Fattore R quarta edizione del Forum dell’Economia della Romagna

Presentato il Piano di accelerazione per il Paese e l’economia della Romagna. Priorità, investire su infrastrutture digitali, nuove competenze e modalità di relazione al mercato ed al consumo. Sullo sfondo, la caduta dei fatturati causa Covid, con il Turismo che rischia di chiudere l’anno sotto del 50%

di Thomas Foschini

Un buon 5,4% dell’economia romagnola è andato in fumo causa Covid. Un dato superiore alla media nazionale ma – anche – alla media regionale, ferma, si fa per dire, a un tondo meno 5%. Analisi, strategie e best practice per guardare oltre questo 2020 – con un pizzico di ironia e ottimismo di fondo, essenza della “romagnolità” –  hanno caratterizzato la quarta edizione di Fattore R, il Forum dell’Economia della Romagna organizzato da Cesena Fiera, EY, Confindustria Romagna e Bper Banca, con il supporto della Camera di Commercio della Romagna.

L’analisi

Parte di un’indagine più ampia – che ha coinvolto 107 Province e 100mila aziende con fatturato sopra i 2 milioni di euro – la ricerca ha inquadrato le performance di 17 filiere produttive in relazione a 30 indicatori su tre famiglie di infrastrutture digitali, connettività fissa, mobile, reti e sensoristica (IoT). A illustrarla al Forum, il professor Alberto Rosa, partner EY e responsabile per l’Emilia-Romagna.

In termini generali, spiega la ricerca – una tesi confermata dalla grande parte degli imprenditori intervenuti durante la mattinata – la pandemia ha accelerato processi già esistenti, imponendo uno shift più o meno radicale della domanda di beni e servizi. Per citare i tre principali, 13 punti in meno di propensione all’acquisto attraverso canali fisici tra luglio e settembre; più 12% per le piattaforme di commercio on line, che oramai contribuiscono per più di un terzo alla domanda aggregata; una generale frenata dei prezzi, anche in relazione ai risparmi generati dall’e-commerce.

Economia della Romagna: il contesto locale 

Prof. Alberto Rosa, partner EY Global e responsabile per l’Emilia-Romagna

Per quale motivo la Romagna, a fronte di un’emergenza sanitaria oggettivamente più contenuta che altrove, ha più che performato la perdita di fatturato totale del sistema economico? “Colpa” del crollo turismo, che chiuderà il 2020 con una perdita di 43 punti, che potrebbero essere 58 nell’ipotesi di un nuovo lockdown.

Non stupisce, da questo punto di vista, il primato di Rimini, che lascerà sul terreno a fine anno tra il 9 e il 12% della propria economia, il doppio della media nazionale e regionale. “In particolare – ha osservato il professor Rosa – le province della Romagna sono presenti come ‘trainanti’ in 3 filiere ciascuna: Ravenna si distingue per l’Agrifood e l’Infrastructure (che hanno sofferto meno del complessivo, ecco perché Ravenna contiene le perdite sotto il 4%, NdR), Forlì-Cesena nel Retail Non Food (con perdite nella media), Rimini nei Macchinari industriali, Fashion&Luxury e nel Turismo, tutti settori pesantemente penalizzati dal COVID”.

Le infrastrutture (digitali e non)

Molto più ambiziosi, rispetto ad una cruda analisi dell’esistente, gli obiettivi della ricerca, presentata come un vero e proprio “piano di accelerazione per il Paese e per la Romagna”. Ad essere passate ai raggi x infatti non sono tanto le cause e le conseguenze sociali ed economiche di un’emergenza tutt’altro che conclusa, quanto le concrete possibilità per il sistema Romagna di guardare oltre il 2020 e attrezzarsi per la ripartenza.

Entrano qui in gioco le infrastrutture, digitali e non. Manco a dirlo, la Romagna risulta piuttosto penalizzata da questo punto di vista. La connettività fissa e mobile (ADSL, fibra, 5G, wi-fi, ecc) è in ritardo rispetto alle regioni più avanzate del Paese e d’Europa e anche rispetto al resto della regione. Allo stesso tempo, paradossalmente, la Romagna è all’avanguardia sulle reti e infrastrutture InternetOfThings, “segnale – fa notare il professor Rosa – che le utiilities, probabilmente stimolate dagli stakeholder, hanno investito in modo consistente ed è su questo che occorre puntare per rilanciare non solo la Romagna ma anche il Paese”.

«Romagna first»

Paolo Maggioli, presidente di Confindustria Romagna

Già, gli stakeholder. Difficile ragionare di infrastrutture digitali quando anche quelle fisiche bypassano la Romagna o la raggiungono attraverso percorsi ad ostacoli (dall’E45-E55 alla scarsa connettività stradale e ferroviaria con il porto di Ravenna). Questo hanno spiegato gli imprenditori a Fattore R, alternati per tutto l’arco della mattinata. “Se non affrontiamo questi nodi potremo certamente continuare a competere, ma nei limiti del possibile”, hanno ironizzato.

Allo stesso tempo, ad emergere dalla quarta edizione di Fattore R è una forte coesione di intenti, e in questo caso fiducia, sulla capacità del sistema-Romagna di lavorare insieme per obiettivi comuni. Lo hanno spiegato alla platea il presidente di Bper Banca, Pietro Ferrari, sottolineando il ruolo importante delle banche del territorio nel sostenere il sistema del credito alle imprese in questa fase complessa. Quindi il presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli.

C’è una grande necessità di parlare di Romagna come di un unico sistema metropolitano. Le province romagnole, da sole, sono realtà eccellenti ma deboli. La risposta di un territorio deve essere ‘almeno’ di dimensione Romagna. Abbiamo molti esempi dal sistema confindustriale, che oggi conta 1.500 associati, alla formazione, con il polo universitario romagnolo. Anche sulle infrastrutture digitali e fisiche – ha concluso Maggioli – potremo essere ascoltati meglio in futuro se sapremo proporre progetti di sistema”.

«Non siamo un Paese per giovani»

Fattore R – Forum dell’Economia della Romagna, IV edizione, 16 ottobre 2020, Cesena Fiera

In Italia c’è il pressante tema dell’“execution”, cioè dell’implementazione concreta delle politiche. Tutti sanno cosa non funziona, ma per ragioni varie, “non sappiamo mettere a terra le soluzioni”. Ma c’è molto più di questo. L’Italia non è un Paese per giovani.  Lo ha spiegato durante un accorato intervento Veronica De Romanis, economista e docente alla Luiss “Guido Carli” di Roma.

Checché se ne dica – ha esordito – questo non è uno shock simmetrico. Molto dipende da come si è entrati nella crisi”, e questo vale sia dal punto di vista sociale (gli indici di povertà in Italia sono più che raddoppiati dal 2008, vigilia della crisi sub-prime), sia dal punto di vista delle imprese (più o meno digitalizzate ed attrezzate per far fronte ai nuovi scenari), sia infine sotto l’aspetto demografico.

Gli indici di povertà – ha spiegato De Romanis, snocciolando grafici e dati – sono cresciuti dal 2008 in modo particolare tra i giovani. In Europa l’Italia è prima per spesa previdenziale, agli ultimi posti per politiche sociali e della formazione. Provvedimenti come quota 100 e 80 euro, ma anche il reddito di cittadinanza, hanno mostrato un impatto sulla curva pari a zero”.

Insomma – sintetizza De Romanis – abbiamo continuato a erogare risorse a chi non ne aveva un gran bisogno. Congegnato male il reddito di cittadinanza. Polverizzato infine – ed è questo l’aspetto più grave – le risorse anti-pandemia in una miriade di bonus “di cui in base ai dati continua ad usufruire la parte più ricca e quindi anziana della popolazione”.

«Arrediamo il tunnel»

Guido Caselli, vicesegretario generale Unioncamere Emilia-Romagna

Non ne usciremo a breve, e non ne lo stesso modo in cui siamo entrati. In attesa di una “nuova normalità” largamente imprevista ed imprevedibile – ha osservato Guido Caselli, vicesegretario generale Unioncamere Emilia-Romagna – conviene, come si suol dire, arredare il tunnel.

I dati, anzitutto. “È dimostrato – ha illustrato Caselli, direttore dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna – che le imprese più digitalizzate stanno reagendo meglio alla crisi. “Il digitale sta cambiando la distribuzione del valore aggiunto. Dal cantiere alla fabbrica, dal negozio ‘fisico’ al negozio virtuale, dalla produzione ai servizi”. Pronto un esempio per gli scettici: in Cina anche i minatori sono in smart working, ognuno dei quali “governa 15 macchine escavatrici dal proprio ufficio”.

Incrociando i dati economici con quelli demografici – osserva l’analista di Unioncamere – in Romagna abbiamo 190 anziani ogni 100 bambini, a fronte di una media globale di 35 a 100. Ecco perché, conclude Caselli, non ci può essere crescita senza coesione sociale, e questa va inquadrata anzitutto con politiche attive a sostegno della formazione e dell’occupabilità dei giovani, i “leader di domani”, in sostanza.

«Home sweet home»

Ampia e nutrita la platea di imprenditori chiamati ad intervenire a questa speciale edizione di fattore R. Moderati da Simona Branchetti, si tratta di leader alla guida di imprese che “ce l’hanno fatta”, veleggiando nelle acque burrascose della pandemia ma chiudendo già il mese di agosto con fatturati e volumi spesso oltre i livelli 2019.

Tra questi Giancarlo Nicosanti Monterastelli, ceo di Unieuro, oltre 500 negozi in tutta Italia e una sede centrale di prossima apertura nel centro storico di Forlì. “La crisi recente – ha spiegato – dimostra quanto sia stato importante avere investito a suo tempo in un approccio multicanale”. Il riferimento è al famoso e-commerce, più 50% per Unieuro, con punte del 60% dall’inizio dell’anno. Non che sia sparita la voglia di andare al negozio fisico (già ad agosto, fa notare Monterastelli, i numeri di visite ‘fisiche’ erano tornate a livelli 2019), ma questo diventa sempre di più un complemento di altre forme di relazione al cliente.

Un cliente che non solo vive a casa, ma – almeno per il momento – in casa spesso ci lavora. La casa come “nuovo centro del business” e quindi della domanda di beni e servizi è il più importante aspetto, insieme al potenziamento dei canali di vendita e assistenza on-line, in termini di “shift della domanda”. Ne è convinto Cristiano Venturini, ad di iGuzzini, professionista della fornitura di sistemi di illuminotecnica, che di recente ha progettato l’intero sistema di illuminazione per il nuovo ponte di Genova.

La casa come nuovo centro non solo degli affetti ma anche degli affari porta con sé l’impennata nella richiesta di nuovi servizi. Lo ha notato Cristian Fabbri, al vertice di HeraComm, terza multiutility italiana. Diversi i progetti in cantiere – tra cui, con la Regione Emilia-Romagna, un ambizioso progetto di ricerca sulla mobilità elettrica – mentre anche in questo caso quota di domanda di servizi digitali è cresciuta, per Hera, dal 25 al 35% in pochi mesi.

Lusso e benessere

Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym

La casa, appunto. Non stupisce se aziende come Gamma Arredamenti – pelletteria e design italiano di altissima qualità – o Dorelan, con i famosi materassi, non abbiamo subito il colpo della crisi, o quantomeno vi abbiano reagito con straordinaria prontezza. Nel caso di Gamma Arredamenti, spiega l’ad Gabriele Ghetti, perché si tratta del lusso italiano, e non c’è Covid o frontiera che tenga per un consumatore estero “che ritiene il design italiano imprescindibile rispetto al proprio status”. Per Dorelan, oltre ovviamente a una maggiore attenzione per il comfort degli spazi abitativi, ha giocato a favore “una pronta capacità di riorganizzare la produzione dal canale contract ai canali retail – ha osservato l’ad, Riccardo Turaanche sostenendo i nostri rivenditori che si sono trovati in grandi difficoltà di cassa nei due mesi di lockdown”.

L’orgoglio di lavorare nel settore più tradizionale del mondo pare invece essere stata la ricetta giusta per Leonardo Spadoni, al vertice di Molino Spadoni, che con la vendita diretta di farine speciali ha più che doppiato il calo (inevitabile) sui settori HoReCa. Merito qui di una rinnovata e speciale attenzione al wellness, come ha potuto confermare Nerio Alessandri, al timone della cesenate Technogym e speciale ospite a Fattore R.

Non dobbiamo pensare a questo momento come se rappresenti il futuro. Ci sono cambiamenti che accelerano e si aggiungono”, ha spiegato Alessandri, più che ottimista di fronte al fatto che la crisi delle catene globali del valore si traduca in moltiplicatore di opportunità. A patto di saperle cogliere.

Così, alla palestra in azienda si aggiunge la palestra in casa. I servizi di training experience (in pratica l’allenatore da remoto) non sono più un orpello, ma il cuore dell’offerta di vendita. Straordinarie infine le potenzialità di un incrocio tra il fitness (inteso nel senso più ampio) e i big data. “I dati sono molto utili per prendere decisioni, in quanto creano correlazioni tra potenziali inefficienze e strategie per modificarle”, osserva Alessandri che ha già “messo in rete” centinaia di migliaia di clienti Technogym nel mondo, creando una vera e propria community del settore.

I leader del futuro

Le opportunità ci sono: costruire ecosistemi aperti, dare spazio alla sharing economy, reperire e formare nuove competenze. Non solo ingegneri – certamente più ingegneri che avvocati, fa notare Alberto Calcagno di Fastweb – ma più in generale talenti interdisciplinari capaci di muoversi con grande agilità tra competenze tecniche digitali e nuove dinamiche relazionali.

Due le strategie in campo. Per prima cosa, ha osservato Donato Iacovone, presidente di WeBuild, cominciando a pagare i neoassunti in modo adeguato rispetto ai loro colleghi europei (appena 1.300 euro per un giovane ingegnere italiano, oltre 2.500 per il collega tedesco), ma soprattutto offrendo loro una prospettiva. “Non è solo il fattore economico ad essere determinante per attrarre talenti – ha precisato Iacovone – ma il fatto di poter pensare a un percorso di carriera e crescita in azienda”.

Come formare i leader del futuro: questo il tema al centro della seconda parte della mattinata che ha visto una nutrita tavola rotonda, da Giuseppe Costa, presidente del Gruppo Costa, a Fabio Porcellini, ceo di Native, da Claudio Schiavoni, di Imesa, a Matteo Storchi e Tomaso Tarozzi, ai vertici rispettivamente di Comer Industries e Bucci Industries. A tirare le fila, Brunello Cucinelli, “mister cashmere” e imprenditore di fama mondiale.

L’impresa del futuro deve avere al centro l’uomo”, ha osservato Cucinelli, rimarcando un concetto al centro da anni della propria visione di azienda. Uno che di giovani se ne intende, Cucinelli, avendo avuto il coraggio di programmare l’avvicendamento al vertice della propria stessa impresa, lasciando spazio alla nuova generazione dei quarantenni.

Tra gli spunti emersi dall’incontro, proseguito con una ulteriore tavola rotonda che ha riunito Bruno Biagi, vicepresidente del Gruppo Villa Maria, Francesco Fattori di Casa Optima Mec3 e Lauro Giovannini, alla direzione generale del Gruppo Cevico, la necessità di reperire sul mercato le nuove competenze digitali anche in settori apparentemente lontani dal “virtuale”.

Stimolante l’esperienza di Optima Lab, che vende servizi di gelateria e pasticceria “accompagnandoli sempre di più con una nuova esperienza digitale del prodotto”, ha spiegato Fattori. Il gelato su Instagram, si potrebbe sintetizzare. Un percorso simile per il mondo del vino che, ha aggiunto Giovannini, “vede la sfida di attrarre gli importatori qui in Romagna, e di reperire personale sempre più attrezzato per dialogare in tempo reale con i nuovi strumenti del marketing”.

Competenze cercate, agognate, ma che non è sempre facile reperire sul mercato. Ecco perché, ha dichiarato in chiusura Vincenzo Colla, assessore regionale allo Sviluppo economico, Green economy, Formazione e Lavoro, occorre insistere sul sistema della formazione come chiave strategica, accanto allo sviluppo delle infrastrutture digitali.

Fare demografia – ha osservato Colla, tirando le fila dei precedenti interventi – significa ridurre la precarietà, attrarre talenti, costruire percorsi di carriera. Come Regione Emilia-Romagna stiamo lavorando nell’immediato per favorire percorsi di innovazione e crescita delle infrastrutture digitali, investendo sulla data valley”. Il secondo pilastro, ha concluso Colla, è “fare ambiente”, cosa possibile nella misura in cui la green economy sia pensata per creare nuove occasioni di lavoro e crescita. Infine, il sostegno alla creazione di “corsi di laurea professionalizzanti”, per unire una cultura del saper fare a all’alta formazione universitaria.

Stiglitz: «Vi spiego perché non tutti territori sono uguali»

Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia

L’intensa mattinata Fattore R si è conclusa con il contributo di Joseph Stiglitz. “Ci sono settori e imprenditori che in questa fase hanno guadagnato miliardi di dollari – ha esordito il Premio Nobel con disarmante concretezza – e si è allargato il divario non solo tra persone, ma tra Paesi”, alcuni in grado di arginare le conseguenze economiche e sociali della pandemia, altri meno.

Questo scenario ha sottolineato alcuni aspetti delle nostre società e dei governi. Hanno reagito meglio i Paesi e le regioni con un forte senso di comunità e con un sistema strutturato di protezione sociale”. Quindi non certo gli Stati Uniti dove – conseguenze sanitarie a parte – già oggi decine di milioni di lavoratori si ritrovano in mezzo alla strada, senza assistenza e senza reddito.

Quale l’approccio più utile per il sistema delle imprese in senso stretto? “Preoccuparsi non solo del profitto – ha chiosato Stiglitz – ma del proprio ecosistema, che comprende sia gli stakeholder-partner sia la comunità. Parlando dell’Emilia-Romagna, vedo un sistema fortemente coeso che ha saputo reagire bene alla crisi. Anche la forte diversificazione tra i settori e la prevalenza di piccole e medie imprese si può rivelare un fattore importante di competitività in futuro”.

Il Nobel cita la città di Gary, in Indiana, esempio da manuale di “desertificazione industriale”, in quanto l’intera economia dell’area dipendeva da una grande industria dell’acciaio caduta in disgrazia. “In tutti i casi – conclude l’economista – è stato dimostrato come i mercati non siano assolutamente capaci di reagire da soli ed in modo ottimale a questi scenari”. Ecco perché se l’economia green&digital è importante, ancora di più sembra esserlo “la prontezza nel contrasto alle disuguaglianze. Il futuro è investire in ricerca, infrastrutture, tecnologie, qualità dell’istruzione, per creare una prosperità condivisa per l’economia e la società del XXI secolo”.

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