Fondazioni ITS, serbatoio di manodopera per le imprese

giovani its

Il tasso di occupazione al termine del percorso formativo delle Fondazioni ITS si avvicina al 100%. Ma ancora molti giovani non conoscono le scuole tecniche superiori a cui attingono le imprese alla continua ricerca di tecnici specializzati. In Emilia-Romagna sono sette e rappresentano una valida alternativa all’università

di Natascia Ronchetti

Ancora non riusciamo a soddisfare tutte le richieste delle aziende, che hanno fame di tecnici specializzati”. Morena Sartori è la coordinatrice della comunicazione per tutta la rete delle Fondazioni ITS della regione e direttrice della Fondazione che opera nel campo dell’Ict. E arriva subito al punto: per i giovani alla ricerca di una occupazione una valida alternativa all’Università c’è. E’ costituita dalla rete delle Fondazioni ITS, le scuole tecniche superiori che sfornano i tecnici specializzati di cui hanno fame le imprese.

Fondazioni ITS, sono sette in Emilia-Romagna

gruppo giovaniSu un totale a livello nazionale superiore a 100, in regione sono sette. Operano nell’ambito delle sei aree settoriali individuate dalla normativa nazionale del 2008, con una programmazione che fa però capo alle Regioni per calibrare l’offerta formativa in base alle caratteristiche del sistema produttivo dei vari territori in sui sono insediate. Tutte quindi operano nel solco della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica, delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e per il turismo, nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, di quelle per le scienze della vita e per il made in Italy: quest’ultimo a sua volta spazia dalla meccanica al sistema moda, dall’agroalimentare al sistema casa. Tutte aree nelle quali la Regione Emilia-Romagna è intervenuta per tarare la formazione sulle specifiche necessità, integrandola maggiormente con le esigenze del sistema produttivo regionale.

Fondazioni ITS, quando sono nate

Costituite nel 2010 con la forma giuridica della fondazione di partecipazione – i soci fondatori sono scuole tecniche, enti locali, enti di formazione, università e centri di ricerca, imprese – da subito hanno dimostrato di essere un percorso di studio capace di assicurare un tasso di occupazione che si avvicina al 100%. E di essere in grado, almeno in parte, di dare una risposta alle imprese alla disperata ricerca di tecnici.

giovane in laboratorio Il tutto grazie anche a una didattica di tipo laboratoriale molto centrata sull’apprendimento attraverso progetti e su un periodo di stage all’interno delle aziende che assorbe circa il 40% della durata dei corsi. “Caratteristiche che costituiscono il principale canale di inserimento nel mondo del lavoro –  spiega Morena Sartori – ma che sono ancora poco conosciute dai giovani”. Giovani spesso sollecitati dalle famiglie a proseguire gli studi nelle università. “E purtroppo, anche quando sono conosciute, le Fondazioni ITS non raramente vengono ancora vissute come un ripiego nonostante l’eccellenza della formazione che offrono”, aggiunge Sartori. I corsi sono prevalentemente biennali, senza limiti di età, anche se la maggior parte degli allievi hanno un’età compresa tra i 19 e 20 anni. laboratorio its

Il requisito minimo è il possesso del diploma di istituto secondario di secondo grado, con uno sbarramento all’ingresso costituito da una selezione che prevede un punteggio attribuito in base al voto conseguito all’esame di maturità, una prova scritta e un colloquio motivazionale.

I corsi infatti sono a numero chiuso, riservati ognuno a massimo 25 allievi – ai quali viene richiesto impegno massimo –  per un totale di 650 studenti.

Quest’anno il numero totale dei corsi già attivati (mentre alcuni partiranno entro il mese di dicembre 2018) è di 26.

Venti rientrano nell’ambito della programmazione regionale mentre gli altri sei, finanziati dal Miur e dal Mise, sono focalizzati sull’industria 4.0.

Il tasso di occupazione che viene raggiunto in Emilia-Romagna è anche più alto della media nazionale, che si attesta intorno all’80%.

Merito dello stretto raccordo con le imprese dei vari territori e di una platea di docenti che per la maggior parte provengono direttamente dalle imprese.  I corsi sono gratuiti (è prevista solo una quota di iscrizione di 200 euro) e sono finanziati oltre che dal Miur dalla Regione Emilia-Romagna e dal Fondo sociale europeo.

C’è ancora tempo per iscriversi ai corsi “Industria 4.0”. Le iscrizioni alle selezioni scadono il 7 dicembre 2018. Sul sito www.itsemiliaromagna.it tutte le informazioni.