Effetto Covid, manifattura Emilia-Romagna fa meno 17,3% in 6 mesi

Confindustria Emilia-Romagna valuta l’effetto Covid con indagine su campione di associati. Al bivio tra baratro e salita, guai a sbagliare

Ora che sono arrivati i dati sul primo semestre del 2020, si può misurare davvero l’impatto dell’emergenza Covid sull’economia dell’Emilia-Romagna. La produzione, rileva un’indagine realizzata da Confindustria su un campione di 323 imprese manifatturiere, ha subito un calo medio del 16,2%, ma per un’azienda su quattro la flessione supera anche il 30% (con picchi negativi dell’80%). Il fatturato si è contratto mediamente del 17,3%, con una riduzione maggiore delle vendite sul mercato interno (-18,1%) rispetto a quello estero (-15,7%). Tiene, per ora, l’occupazione (-0,2%), ma in questo caso i nodi verranno al pettine in autunno. “Noi siamo di fronte a un bivio: da una parte c’è una salita lunga e complicata, ma dall’altra c’è il baratro”, ammonisce il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro FerrariDobbiamo scegliere certamente la salita faticosa, che vuole dire recuperare tutte le risorse del Recovery fund e inserire anche il denaro del Mes per ristrutturare organicamente tutta la sanità, investendo in personale e tecnologia, per mettere il Paese nella condizione di un respiro diverso. Non possiamo pensare a fare debito pensando che il paese lo possa reggere”, scandisce Ferrari. Insomma, “non ci sono margini di errore”, avvisa l’industriale modenese.

Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia-Romagna

Effetto Covid: i cali di produzione riguardano un po’ tutti i settori

Dalla metalmeccanica (-20%) al tessile-abbigliamento (-30%), con una flessione più contenuta per il settore della ceramica (-15%) e per l’agroalimentare (-6,8%), dove non tutti i comparti hanno registrato una crescita nei mesi scorsi. Le attese non sono migliori. “Non avevamo mai registrato saldi così negativi tra pessimisti e ottimisti”, certifica Ferrari. Gli ottimisti tradizionalmente superavano i pessimisti di 10-15 punti, ma oggi il saldo relativo alla produzione si è ridotto a due punti di differenza. La pandemia allarga anche il divario tra piccole-medie imprese e realtà di grandi dimensioni: le prime per il secondo semestre prevedono ulteriori cali, mentre le seconde si attendono una ripresa di produzione e ordinativi. “L’Emilia-Romagna conferma capacità di reazione. Il nostro sistema è fatto di filiere e se le aziende più grandi confermano prospettive di recuperano, allora possono anche tirarsi dietro la filiera dei fornitori”, conclude Ferrari.

Confindustria Emilia-Romagna: gestione recovery fund a Regioni

Confindustria Emilia-Romagna è sulla stessa linea d’onda del presidente della Regione, Stefano Bonaccini. “Siano le Regioni a gestire direttamente le risorse del Recovery fund”, chiede il numero uno dell’associazione di via Barberia, Pietro FerrariAbbiamo la necessità assoluta di cogliere le opportunità che arrivano da Recovery fund, qui ci giochiamo la partita”, avverte FerrariIl ruolo delle Regioni e delle imprese sarà centrale sia nella definizione degli obiettivi strategici, sia nella capacità di gestire le risorse in modo efficace”, avverte. “Per questo puntiamo a una gestione diretta del Recovery fund da parte delle Regioni, con scelte condivise con le imprese e tempi certo e ragionevoli, come è avvenuto fino ad oggi in Emilia-Romagna con i fondi europei”, scandisce Ferrari, che insiste anche sulla necessità di attivare il Mes. “Non possiamo mancarlo, l’ideologia e le pressioni elettorali vanno messe da parte”, insiste. “È un’opportunità, perchè la sanità è un grande motore di investimento per le persone, ma anche per le imprese. Una sanità sempre più tecnologica permetterà alle aziende di sviluppare il loro business e aumentare l’occupazione”, conclude.

Pietro Ferrari sul momento della industria regionale che deve affrontare il post Covid

Lavoro. Confindustria ER apre fronte esuberi

Al tavolo del nuovo Patto per il lavoro che l’Emilia-Romagna intende sottoscrivere in autunno per un rilancio in chiave sostenibile dell’economia, si affaccia un convitato di pietra: lo spettro dei licenziamenti collegati alla crisi innescata dalla pandemia. “È un tema delicato per le conseguenze sociali che può avere, ma andrà affrontato”, è il richiamo del presidente regionale di Confindustria, Pietro Ferrari. L’emergenza sanitaria e il lockdown hanno determinato pesanti cali di produzione e fatturati. “Non si può pensare che un’azienda che ha subito perdite possa mantenere gli stessi livelli occupazionali”, avverte Ferrari. Nel primo semestre l’occupazione ha sostanzialmente tenuto (-0,2%), ma le previsioni per i prossimi mesi sono meno rosee: il 17,5% delle imprese sondate da Confindustria prevede un calo.

industria in attività

Sono riflessioni complicate, ma vanno fatte. Il Paese sta spendendo cifre incredibili per mantenere la cassa integrazione, ma non potrà assistere tutti per lungo tempo facendo debito”, ammonisce il numero uno degli industriali emiliano-romagnoli. “Bisogna fare in modo che il sistema delle imprese abbia ‘leggerezza’ per essere il più dinamico possibile per essere competitivo”, spiega. “Per cinque contratti a tempo determinato non si possono mettere a rischio 50-60 posti di lavoro”, aggiunge, spiegando che sarà necessario offrire tutti gli strumenti di supporto possibile alle persone che potrebbero perdere il lavoro, ma soprattutto creare nuove opportunità di lavoro. “Non siamo una regione che fa scelte cruente, ma bisogna trovare un compromesso”, chiude.

Fonte Agenzia DIRE logo dire

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