Falsificatori del balsamico ko: in Tribunale vince la tradizione modenese

Arriva la proposta sull’aceto balsamico: “L’oro nero della gastronomia emiliana deve diventare un patrimonio dell’UNESCO”

di Antonella Cardone

Dopo anni di azioni di vigilanza, tutela e battaglie legali, è arrivata nelle scorse settimane un’autorevole conferma giudiziale dell’operato dei Consorzi di tutela: l’uso del termine “balsamico” costituisce un’evocazione delle denominazioni tutelate. Lo rende noto il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP. Un successo atteso da tempo, che accompagna la nuova proposta dei produttori: “L’oro nero della gastronomia emiliana deve diventare un patrimonio dell’UNESCO”.

“Oro nero” è il termine giusto per definire questo importante tesoro della gastronomia emiliana. L’Aceto Balsamico di Modena IGP e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, infatti, valgono al consumo circa un miliardo di euro, con una produzione di oltre 90 milioni di litri ogni anno, conosciuta ed esportata nei cinque Continenti. Se ne è parlato nell’ultima edizione di Acetaie Aperte, la manifestazione organizzata dai due rispettivi Consorzi di Tutela in 38 acetaie della provincia di Modena.

Balsamico: la battaglia legale contro i falsificatori

Negli ultimi due anni il Tribunale di Bologna ha affrontato due processi relativi alla questione dell’uso del termine “balsamico” per condimenti alimentari. Entrambi i casi trovavano la loro genesi da procedimenti amministrativi gestiti dall’Ispettorato Controllo Qualità e Repressione delle Frodi che si erano conclusi con l’emissione di provvedimenti inibitori e sanzionatori nei confronti delle aziende coinvolte.

Dopo il ricorso in sede giudiziale dei provvedimenti amministrativi, il tribunale di Bologna, investito dei casi, si è pronunciato, la prima volta del 2017 e la seconda del 2018, confermando le tesi e le sanzioni dell’ICQRF e riconoscendo anche a livello civile che i casi analizzati, aventi ad oggetto l’uso del termine “balsamico” per condimenti alimentari, costituivano evocazioni della denominazione tutelata. Le sentenze di primo grado sono state oggetto di ricorso in appello.

Nelle scorse settimane, la Corte d’Appello di Bologna si è pronunciata sul ricorso relativo alla prima sentenza rigettando il ricorso stesso e confermato la sentenza di primo grado e, quindi, l’ordinanza di ingiunzione a suo tempo emanata dall’ICQRF.

La soddisfazione dei produttori

Grande soddisfazione dei Consorzi di tutela: “Questo provvedimento è il giusto premio per tutti gli anni di lavoro e per la perseveranza con cui i nostri Consorzi stanno lavorando alla tutela delle denominazioni, dei produttori, dei consumatori e del territorio”, riconoscono soddisfatti i due presidenti Enrico Corsini e Mariangela Grosoli, “siamo consapevoli che il lavoro non è finito e che ancora c’è tanto da fare, ma questo successo di dà l’energia necessaria per continuare”. Alla soddisfazione dei presidenti, fa eco l’analisi del direttore Federico Desimoni, “non conosciamo ancora le motivazioni della sentenza, ma fin d’ora possiamo evidenziare l’importanza di questo nuovo precedente giurisprudenziale che rappresenta la prima pronuncia a livello nazionale di una Corte d’Appello”.

Batteria botti per invecchiamento aceto balsamico

Questo precedente, considerato l’autorevolezza della Corte, assumerà un ruolo importante anche negli altri procedimenti in corso sia presso la stessa Corte d’Appello di Bologna che presso gli altri tribunali italiani coinvolti i procedimenti paralleli e da cui si attendono nuove pronunce per la fine dell’anno incorso o, al più tardi, nei primi mesi del prossimo. Inoltre, si può presumere che la posizione della Corte bolognese costituirà un nuovo materiale che andrà ad arricchire la riflessione dei giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che nei prossimi mesi saranno chiamati a pronunciarsi sulla medesima questione, conclude il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP.

Il Balsamico deve diventare un patrimonio dell’UNESCO

La proposta l’ha lanciata il Gran Maestro Maurizio Fini in occasione del 53° Palio di San Giovanni, che si è tenuto a Spilamberto: «Il Balsamico deve diventare un patrimonio dell’UNESCO»

Quest’anno il Palio – vinto da Roberto Cavoli di Marano sul Panaro – si è aperto con il discorso del Gran Maestro Maurizio Fini, che stavolta di “tradizionale” ha avuto ben poco. Si è trattato più di un appello rivolto ai sindaci, alle istituzioni, alle realtà industriali che ruotano intorno al balsamico, sia tradizionale che IGP: una chiamata a raccolta per valorizzare in maniera comune – e a livello mondiale – due prodotti e due mondi che per troppo tempo non sono riusciti a comunicare. In che modo? Due sono le proposte di Fini: dichiarare tutti i Comuni che ospitano le acetaie comunali come “territorio balsamico” e, soprattutto, intraprendere il percorso per rendere il balsamico “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco”.

Benvenuti nella terra del Balsamico. E’ questo il cartello che sogno di vedere sotto l’insegna di ogni Comune del nostro territorio, non solo a Spilamberto – spiega Maurizio FiniDa ogni parte si arrivi, autostrada, treno, strada statale, a cavallo, in bici, con l’auto, chi giunge a Modena sarà accolto, avvolto, immerso nel Mondo Balsamico. E per questo mi rivolgo soprattutto ai sindaci: ci state a sedervi attorno ad un tavolo a trovare il modo per dichiarare il vostro (e nostro) Comune territorio balsamico?” .

Consorteria del Balsamico, Gran Maestro

Ma il sogno del Gran Maestro non si ferma qui: “Non so se tutti ne sono a conoscenza: oltre ai siti patrimonio dell’Unesco esiste un altro elenco stilato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, frutto della tradizione e della cultura immateriale delle varie comunità nel mondo. Si tratta di beni intangibili, spesso tramandati di generazione in generazione per via orale, che diventano “patrimonio culturale immateriale Unesco”: in questo elenco è da poco entrata anche l’arte di fare la pizza. Ma questa è anche l’identità e la precisa connotazione del Balsamico! Esistono tutti i presupposti per richiedere che il Balsamico venga dichiarato patrimonio culturale immateriale Unesco: un riconoscimento che, oltre che a gratificare tutti, sarebbe in grado di unire e compattare tutte le anime del Balsamico, quello Tradizionale, DOP in primis, e quello conosciuto in tutto il mondo, IGP. Iniziamo quindi a lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo, ognuno con la propria identità e la propria storia, consapevoli che sia la DOP prima (dal 2000) che l’IGP dopo (dal 2009) hanno portato ricadute economiche importanti sul territorio. Non oso pensare alle ricadute economiche di un riconoscimento dell’Unesco”.

La lentezza e quella certezza di poter raggiungere qualsiasi traguardo

L’Italia ha ratificato la Convenzione nel 2007 e da allora ha iscritto nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale otto elementi: l’arte dei pizzaioli napoletani (2017); la falconeria, patrimonio umano vivente (iscritta nel 2016, insieme ad altri 17 Paesi); la pratica agricola tradizionale della coltivazione “vite ad alberello” della comunità di Pantelleria (2014); le feste delle grandi macchine a spalla (2013); la dieta mediterranea (2013, con Paesi); l’arte tradizionale del violino a Cremona (2012); il canto a tenore sardo (2008) e l’opera dei pupi siciliani (2008).

La commissione italiana può proporre a Parigi una sola domanda all’anno.

Ci vorranno anni? Nessun problema, non c’è fretta: l’aceto balsamico nasce proprio nella lentezza e nella certezza di poter raggiungere qualsiasi traguardo.

Le Acetaie Aperte

Visita in acetaia

Visite guidate e degustazioni in abbinamento ai prodotti tipici, ma anche la possibilità di compiere escursioni nei vigneti da cui si traggono le uve che poi diventeranno il Balsamico e una, inedita, degustazione verticale di cinque aceti balsamici, IGP e DOP, in una antica torre del XVI secolo. E’ quanto si è visto nell’ultima edizione di Acetaie Aperte, che si è tenuta nel Modenese. La suggestione gastronomico culturale si è giocata anche nelle narrazioni in viva voce dei singoli produttori che hanno raccontato ai presenti la propria storia, ma anche sulla comunicazione visiva degli allestimenti di musei del Balsamico ospitati all’interno delle acetaie storiche, in cui sono raccolti strumenti di lavoro antichi e moderni, quasi a testimoniare come la produzione di questo prezioso condimento sia la perfetta combinazione fra tradizione ed innovazione.

E ancora, showcooking, preparazione di panini gourmet con Daniele Reponi, assaggio di tortellini “da passeggio” declinati in quattro varianti balsamiche preparati dal noto food truck “La Vetusta”, musica live, laboratori, giochi, intrattenimento e quiz di cultura balsamica finanche concorsi fotografici, esposizioni di auto d’epoca e test drive per una giornata all’insegna della convivialità che si è confermata come l’evento divulgativo più importante dell’anno per l’Oro Nero di Modena.

Acetaie Aperte ed Emilia-Romagna Open

La giornata di apertura dell’acetaia Aceto Balsamico del Duca di Adriano Grosoli a Spilamberto è stata inserita nell’ambito di Emilia-Romagna Open, l’iniziativa che ha permesso ai visitatori di conoscere dal di dentro numerose aziende del territorio. “Una grande opportunità – ha commentato Palma Costi, assessore alle Attività produttive – per tutti: per le imprese, i lavoratori e le lavoratrici per raccontare in prima persona il proprio lavoro quotidiano, far conoscere le produzioni, le tecnologie e le innovazioni che stanno dietro ai prodotti. I cittadini per vedere e toccare con mano il grande patrimonio industriale dell’Emilia-Romagna, come se visitassero monumenti storici o una mostra artistica. Si scoprono la bellezza delle nostre imprese, quanta tecnologia, creatività e passione ci siano dentro alla creazione di prodotti apprezzati all’estero e potranno toccare con mano il cuore produttivo di una terra veramente unica, che non è solo lo slogan che abbiamo scelto, ma è la verità”.

Mariangela Grosoli e Palma Costi
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