Trasporto pubblico locale: le sfide per il futuro

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Il Tpl, trasporto pubblico locale,  settore in continua evoluzione, perennemente in equilibrio tra l’efficienza di servizio e il rispetto degli obiettivi ambientali

di Rossella Pressi

Se si parla di mobilità, la sfida più grande per le città è di offrire ai cittadini un servizio efficiente e al contempo ecologico. Ne sono consapevoli tutti al confronto su “I processi di trasformazione tecnologica per il trasporto pubblico locale”, evento itinerante organizzato dalla rivista Autobus ospitato di recente da Tper.

Ed è stata proprio Giuseppina Gualtieri, presidente Tper, ad aprire il confronto sottolineando come “i prossimi anni saranno molto complicati per il settore per via dell’incrocio tra innovazione tecnologica che corre e le politiche e le esigenze che vengono portate dai contesti internazionali in tema di impatto ambientale e gli obiettivi da rispettare”. Il Trasporto Pubblico Locale ha un grande impatto nei contesti urbani e sono i PUMS a definire gli obiettivi precisi. In questo senso, “la competenza delle figure tecniche è fondamentale per le politiche delle aziende ed è nel confronto con chi è sul campo, e si misura quotidianamente con la doppia sfida di pensare alla quotidianità e guardare al futuro, che si possono trovare le soluzioni migliori”.

Un aspetto sul quale le aziende di trasporto pubblico locale si giocano molto.

Perché gli investimenti fatti oggi verranno realizzati dopo alcuni anni e non è detto che nel frattempo non sia arrivata sul mercato una più moderna tecnologia che spariglia le carte sul tavolo offrendo risposte ancora nuove. “Quello che dobbiamo fare – afferma la presidente di Tper – è guardare avanti, ma parlare con concretezza alle istituzioni. Dobbiamo fare investimenti sulla base di scelte giuste tenendo conto degli scenari tecnologici. Tper oggi ha fatto una scelta che è quella dell’elettrico e del metano, facendo attenzione a dove i mezzi vanno a fare i servizi e dei tempi necessari. Sapere oggi quale sarà la soluzione migliore tra 4 anni non è così scontato”.

Tper nel 2017 ha trasportato 115milioni di passeggeri per un totale di 44milioni di km su gomma e 6milioni di km su ferro. Come molte aziende del settore, è un’azienda impegnata in progetti industriali complessi e di ampio respiro, che si sviluppano negli anni. Per il trasporto pubblico locale, spiega Fabio Monzali, Dirigente Infrastrutture, “Tper ha diversi sistemi a seconda delle diverse esigenze di trasporto. Sempre lavorando nella direzione della diminuzione dell’impatto ambientale: il centro di Bologna, una volta terminati gli interventi, sarà completamente elettrificato. Per la città si è fatta la scelta del metano. Sull’extraurbano e suburbano, una delle scelte è quella di andare sul metano liquido grazie alle percorrenze più lunghe che garantisce”.

Così a Bologna, ma nelle altre città le logiche con cui si muovono le aziende di trasporto pubblico locale sono le medesime. Senza dimenticare l’aspetto finanziario. “Dobbiamo trovare gli strumenti migliori per sostenere gli investimenti– precisa Gualtieri –. L’attenzione che c’è stata in questi anni sul trasporto pubblico, al quale sono state destinate maggiori risorse, non deve essere dimenticata. Serve continuità senza la quale non possiamo fare investimenti in innovazione tecnologia con la conseguenza che non si riuscirebbero a raggiungere gli obiettivi”. Un’attenzione confermata da Emanuele Proia, co-direttore di ASSTRA, l’associazione nazionale delle aziende di trasporto pubblico locale in Italia: “Era dalla legge 194/98 che non si dava così grande attenzione al tema del rinnovo delle flotte. Tra il 2015 al 2033 saranno investiti complessivamente per il rinnovo delle flotte 4,5mld euro che potrebbero sviluppare investimenti complessivi (in co-finanziamento) per 8mld di euro. Rumors dicono che nel DEF potrebbe esserci un taglio del fondo nazionale. Se fosse vero sarebbe un peccato perché avevamo appena raggiunto una stabilità”.

Le prossime settimane saranno decisive per capire quali saranno gli orientamenti del governo, ma la sfida rimane quella di riuscire a pianificare con largo anticipo gli investimenti senza sapere quali saranno le tecnologie a disposizione al momento del bisogno. Una sfida a cui prova a rispondere l’Università di Bologna che, attraverso la Scuola di Ingegneria e Architettura e in particolare il DICAM Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei Materiali, ha appena proposto agli organi accademici un nuovo master che sviluppi proprio queste competenze. Il professor Andrea Simone precisa che “l’obiettivo del corso – un master internazionale di II livello che prevede 192 ore di lezione con lo stage finale, riservato al massimo a 40 persone e, se approvato, pronto a partire già dall’anno accademico 2019/2020 – è proprio quello di formare ingegneri in grado di preparare bandi ed essere pronti per il futuro. Nuove competenze per affrontare le sfide di un settore in continua evoluzione perennemente in equilibrio tra l’efficienza di servizio e il rispetto degli obiettivi ambientali”.