Dante saluta la Romagna

Ultimo weekend per le mostre sul sommo poeta a Forlì “Dante, la visione dell’arte” e a Ravenna “Le Arti al tempo dell’Esilio”

Dante e la sua potenza visionaria continuano a suggestionare e ad affascinare. A 700 anni dalla morte, il Sommo Poeta continua ad essere vicino a noi, emblema e fondamenta della nostra civiltà.

La grande affluenza di pubblico ai numerosi e variegati eventi e alle mostre allestite in onore di Dante, ne sono una testimonianza.  Sono gli ultimi giorni per visitare due esposizioni a Forlì e Ravenna.

“Dante. La visione dell’arte

La mostra allestita ai Musei San Domenico, a cura della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e delle Gallerie degli Uffizi, con quasi 300 opere che spaziano dal Duecento al Novecento, è un vero viaggio nella storia dell’arte tra Medioevo ed età contemporanea, con straordinari capolavori: da Giotto, Lorenzo Lotto, Michelangelo, Tintoretto, fino ad arrivare a Casorati, Sartorio e tanti altri maestri del secolo scorso.
Con Dante. La visione dell’arte la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e le Gallerie degli Uffizi, nell’ambito delle celebrazioni promosse dal Ministero della Cultura, racconteranno a 360 gradi la figura del Sommo Poeta, nel 7° centenario della sua morte. Frutto di un robusto sodalizio tra i due enti, l’esposizione non è solo occasione per dare corpo all’anniversario dantesco: nel momento difficile che il mondo intero sta vivendo intende rappresentare un simbolo di riscatto e di rinascita, del nostro Paese, dell’arte e dello spirito di cultura e civiltà che rappresenta.  

Il progetto nasce da un’idea di Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Curatori della mostra sono il professor Antonio Paolucci e il professor Fernando Mazzocca, coadiuvati da un prestigioso comitato scientifico.
La scelta di Forlì come scenario dell’esposizione è parte di una strategia di valorizzazione di un luogo e di un territorio che non costituisce solo un ponte naturale tra Toscana ed Emilia-Romagna.

immagine  mostra forli

Forlì è città dantesca. Qui Dante trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, presso gli Ordelaffi, signori ghibellini della città. A Forlì fece ritorno anche in seguito.

La mostra affronta un arco temporale che va dal Duecento al Novecento

Per la prima volta l’intimo rapporto tra Dante e l’arte viene interamente analizzato e ricostruito, presentando gli artisti che si sono cimentati nella grande sfida di rendere in immagini la potenza visionaria di Dante, delle sue opere, e in particolare della Divina Commedia, che hanno trattato tematiche simili a quelle dantesche, o ancora che hanno tratto da lui episodi o personaggi singoli sganciandoli dall’intera vicenda e facendoli vivere in sé.

Circa cinquanta, tra dipinti, sculture e disegni, le opere delle Gallerie degli Uffizi, co organizzatrici del grande evento espositivo, che arricchiscono il percorso espositivo. Tra queste, un corpus di disegni a tema di Michelangelo e di Zuccari. I celebri ritratti del Poeta di Andrea del Castagno e di Cristofano dell’Altissimo. E poi l’Ottocento con Nicola Monti, Pio Fedi, Giuseppe Sabatelli, Raffaello Sorbi e il capolavoro di Vogel von Volgestein, Episodi della Divina Commedia.

Non solo gli Uffizi hanno aperto i loro ‘scrigni danteschi’

Per la mostra sono arrivati prestiti dall’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Walker Art Gallery di Liverpool, dalla National Gallery di Sofia, dalla Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, dal Museum of Art di Toledo, dai Musée des Beaux-Art di Nancy, Tours e Anger; e poi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dalla Galleria Borghese, dai Musei Vaticani, dal Museo di Capodimonte, solo per citarne alcuni.   

Il viaggio con Dante 

Con uno stile magniloquente e antologico, l’esposizione conduce il visitatore alla scoperta della crescente leggenda di Dante attraverso i secoli. La prima fortuna critica del Poeta viene mostrata attraverso le più antiche edizioni della Commedia e alcuni dei più importanti Codici miniati del XIV e XV secolo. Apposite sezioni sono dedicate alla sua fama nella stagione rinascimentale, alla riscoperta neoclassica e preromantica del suo genio, alle interpretazioni romantiche e novecentesche della sua opera ed eredità; capitoli a parte sono dedicati all’ampia e fortunata ritrattistica dedicata all’Alighieri nella storia dell’arte, al tema del rapporto tra Dante e la cultura classica, alla figura di Beatrice, che il Poeta eleva a emblema del rinnovamento dell’arte e delle sue stesse positive passioni. Protagonisti della mostra sono le molteplici raffigurazioni che alcuni tra i più grandi artisti hanno offerto nel corso della storia della narrazione dantesca del Giudizio universale, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Il percorso si conclude con capolavori ispirati, nella loro composizione, al XXXIII canto del Paradiso.

Gianfranco Brunelli: settecento anni di interpretazione dell’arte su Dante come personaggio e la sua opera VIDEO

“Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio”

La mostra a cura di Massimo Medica, nella chiesa di San Romualdo, accanto al Museo Tamo, è realizzata anche grazie al prezioso contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Camera di Commercio di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna e patrocinata dal Comitato Nazionale del Ministero della Cultura per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e dalla Società Dantesca italiana.

Dal 12 luglio i capolavori presenti in mostra che ripercorre le tappe dell’esilio di Dante, iniziato nel 1302 lasciando la sua città natìa, Firenze, attraversando l’Italia tra Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa e giungendo a Ravenna, suo ‘ultimo rifugio’, torneranno nei musei e nelle collezioni originarie.

I prestiti, provenienti da prestigiosi musei internazionali includono alcuni dei maggiori nomi dell’ arte italiana conosciuti da Dante come Cimabue, documentato in mostra dalla Madonna di Castelfiorentino dal Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino e dal Tabernacolo in cui sono ritratti i Santi Crisante e Abbondio proveniente dal Museo civico di Gubbio, e Giotto, suo allievo, testimoniato da fondamentali opere come Il Polittico di Badia alle Gallerie degli Uffizi e la Madonna di San Giorgio alla Costa proveniente dal Museo Diocesano di Firenze. Un altro capolavoro medievale proveniente dalle Gallerie degli Uffizi, è il San Francesco riceve le Stimmate del Maestro della Croce 434 e non potevano mancare testimonianze della scultura trecentesca con le opere di Arnolfo di Cambio provenienti dalle Gallerie dell’Umbria e dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano per raccontare gli anni sotto il papato di Bonifacio VIII, continuando con gli splendidi elementi della cintura di manifattura orafa veneta e gli elementi del copricapo di Cangrande I della Scala provenienti dai Musei civici di Verona fino alle sculture di Nicola e Giovanni Pisano provenienti dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa e dalla Galleria Nazionale della Liguria a Genova e agli anni ravennati con il Maestro del Coro degli Scrovegni dalle collezioni del MAR, Giuliano da Rimini dal Museo della città di Rimini e la Madonna in Trono con Bambino proveniente dal Museo del Louvre, che lo studioso Corrado Ricci ritenne essere la scultura che vegliava sopra la prima sepoltura di Dante e che per la prima volta, dopo 160 anni torna nella sua Ravenna. A chiudere il percorso la Mariegola della Scuola di Santa Maria e San Francesco dei Mercanti ai Frari del Minatore veneziano dalla Fondazione Cini di Venezia.

Inclusa est flamma ancora una settimana

Si concluderà invece il 17 luglio alla Biblioteca Classense di Ravenna, Corridoio Grande la rassegna Inclusa est flamma Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante.

Si tratta della prima delle tre mostre che compongono il progetto espositivo Dante. Gli occhi e la mente, ideato dal Comune di Ravenna – Assessorato alla cultura, dal MAR e dalla Classense in occasione del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. Le mostre si svolgono da settembre 2020 fino a gennaio 2022 presso il MAR, la chiesa di San Romualdo e la Classense. Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante, a cura di Benedetto Gugliotta, responsabile dell’Ufficio Tutela e Valorizzazione della Biblioteca Classense, racconta le celebrazioni nazionali per il VI centenario dantesco del 1921, inaugurate l’anno prima proprio in Classense alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce.
Libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d’arte offerti come omaggio a Dante e alla città “ultimo rifugio” del poeta presentano una storia che ha in Dante il protagonista principale ma che si ramifica in tante vicende che raccontano l’amore degli Italiani verso il poeta, spesso patriotticamente sentito come “padre della Patria” anche perché nel 1921 l’Italia, appena uscita dalla Grande Guerra, sentiva di aver finalmente completato il processo di unificazione con l’annessione di Trento, Trieste e di altri territori italofoni al confine orientale.
La narrazione prende le mosse dalle Feste dantesche del settembre 1908, organizzate dalla Società Dantesca Italiana, che riunirono a Ravenna rappresentanti di città e territori allora sotto la sovranità dell’Impero austroungarico: Trieste, Trento e le città della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia che dopo la Grande Guerra completarono l’Unità d’Italia fino al Golfo del Quarnero. Nacque in quell’occasione la Cerimonia dell’olio, in cui annualmente Firenze offre l’olio destinato ad ardere nella lampada all’interno della tomba, simbolico atto di espiazione per l’esilio inflitto al poeta.
E fu proprio nel settembre 1908 che venne presentata al pubblico la Raccolta Dantesca Olschki, uno dei fondi bibliografici a soggetto dantesco più importanti al mondo. Acquisita nel 1905 dal libraio antiquario ed editore Leo Samuel Olschki, è ricca di oltre 4.000 volumi alcuni dei quali molto rari. Grazie alla collaborazione con la Casa editrice Olschki e con il Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna, è possibile vedere riuniti due esemplari di un’edizione pregiatissima e a tiratura limitata della Commedia, insieme al manoscritto autografo del proemio, scritto da Gabriele D’Annunzio. Si tratta dell’edizione celebrativa per i 50 anni dell’Unità d’Italia (1911). La copia prestata dalla Casa Editrice (l’altra è della biblioteca) è stampata su pergamena miniata e ha una legatura con borchie d’argento: un monumento dell’arte tipografica, stampata in soli 6 esemplari.


È stato inoltre recuperato il manifesto ufficiale delle celebrazioni del 1921, disegnato dal grande Galileo Chini (1873-1956), forse il più grande interprete del Liberty italiano, una affiche di grande formato (cm 200×150) restaurata ed esposto a Ravenna per la prima volta dopo il 1921 (sopra un dettaglio). Oltre a quanto già citato, tra i pezzi più importanti in mostra sono visibili il modello in bronzo del monumento di Dante a Trento, realizzato da Cesare Zocchi nel 1896; il dipinto Dante nella pineta e I funerali di Dante, opere del triestino Carlo Wostry (1865-1943) e i celebri sacchi donati da Gabriele D’Annunzio e decorati da Adolfo De Carolis col motto Inclusa est flamma (“la fiamma è all’interno”) che danno il titolo alla mostra. I sacchi in tela di juta, contenenti foglie di alloro in omaggio a Dante, furono trasportati in aereo a Ravenna da tre aviatori che avevano partecipato a famose imprese militari di D’Annunzio, come il volo su Vienna del 1918 o l’Impresa di Fiume. Il Vate stabilì un parallelo tra la fiamma che ardeva sulla tomba di Dante e la fiamma perenne che veniva custodita presso il santuario di Apollo a Delfi, considerato dagli antichi Greci il cuore vivo della loro civiltà. Una simbologia iniziatica che intendeva Dante come profeta della Nazione oltre che padre della lingua italiana.

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