Legalità e rating: lo strumento è il Registro delle imprese

Alla Camera di commercio di Ferrara si  è fatto il punto sul Registro delle imprese, legalità e rating per le imprese e non solo

di Camilla Ghedini

Come parlare di registro delle imprese ai giovani? Lo ha fatto Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere, nei giorni scorsi, alla sala conferenze della Camera di commercio  di Ferrara, nell’ambito della Festa della Legalità e Responsabilità promossa dal Comune e giunta nel 2018 alla sua nona edizione, con l’obiettivo di divulgare buone prassi.

ferraraconvegnolegalità1Affatto casuale la sede di Largo Castello, nell’ambito di una tavola rotonda che ha visto confrontarsi il presidente dell’Ente estense,  Paolo Govoni, il prefetto, il questore, il sindaco  e i vertici delle forze armate, dall’Areonautica ai Carabinieri, passando per la dirigenza scolastica. E se all’unanimità si è condivisa l’importanza della legalità, che deve diventare consuetudine, non sforzo, non comportamento da attuare per paura delle conseguenze, ma da applicare per i benefici che porta alle comunità, ai tessuti produttivi e dunque anche alle famiglie, Ghezzi, per spiegare il Registro delle imprese alle tre classi degli istituti superiori presenti, ha puntato sui Vip. Ha infatti preso ad esempio il cantante Fedez e la moglie, la fashion blogger Chiara Ferragni per verificare eventuali proprietà, quote, partecipazioni e chi più ne ha più ne metta. Senza per questo lesinare di informazioni al pubblico adulto e ferrato. Ha infatti puntato sulla trasparenza, velocità, simultaneità di uno strumento – www.registroimprese.it – che fornisce dati in tempo reale. E ha specificato: “Al 30 giugno c’erano 6.094.634 imprese. Questo non significa che il primo luglio non ce ne fossero di più o di meno. Il numero cambia di continuo, nel giro di minuti. Ma lo strumento, fornendo sempre quello esatto, è un supporto indispensabile“.

Lo ha paragonato ad una anagrafe, a conferma che il mondo delle Camere di Commercio corre veloce. Meno, per certi aspetti, le PMI. L’Italia, sul fronte della digitalizzazione dei servizi, è in Europa al 25esimo posto, fanalino di coda. Ha un gap, oltre che tecnologico, culturale: 4 aziende su 10 ritengono che Internet non serva; 1 su 3 ha un proprio sito; 1 su 5 utilizza i social media. Al netto delle lacune dell’impresa, l’iscrizione al registro rappresenta una tutela, soprattutto per le piccole realtà. Anche perché i dati sono pubblici.

Insomma, il Registro delle Imprese fa bene alla legalità anche perché aumenta l’interesse delle aziende verso il riconoscimento promosso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Sono già 6mila  210 in Italia quelle che possono fregiarsi di avere le stelle del ‘rating’, ossia di averne fatto richiesta e di aver superato il vaglio dell’autorità stessa. Ben l’80 per cento in più dell’aprile 2017.

 Registro imprese, legalità e rating: l’Emilia-Romagna è la seconda regione dopo la Lombardia per numero di imprese.

Lo scorso mese di ottobre se ne contavano 816, ossia il 13,1 per cento del totale nazionale, con una incidenza di 179 ogni 100mila imprese registrate (102 è l’incidenza nazionale). Con un aumento, rispetto ad aprile 2017, del 54,5 per cento. Delle 816 imprese con reting di legalità, 506 hanno una stella; 261 ne hanno 2; 49 ne hanno 3. Ecco allora che il registro consente di verificare l’affidabilità di eventuali interlocutori, partner, di cui si può presidiare storia e solidità. Evitando di imbattersi in situazioni illegali. Ha declinato il concetto il presidente Govoni, che ha insistito sulla necessità di combattere le zone grigie della criminalità creando iniziative mirate, capaci di rivolgersi ad una platea anagraficamente distribuita, con l’obiettivo precipuo di “esplorare l’area grigia che esiste tra economia legale e criminalità economica, le forme di interferenza ed infiltrazione, i punti di contatto, i danni arrecati e i costi subiti“. Ha definito la legalità un antidoto “per ogni forma di slealtà, che si chiami economia sommersa o evasione fiscale o sfruttamento del lavoro: modelli di impresa in cui non prevale il migliore, ma chi si ritiene più furbo degli altri e percorre le scorciatoie dell’illegalità, spesso facendo premio sulla contraffazione dell’ingegno altrui“.

Ai giovanissimi: “L’illegalità è la negazione dei diritti, opprime, sparge paura, mina i legami familiari e sociali, esalta l’abuso e il privilegio, usa le armi del ricatto e della minaccia, avvelena la vita economica e le istituzioni civili“. Per definire l’orizzonte dell’impegno della Camera di Commercio estense, ha preso usato le parole di Giovanni Falcone: “La lotta alla illegalità non può fermarsi a una sola stanza, ma deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere».