom, l’eroe del libro di Joyce, al Kostantinos Kavafis di Itaca, là dove spiega che il senso del viaggio non è l’approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure”.

Una vera e propria Odissea per la grande esposizione, 250 opere, aperta a metà febbraio, chiusa, e ora prorogata fino al 31 ottobre.

E’ una mostra che ci accompagna in un grande viaggio su come Ulisse è stato rappresentato nell’arte di ogni tempo – spiega Gianfranco Brunelli, coordinatore delle mostre dei Musei San Domenico di ForlìDall’Antichità al Novecento, Odisseo è presente in oltre 250 opere per un itinerario unico”.

Ulisse è metafora dei viaggi della vita, della ricerca del sapere, di nuovi traguardi. Il presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Roberto Pinza rimarca: “Ciò che la mostra vuole dimostrare è come Ulisse sia stato visto in modo diverso nel corso dei secoli: eroe, espressione di intelligenza, volontà di esplorazione, di conoscere luoghi lontani, del desiderio di tornare a casa. Ulisse è visto come elemento della cultura europea che è espressione della ricerca, della riflessione, della filosofia, della meditazione su di sé”.

Tutta la regione brulica di mostre

Mostra dedicata ad Antonio Ligabue a Gualtieri

La ripartenza dopo il lockdown è assicurata. L’elenco completo si può visionare sul sito www.emiliaromagnaturismo.it. Tra queste, da segnalare: a Piacenza i musei di Palazzo Farnese con le loro vestigia, a Parma il Complesso Monumentale della Pilotta ospita il Fornasetti Theatrum Mundi (opere dell’atelier di Piero e Barnaba Fornasetti), a Gualtieri, il Palazzo dei Bentivoglio propone “Incompreso, La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere”, a Modena (Palazzina dei Giardini) vi è la prima personale italiana della coreana Grumhyung Jeong (sculture create coi più svariati oggetti, compresi gli apparecchi elettronici).

Al Museo Civico Archeologico di Bologna la grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”, ambizioso progetto, dedicato alla civiltà etrusca -basta dire che ci sono 1400 oggetti esposti su oltre 1000 m² di superficie espositiva- visitabile fino al 29 novembre, a Ravenna il Mar espone un’opera di Nicolò Rondinelli (Martirio di San Bartolomeo) acquistata dal museo nel 2018 (l’artista fu una figura di primo piano in Romagna tra la fine del 400 e l’inizio del 500). Nella vicina Faenza, oltre all’esposizione permanente del Museo Internazionale delle Ceramiche (dove è slittato di un anno il concorso internazionale il Premio Faenza), ha riaperto solo per due giorni a settimana Palazzo Milzetti, il Museo nazionale dell’età Neoclassica.

Gli Etruschi a Bologna

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