Cibus Forum: “Il format phygital funziona”

Il nuovo modello digitale Cibus Forum voluto da Federalimentare e Fiere di Parma ha ottenuto buoni risultati on line con le dirette e anche con la parziale presenza nella sala convegni. Potrebbe diventare uno strumento di grande utilità per tutta la filiera dell’agro-food
- di Stefano Catellani
Il bilancio è positivo: un grande evento fieristico come Cibus può guardare oltre i problemi nati con la pandemia da Covid 19, può guardare al futuro: “Abbiamo riunito per la prima volta, dopo il lockdown -commenta Antonio Cellie, amministratore delegato delle Fiere di Parma – praticamente tutti i protagonisti della filiera agroalimentare. In presenza abbiamo avuto oltre 1.000 operatori al giorno presenti e circa 3mila spettatori in streaming, molti dei quali buyer esteri.
Senza contare gli oltre 50 protagonisti della filiera agroalimentare che si sono susseguiti sul palco. La riflessione comune ha portato a definire i seguenti concetti: il lockdown ha spinto i consumatori a capire meglio il valore del cibo e del lavoro che c’è dietro, dunque bisogna insistere sulla valorizzazione del cibo italiano; urgono misure di sostegno all’Ho.re.ca. (senza 1,5 miliardi per sostenere il settore Horeca la ripresa non è possibile, secondo tutte le analisi emerse da Cibus Forum 2020) e in particolare ai ristoratori, che sono i grandi alfabetizzatori del cibo di qualità, in Italia e nel mondo; l’innovazione mescola storia dei territori con le nuove tecnologie, quindi tradizioni antiche, droni in agricoltura e packaging compostabile. Un bellissimo paesaggio di innovazione policentrica e quindi adatto all’eclettico talento italiano”. Ora l’appuntamento è con Cibus 2021 che inaugurerà il 4 maggio e sarà la prima grande fiera alimentare europea dopo il lockdown”.
Cibus Forum ha fatto centro
Secondo Cellie, la “creazione del valore coinvolge tutta la filiera. E che non c’è rilancio virtuoso se non si capisce il valore che c’è dietro il lavoro in campo, in fabbrica, nei trasporti e nella logistica, sullo scaffale. Durante e dopo la pandemia abbiamo tutti capito – ha sottolineato il manager – che il cibo è valore, con la sua convivialità. E questa componente tipica dello stile di vita italiano ha contagiato tutto il mondo“. Dalla riscoperta del valore percepito si deve tuttavia: “passare – chiede Cellie a nome degli imprenditori della Food community – al sostegno degli utilizzatori del cibo: non solo i consumatori ma la ristorazione e i pubblici esercizi, che hanno un ruolo fondamentale nell’alfabetizzazione dei consumatori. Un’alleanza di filiera che porterà a mangiare tutti meglio e più Made in Italy“. Tuttavia, ha aggiunto l’a.d. di Fiere di Parma, “non esiste sviluppo senza innovazione. E questa deve avvenire attraverso prospettive solo apparentemente strabiche: da una parte la riscoperta della tradizione e cultura gastronomica, dall’altra l’innovazione tecnologica a basso impatto ambientale. Nel segno di Greta dunque, andranno riscoperte tradizioni attraverso i droni, l’agricoltura di precisione, packaging compostabili, scelte no-spreco“.
A fare il punto sulla Via Emilia sono arrivate, in apertura di meeting, le parole del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini: “Al Cibus Forum a Parma partecipiamo per ribadire che export ed agroalimentare dovranno e potranno essere i pilastri per la ripartenza dell’Emilia-Romagna, prima regione italiana per export pro-capite, e del Paese. Certamente però nella ripartizione delle risorse si dovrà riservare attenzione alla capacità di spesa e io credo che l’Emilia Romagna dovrà avere quel che merita. Dare aiuti a chi li merita e li metterà a buon fine è la richiesta che parte dall’Emilia Romagna che ha le carte in regola per ripartire prima e meglio di altre”.
“Sono sempre stato ottimista riguardo alla salute del nostro settore: lo sono stato con i dazi, convinto che non avrebbero intaccato più di tanto le nostre performance all’estero, con la Brexit e anche in altre occasioni non ho mai mancato di sottolineare le doti anticicliche di un comparto che da sempre è traino dell’economia e dei consumi italiani. Ma proprio per queste convinzioni, non posso esimermi dall’evidenziare la grande sfida che anche il food&beverage ora si trova davanti”. Il riferimento è naturalmente alla crisi post Covid che ha colpito anche il settore alimentare e in particolare l’horeca.
“È innegabile che i consumi del Paese stiano cambiando e non in meglio – sottolinea Vacondio, dati alla mano. – Le vendite dei discount alimentari crescono al passo tendenziale del +7% mostrando l’esaltazione di una tendenza al risparmio dei consumatori che era già emersa negli ultimi anni e che ora è diventata evidente. La preoccupazione è che la discesa del target dei prodotti di eccellenza si consolidi nel tempo, portando a uno stabile cambiamento di costume“.
L’abbassamento qualitativo dei consumi è parte di un grande problema: la perdita di redditività, che dipende dal valore aggiunto che hanno i cibi che vengono comprati. In base a questo, due sono le scommesse che dobbiamo vincere: una è quella dell’export, da tempo unico driver di sviluppo dell’industria alimentare, che però dipende anche e in larga misura dal contenimento dell’ondata di ritorno dei contagi sui nostri migliori mercati di esportazione e quindi sulla loro eventuale progressiva ripresa (oltre che dalle altre grandi battaglie che dobbiamo vincere in Europa). “L’altra riguarda l’horeca – aggiunge Vacondio – dove dobbiamo fare molto di più. Per il comparto della ristorazione, le misure stanziate finora e inserite nel dl agosto non sono sufficienti. C’è bisogno di almeno 1,5 miliardi di euro se si vuole tenere in piedi l’horeca e il turismo enogastronomico: finanziamenti che in questo caso sarebbero veri e propri investimenti con conseguenze positive su tutta la filiera, dai produttori al consumatore finale, e quindi al Paese con i suoi consumi interni“.
“Ancora una volta – ha concluso Vacondio – la mia convinzione di fondo resta ottimista: l’industria alimentare, dopo essersi rivelata fondamentale nel periodo strettamente legato all’emergenza, può ancora fare da traino economico e tornare ai livelli pre crisi velocemente. Questa sua forza, però, non deve essere scambiata per uno stato di benessere. Il mio è un ottimismo vincolato al sostegno da parte del governo a questo settore. Se ci sarà, sono convinto che entro la fine del prossimo anno l’industria alimentare tornerà ad essere il volano dell’economia italiana“.
La seconda giornata di Cibus Forum a Parma è stata dedicata alle tematiche dell’agricoltura e della distribuzione
Dopo il saluto di Teresa Bellanova, ministro delle Politiche Agricole (in streaming) che ha ricordato, tra l’altro, l’impegno del Governo italiano per contrastare il sistema di etichettatura alimentare a semaforo “che induce a scelte disinformate” e le pratiche sleali in agricoltura, Denis Pantini di Nomisma ha presentato una ricerca su come cambiano i comportamenti dei consumatori italiani nell’era post Covid.

Pantini ha anche messo in guardia la filiera agroalimentare italiana: è necessario essere rapidi nell’affrontare la sfida del Green Deal, altrimenti si rischia che altri Paesi europei possano vantare una maggiore sostenibilità dei loro prodotti, tanto più che l’etichettatura a semaforo potrebbe definire i prodotti italiani come meno competitivi (www.cibusforum.it).
La grande speranza rimane nella nuova edizione di Cibus “in presenza” che rimane calendarizzato dal 4 al 7 maggio alle Fiere di Parma e avrà cadenza annuale e non biennale.






