Le invenzioni di quaranta start up da tutta Italia a Research to Business

Le innovazioni digitali dominano tra le giovani neo imprese in cerca di investitori e incubatori alla manifestazione bolognese dedicata alla ricerca 

di Natascia Ronchetti

Un tappetino intelligente per i negozi capace di rilevare tutta l’evoluzione espositiva di un prodotto (dalla posa al livello di riempimento sullo scaffale) ma anche, grazie a una app, di consentire al consumatore di caricarlo su un carrello virtuale pagandolo direttamente con il suo smartphone, senza passare dalle casse. L’innovazione è firmata da Hooro, start up bolognese fondata un anno fa da Saverio Ermanno Lorè, che oggi ha la carica di amministratore delegato.

Ed è solo una delle tante invenzioni, molte protette da brevetto, presentate a Research to Business, il salone della ricerca e dell’innovazione promosso a BolognaFiere dalla Regione Emilia Romagna e da Aster, il consorzio pubblico-privato per la ricerca e il trasferimento tecnologico alle imprese.

In tutto sono state 40 le start up innovative alla manifestazione in cerca di investitori e di incubatori di impresa.

Provenienti da tutta Italia, ma con una folta rappresentanza dell’Emilia-Romagna operano nei più svariati campi dell’economia. Si va infatti dalle biotecnologie ai droni di ultimissima generazione per arrivare al market place degli scarti produttivi. Arriva da Parma la giovane impresa, Prometheus, che nell’ambito della medicina rigenerativa sviluppa tessuti epiteliali con le stesse caratteristiche di quelli reali: attraverso una biostampante 3D genera una seconda pelle per la cura delle ferite cutanee che dimezza anche i tempi di guarigione garantendo al contempo l’assenza di cicatrici.

E’ invece  di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna,  Sfridoo, la start up fondata da tre giovani architetti per la condivisione tra le aziende degli scarti di produzione. Un esempio di economia circolare realizzato attraverso una piattaforma web che funziona come un market place, dove le aziende, dice Mario Lazzaroni, uno dei tre soci fondatori, “possono condividere materiali di scarto senza limiti di settore. Sono già 150 le imprese iscritte al portale, radicate soprattutto nel Nord del Paese, che entrano in contatto con altre aziende per poi avviare una trattativa online. L’idea ci è venuta dopo aver visto come vengono mal gestiti gli scarti produttivi all’interno dei cantieri”. Dall’economia circolare si passa ai droni con un’alta autonomia di volo. E’ il caso di Elysia, il drone altamente innovativo progettato e realizzato da DryFly, start up di Reggio Emilia.  Elysia garantisce prestazioni più elevate rispetto ad altri droni: ha infatti un’autonomia pari a 9 ore di volo. Sempre dalla provincia di Reggio Emilia arriva GQ Energy, che ha sviluppato diverse versioni della cosiddetta “Cella a stato solido”, polimero brevettato all’inizio di quest’anno che grazie alle sue dimensioni ridotte, all’elevata flessibilità e ai bassi costi di produzione si contraddistingue dalle batterie già presenti sul mercato. L’obiettivo di GQ Energy, adesso, è quello di integrarla alle batterie di una normale automobile elettrica. Per il mondo della moda, ancora da Bologna arriva WOWfit, pensata e realizzata per tutti gli appassionati del fashion: si tratta di una piattaforma digitale che consente di entrare in contatto direttamente con i brand e con i loro testimonial. E’ basato sulle tecnologie digitali anche Kard, il social address book con il quale la start up campana Joikos ha lanciato un modo nuovo per scambiare e gestire i contatti di lavoro sostituendo i biglietti da visita cartacei.