Passaggio generazionale: un rischio da gestire

Sessantamila imprenditori in Italia, ogni anno, affrontano il tema del passaggio generazionale. La maggioranza delle familiari dell’Emilia-Romagna (61%) vede l’inserimento della seconda generazione ed oltre (un dato in linea con la media nazionale).

di Stefano Catellani

“Ogni anno, mediamente, il 2% delle imprese famigliari attive affronta un passaggio generazionale”. E’ la valutazione del professor Guido Corbetta (Università Bocconi di Milano) sulla base di 35 anni passati a “osservare le imprese di famiglia”.

Lungo la via Emilia dove si contano a decine le imprese di successo, anche medio grandi, che hanno già girato la boa dei 50 anni di vita, il tema del passaggio generazionale sarebbe sempre di grande attualità, ma rispetto all’attenzione che la problematica ha ottenuto in passato sembra passata un po’ in secondo piano.

Passaggio generazionale: dati alla mano, il problema c’è

E’ una questione di dimensioni non piccole visti i trend crescenti di aziende emiliano romagnole, anche longeve, di matrice famigliare che sono passate di mano, spesso a compratori di altri Paesi oppure a società finanziarie e fondi di investimento.

La “business continuity”, quasi sempre, è garantita anche quando la famiglia, eredi del fondatore, esce di scena oppure rimane in posizioni molto marginali, ma c’è un patrimonio di esperienze e di know imprenditoriale che rischia di sparire.

E non bastano le start up che nascono a riequilibrare il bilancio delle “famiglie al timone”. Un dato su tutti: negli ultimi due anni, su 253 casi di successione in un’impresa familiare italiana con un fatturato compreso tra i 20 e i 50 mln di euro, in ben 59 casi (il 23,3%) si è passati da un leader familiare a un leader non familiare.

guido corbetta

Il nono osservatorio AUB (Associazione Italiana delle Aziende Familiari, UniCredit e Università Bocconi) presentato dal professor Guido Corbetta lascia poco spazio alla sottovalutazione del problema.

Il passaggio di testimone, il passaggio generazionale è sempre un grande rischio.

E’ un rischio quando dal fondatore (oppure dai fondatori, che spesso sono imparentati ) si passa alla seconda generazione, ma anche nei momenti successivi dove la base della “piramide parentale” si allarga parecchio.

Le cronache economico-finanziarie spesso riportano l’uscita di scena della famiglia imprenditoriale come “semplice operazione di M&A”, come una fusione o una acquisizione. In realtà escono, più o meno gradualmente, i fondatori spesso accompagnati dal top management che avevano creato.

Sono cambiamenti “pesanti” sia nelle piccole-medie che nelle grandi imprese.

Nel 2018 sono state almeno una settantina, tra Rimini e Piacenza, le operazioni di “passaggio generazionale” con esito diverso dalla continuità famigliare. E il numero sembra destinato a crescere.

Il sistema imprenditoriale emiliano romagnolo conta oggi 1.876 imprese con un fatturato superiore ai 20 milioni di euro, pari al 12,1% di quelle presenti in Italia, di cui 1.194 sono di tipo familiare (il 63,6%) per un fatturato complessivo di circa 79 miliardi di euro e 230 mila dipendenti.

family fest

La nuova edizione della ricerca AUB è stata presentata dal professor Guido Corbetta, professore ordinario di Strategia Aziendale all’Università Bocconi, in diverse aree ad alta vocazione imprenditoriale della nostra regione e questo “tour “si ripete ormai da anni, anche lo scorso anno al Meeting di Rimini si è parlato di Passaggio Generazionale e in maggio la fondazione Mast di Bologna aveva ospitato la prima edizione di Family BusinessFestival laboratorio delle imprese familiari, iniziativa lanciata dal Corriere della Sera con Università Bocconi e Aidaf (associazione aziende familiari) in collaborazione con EY, powered by Tim e Ubs, in partnership con Axitea, Belluzzo&Partners e Volvo.

Numeri alla mano si deve prendere atto che un buon numero di aziende familiari dell’Emilia-Romagna dovrà affrontare anche nei prossimi anni impegnativi processi di passaggio generazionale: i leader ultra 70enni sono il 29% (contro il 24,3% della media nazionale), e realizzano performance reddituali inferiori rispetto ai leader più giovani, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni. Rimane evidente la presenza dominante (68%) di aziende familiari “adulte” e “longeve” (con oltre 25 anni di età).

La maggioranza delle familiari dell’Emilia-Romagna (61%) vede l’inserimento della seconda generazione ed oltre (un dato in linea con la media nazionale).

In buona sostanza, la leadership rimane di tipo familiare, ma l’inserimento di competenze esterne e l’adozione di modelli di governo più strutturati apportano benefici nelle aziende più grandi.

Nelle aziende familiari dell’Emilia-Romagna, i componenti della famiglia sono molto presenti nelle posizioni di governo. I modelli di governance con una leadership totalmente familiare sono diffusi nel 76% delle aziende ed i consigli d’amministrazione costituiti da soli familiari sono il 45% (dati, in entrambi i casi, in linea con la media nazionale). Nelle aziende di maggiori dimensioni (con fatturato superiore a 50 milioni euro) si riscontrano significativi benefici a seguito dell’inserimento di manager e consiglieri non familiari in azienda.

Di converso, le aziende con una governance tutta familiare performano meglio quando sono di minori dimensioni. La ricerca AUB evidenzia che il modello di leadership meno strutturato, quello dell’amministratore unico è meno diffuso rispetto al resto del Paese (19% vs 27% della media nazionale). Mentre l’adozione di modelli di governo più strutturati (quale la leadership collegiale) apporta maggiori benefici tra le aziende di maggiori dimensioni.

Passaggio generazionale: il quadro in Emilia-Romagna

Lo scenario emiliano romagnolo in tema di passaggi generazionali di successo, che pur ci sono, non è diverso da quello nazionale e nemmeno allargando lo sguardo all’area UE si vedono segnali di grande ottimismo sul futuro: le imprese europee che riescono a mantenere la continuità operativa e proprietaria in seguito al primo passaggio generazionale non superano il 33% e solo il 10-15% assicura la continuità nel passaggio dalla seconda alla terza generazione. Il dato emerge da un rapporto basato sugli studi della Commissione Europea.

Sessantamila imprenditori in Italia, ogni anno, affrontano il tema del passaggio generazionale.

In Italia il 65% delle imprese con un fatturato pari o superiore a 20 milioni di euro è rappresentato da aziende familiari: sottovalutare o addirittura non prendere in considerazione questo momento cruciale della vita aziendale può portare a conseguenze di non ritorno.
Secondo le analisi di Luca Petoletti, partner di The European House-Ambrosetti, voce ascoltata in tanti meeting sul tema del passaggio generazionale in Emilia-Romagna, nei prossimi dieci anni, “un milione di Pmi italiane dovranno affrontare questa fase e almeno la metà senza programmazione, è destinata a scomparire”.

I casi virtuosi, è bene ribadirlo, non mancano, sia nel passaggio diretto a membri della famiglia oppur delle famiglie che hanno creato l’azienda, che nel coinvolgimento diretto del management. Basta citare, solo per evidenziare quelli più evidenti, IMA, Cremonini, Kerakoll, Litokol (dove il fondatore ha regalato quote azionarie ai top manager), Immergas, Comer Industries, Ognibene power, Illumia e si potrebbe continuare.

Alla base del problema – commenta  Luca Petolettista il fatto che Famiglia e Impresa sono due realtà che si fondano su valori completamente diversi: solidarietà e protezione la prima; rischio, competizione e meritocrazia la seconda. Nelle imprese familiari le due realtà presentano strutturali aree di sovrapposizione che spesso rischiano di innescare conflitti, tensioni e situazioni problematiche”.

Sul tema lavora attivamente, da anni, anche AIDAF l’Associazione Italiana delle Aziende Familiari fondata nel 1997 da Alberto Falck. Il focus delle attività è la formazione e responsabilizzazione dei componenti delle famiglie associate, siano essi coinvolti nella gestione operativa dell’azienda, giovani o anziani, avvicinando alle tematiche del family business anche la prima linea manageriale non familiare. Al passaggio generazionale è dedicato anche il premio “Di padre in figlio” (www.premiodipadreinfiglio.it) promosso da CERIF con il contributo di Credit Suisse, LCA Studio Legale, KPMG, Mandarin Capital Partners, Lombard International Assurance e la collaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. La reggiana Bertazzoni Spa (cucine) lo scorso anno è stata premiata per il “riuscito passaggio generazionale dal fondatore Paolo Bertazzoni ai figli”. Un segnale positivo, ma proprio in questi giorni il gruppo alimentare Ferrarini di Reggio Emilia, fondato nel 1956 da Lauro Ferrarini, potrebbe passare sotto il controllo dei fondi di investimento.

Luci e ombre per un tema, il passaggio generazionale, che certamente deve tornare al centro delle attenzioni anche lungo la via Emilia dei grandi capitani d’industria che spesso sono rimasti “troppo soli al comando”.

I dati: Imprese Famigliari in Emilia Romagna

1.876 Imprese Emilia-Romagna (fatturato oltre 20 milioni euro). 1.194 sono aziende di tipo famigliare (il 63,6 %). Capi azienda ultra 70enni sono il 29% (24,3% la media nazionale). Il 68% sono aziende “longeve” (oltre i 25 anni di vita). Cda totalmente familiare nel 45% delle aziende

Passaggio generazionale: dicono gli esperti

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