Ilpa Group: i campioni dell’economia circolare

riciclo plastica

Due stabilimenti, export in 55 Paesi per Ilpa Group, impresa leader negli imballaggi in plastica

di Gian Basilio Nieddu

In origine è il mercato ortofrutticolo di Vignola, 56 anni fa, quando il giovane Augusto Giuseppe Pianesani, classe 1939, si rende conto che tutta quella frutta ha necessità di essere trasportata nel migliore dei modi possibile. Le ciliegie devono arrivare integre e di bell’aspetto. Nasce così la vaschetta in plastica che decreta la fortuna imprenditoriale della famiglia Pianesani: con ILPA Group fattura oltre 200 milioni di euro, dà lavoro a oltre 600 dipendenti, esporta in 55 Paesi nei 5 continenti, ha tre stabilimenti (due a Bazzano in Valsamoggia e uno a Ferrara) – che sfornano imballaggi in plastica per GDO, industria agroalimentare, ristorazione e catering, Plastic Converters, Automotive, Sanitari e Orto florovivaismo.

Ma non sono questi (ottimi) numeri e l’evidente successo del business avviato in pieno boom economico dalla famiglia Pianesani a rendere originale questo caso aziendale.

brochure ILPA GROUP, oltre il dato economico, è un modello da conoscere e studiare perché è un chiaro esempio di economia circolare. Per di più in un settore, quello della plastica, oggi sul banco degli imputati per l’inquinamento dei mari e degli oceani. Eppure, questi imprenditori emiliani sono stati premiati dall’associazione ambientalista Legambiente perché riescono a ridare nuova vita alla plastica. In parole povere, recuperano quella già consumata che invece di essere dispersa nell’ambiente o bruciata nei termo valorizzatori o nei cementifici ritorna nel mercato sotto forma di nuovi imballaggi. Un cerchio che si chiude.

ILPA GROUP: recupero, riuso e ed energie rinnovabili

riccardo pianesaniMa non sono solo queste le stelle ambientali che brillano sul petto di ILPA GROUP come spiega Riccardo, amministratore delegato e figlio del fondatore Augusto Giuseppe, che parla di un impegno che si sintetizza in 3 R ovvero. “Riduzione del peso, riciclo, risorse rinnovabili”. Per la prima lettera si tratta di riduzione del peso dell’imballaggio attraverso il decremento dello spessore, in questo modo si consuma meno plastica ma senza compromettere la sicurezza degli alimenti, anzi rendendo ottimale la conservazione ed evitando così il loro deperimento. Da ILPA, a sostegno della tesi, citano dati interessanti: “Nell’EU27 si generano sprechi alimentari per circa 89 milioni di tonnellate, pari a circa 179 Kg per abitante”.

Sono numeri impressionanti, per tentare di ridurre questo spreco servono buoni imballaggi, a Bazzano puntano sul LIFE: il lifespan improvement freshness extension ovvero un imballaggio attivo che grazie al mantenimento della freschezza punta all’aumento del ciclo di vita del prodotto, la shelf life.

ILPA GROUP: Vaschette per alimenti in r-Pet dal riciclo delle bottiglie in Pet

vaschettaLa seconda R su cui punta Riccardo Pianesani è quella “del riciclo attraverso l’uso come materia prima di plastica post-consumo”. Parliamo di un sistema circolare chiuso che parte dai rifiuti post consumo per arrivare ai nuovi imballaggi per alimenti. Semplificando, una nuova materia: r-PET, dove la r minuscola sta per riciclato. Un processo che si sintetizza in poche fasi: approvvigionamento delle bottiglie (secondo i criteri del consorzio COREPLA), a cui segue selezione, macinatura, lavaggio, vagliatura che portano prima alla produzione della scaglia di r-PET e poi all’estrusione di film multistrato di r-PET. L’ultimo passaggio è la termoformatura di contenitori in r-PET per prodotti alimentari. In questo modo la plastica consumata rientra nel circolo produttivo. Sono decine di migliaia le tonnellate “prodotte” che così evitano la produzione di materia vergine. Osserva Riccardo Pianesani: “Riciclando 12.000t di PET post-consumo in materia prima seconda, contribuiamo ad evitare la produzione della stessa quantità di PET vergine che, in termini di Global Warming Potential (emissioni di CO2), equivale a 25.800.000 Kg CO2 eq. Sono 4.300 giri intorno all’Equatore in auto”.

La chiusura del cerchio nel 2012 con l’acquisto della Amp Recycling di Ferrara, specializzata nel riciclaggio del Pet.

La plastica petrol free

A Bazzano puntano anche sulle bio-plastiche ricavate dall’amido di mais (acido polilattico). Riccardo Pianesani spiega: “Sono materiali ricavati al 100% da fonte rinnovabile e compostabili”. Si tratta della gamma Ilip Bio che propone una “linea completa di stoviglie e contenitori compostabili (in PLA e MATER BI)”. L’utilizzo di questa materia permette la produzione di “manufatti con polimeri che possono essere recuperati attraverso il riciclaggio organico dei rifiuti solidi organici”. In altri termini sono posate che vanno nel sacchetto dell’umido: dalla terra alla terra.

bio plasticaI Pianesani sono tra i più importanti produttori europei di stoviglie monouso sia nella versione in plastica tradizionale, ma completamente riciclabile, che con quella compostabile dove si degradano in 45 giorni.

ILPA GROUP: Le diverse dimensioni della sostenibilità

premio pianesani Nel 2017 i Pianesani sono stati selezionati da Legambiente e inclusi tra i quattro “Campioni dell’Economia Circolare” dell’Emilia-Romagna. Prestigioso riconoscimento che premia l’impegno verso una sostenibilità a più dimensioni ovvero non limitata solo all’ elemento ambientale come evidenzia l’amministratore delegato: “Una sostenibilità a più dimensioni. A iniziare da quella economica, si risparmiano i costi di smaltimento e si riduce l’importazione di materia prima dall’estero, in questo modo valorizziamo quella che abbiamo in casa; poi la sostenibilità ambientale perché riduciamo la dispersione dei rifiuti nell’ambiente e infine sociale perché la filiera del riciclo garantisce nuovo lavoro”.

Il futuro del riciclo

L’economia circolare apre nuovi interessanti scenari di sviluppo. Il settore della plastica, conclude Pianesani, sarà valorizzato “dalla rapida evoluzione della tecnologia di selezione del rifiuto con conseguente possibilità di ottenere una migliore segmentazione dei polimeri da avviare a riciclo” ovvero si otterrà una maggiore quantità di materia prima seconda che oggi non si riesce a recuperare con gli attuali strumenti di selezione dei rifiuti plastici. Inoltre si stima l’aumento dei volumi di raccolta differenziata. Un altro fattore fondamentale è l’ecodesign grazie ad una maggiore conoscenza del fenomeno gli industriali dell’imballaggio stanno iniziando a “realizzare prodotti più facilmente riciclabil orientando le scelte verso il concetto di monomaterialità”. Significa che si usa un solo polimero, una scelta che permette un recupero più semplice ed economico della materia.

 

image_pdf