True Italian Taste, il vero gusto italiano  

 

Un’agenda mondiale per 113 imprese emiliano-romagnole: circa 900 incontri B2B con 36 buyer esteri selezionati dalle Camere di Commercio Italiane all’Estero di 11 Paesi: Belgio, Canada, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Messico, Regno Unito, Spagna, Svizzera e USA. Il progetto di Assocamerestero ha fatto tappa a Bologna grazie alla collaborazione di Unioncamere Emilia-Romagna.  Si può dire così,

 

incontrare il mondo e scoprire nuovi mercati a casa. E’ la sintesi dei 900 incontri d’affari B2B, che in due giorni di a Bologna hanno costruito una relazione tra 113 imprese emiliano-romagnole del settore agroalimentare e 36 buyer – importatori e distributori – provenienti da 11 Paesi: Belgio, Canada, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Messico, Regno Unito, Spagna, Svizzera, USA attivi nelle filiere del retail, ingrosso ed e-commerce per prodotti di media e alta gamma.

L’evento è stato organizzato da Assocamerestero – l’associazione di Unioncamere e delle Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE), soggetti imprenditoriali privati, esteri e di mercato – e da Unioncamere Emilia-Romagna nell’ambito di “True Italian Taste” (www.trueitaliantaste.com).

Un progetto composito su diverse polarità che si basa su tre asset del sistema camerale allargato.

Il primo è la rete glocale sui territori italiani e all’estero che riesce a raccordare produzione italiana con imprenditori e acquirenti nel mondo attraverso le Camere di commercio italiane e Camere di commercio italiane all’estero.

Il secondo aspetto riguarda la possibilità di attivare come ulteriore volano la rete della Ospitalità Italiana all’estero fatta di importatori e distributori di prodotti agroalimentari italiani, di ristoratori italiani, di responsabili acquisti di catene alberghiere, di chef e food blogger

Il terzo è relativo all’incoming in Italia di operatori commerciali – buyer – per acquisire produzioni e mantenere poi l’acquisto nel tempo e influencer, opinion leader che conoscendo territori e produzioni attraverso i social svolgono funzione di amplificazione verso i consumatori locali.

Il progetto è coordinato da Assocamerestero con il supporto di 21 Camere di Commercio Italiane all’Estero dei Paesi coinvolti nell’incoming e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con ICE Agenzia nell’ambito della “Campagna di promozione strategica per la valorizzazione del prodotto italiano in rapporto al fenomeno dell’Italian Sounding”.

Le 113 aziende che hanno partecipato appartengono per il 70% al comparto biologico e sono ben distribuite su tutto il territorio della regione anche grazie al lavoro di individuazione svolto dalle Camere di Commercio locali.

“È significativo – ha affermato Alberto Zambianchi, presidente di Unioncamere Emilia-Romagna – che il progetto abbia trovato una adesione convinta e numerosa da parte delle aziende produttrici emiliano-romagnole, al punto che è stato necessario ampliare il numero delle sessioni degli incontri di affari con i buyer selezionati, sessioni che poi si sono svolte con ritmi intensi.

Il workshop ha presentato una offerta articolata e differenziata per produzioni e provenienza provinciale, a dimostrazione dell’alto livello delle nostre imprese, in particolare nel comparto biologico, che è quello al quale in questo momento viene riservata grande attenzione”.

Una panoramica di produzioni molto diversificate: salumi, formaggi, aceto balsamico (di Modena e Reggio Emilia, alcuni biologici), olio EVO, prodotti da forno, pasta, prodotti conservati, caffè, cioccolato, vino (anche bio), sugo di pomodoro, frutta e ortaggi.

Proprio nel biologico l’Emilia-Romagna nel 2017 ha registrato un aumento delle superfici coltivate di oltre il 20% rispetto all’anno precedente e sono le aziende che producono e trasformano quelle che segnano l’incremento maggiore.

“Con True Italian Taste le Camere di Commercio Italiane all’Estero – conferma Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero stanno lavorando da quasi due anni per allargare la conoscenza dei prodotti agroalimentari autenticamente italiani, per aiutare il consumatore estero a distinguerli da quelli “Italian Sounding” che, attraverso l’utilizzo di parole, colori, immagini e riferimenti geografici sulle etichette e sulle confezioni, inducono ad associare erroneamente il prodotto locale a quello autentico italiano”.

Il fenomeno dell’Italian Sounding alimenta un giro d’affari di circa 60 miliardi di euro annui, includendo anche i danni arrecati dall’agro-pirateria.

Un’attenzione particolare è riservata ai prodotti agroalimentari certificati, che sono sempre più ricercati in tutto il mondo. L’Italia può contare su 818 Indicazioni Geografiche registrate a livello europeo, quasi 15 miliardi di valore alla produzione, che si traducono in 8,4 miliardi di valore all’export.

Questi prodotti valgono adesso l’11% dell’industria alimentare e il 28% dell’export agroalimentare nazionale (nel 2015 era il 21%).