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Marina Resort: una nuova identità per i porti turistici

Le strutture hanno puntato sui servizi. A Rimini sono arrivati ad usare le banchine vuote, quelle destinate a barche più grandi, come hotel galleggianti. Quasi un affitto della casa/natante.

 

Il giro d’affari nei porti turistici italiani ha registrato un calo dall’inizio della crisi – a iniziare dal 2008 – pari al 35%. Un crollo che ha dato vita a una lunga traversata nel deserto, nonostante oggi si parli di moderata ripresa, con aumenti negli ultimi due anni, in Italia e in Emilia-Romagna, del 4% nella domanda stanziale (l’affitto dei posti barca), del 7% nei transiti e nel 5% nella manutenzione delle barche.

Giovanni Sorci e Luigi Ferretti

Nella stagione 2017, in Emilia-Romagna si va ancora pianino dopo le speranze coltivate nel 2016: “Andiamo con il contagocce, non c’è stata l’esplosione sperata. L’aumento è sull’ordine di due punti in più di fatturato rispetto all’anno prima”, spiega Gianni Sorci, direttore del Marina Resort di Rimini che sottolinea: “Non vediamo più le barche più grosse, registriamo il crollo della presenza delle barche sui 25 metri. Almeno da noi, nel Tirreno stanno risalendo con le presenze”.

Conferma Lorenzo Spadini da Misano dal Marina Resort Porto Verde: “C’è un ripresina, ma siamo ben lontani dagli anni pre-crisi, stiamo sotto il 20% in confronto a quegli anni”.

Troppo esile la ripresa ed è aumentata la concorrenza in tutta la penisola dove dal 2008, nonostante la crisi, ma erano investimenti programmati da tempo, sono stati realizzati ben 21.490 nuovi posti barca ed altri 22.559 sono in costruzione, mentre paradossalmente le patenti nautiche rilasciate sono calate dalle 34mila del 2008 alle 12mila del 2015.

 

Per rispondere alla crisi si è passati dai tradizionali porti turistici, ai Marina Resort che sono regolamentati per legge dal 2014 quando la Regione Emilia-Romagna ha recepito la legge quadro nazionale. Cosa significa questo cambiamento? Si è passati dal “parcheggio” con pochi e limitati servizi al diportista ad un vero sistema di accoglienza di tipo alberghiero.

Non a caso i Marina Resort vengono considerate strutture ricettive, con una specifica classificazione, sull’esempio degli alberghi, ma al posto delle stelle si hanno i timoni ad indicare la qualità dei servizi offerti: reception, viabilità pedonale, colonnine elettriche di ricarica per ogni posto barca, ma ormai non si può non offrire il wi fi o la prenotazione via app per attirare i villeggianti sull’acqua. Ma non finisce qui perché si puntato a sviluppare e qualificare altri servizi di accoglienza: la piscina con lettini riservati, l’intrattenimento serale, la scuola di vela, il noleggio bici e scooter più veri e propri villaggi per lo shopping.

E si paga pure la tassa di soggiorno: “A Rimini vale 70 centesimi per un massimo di sette giorni”, si poteva evitare secondo il direttore del Marina riminese, ma non è questo il problema vista l’eseguità del tributo. “Noi per recuperare l’assenza delle imbarcazioni da 25 metri abbiamo deciso di riconvertire 15 posti barca con un servizio di ospitalità”.

Si tratta delle Floating Holiday ovvero una casa natante da affittare agli ospiti del Marina Resort, come ci spiega Sorci: “Il primo esperimento è stato fatto a Lignano e in un giorno hanno affittato per un mese, sono arrivate prenotazioni da tutto il mondo. Parliamo di due camere da letto o di una suite. Non sono house boat perchè quella era una soluzione molto costosa, abbiamo inventato questa struttura con Adria -costruttori di caravan, autocaravan e case mobili – che ha un prezzo minore. Una spesa che si può ammortizzare in pochi anni, si tratta di un natante di 10 metri che quindi non ha necessità di certificazioni”. Questo il segno più concreto della trasformazione in chiave ricettiva dei porti turistici.

Le società gestori tentano nuove strade per gli scali, ma sono ancora presenti problemi antichi, ad iniziare dal contenzioso sui canoni demaniali: lo Stato lo vuole determinare calcolando anche il valore sugli immobili costruiti dal concessionario, norma introdotta dopo aver firmato il contratto. “Lo Stato, nel nostro caso, entrerà in possesso della struttura nel 2049 – spiega Sorci – e allora potrà determinare il nuovo prezzo quando ci sarà il nuovo bando”. Questa la richiesta che accomuna la gran parte dei Marina Resort italiani che hanno visto sfumare in Parlamento un emendamento, sostenuto anche dai sindaci, che permetteva di non applicare gli aumenti. Ma la legislatura si è interrotta. Un nodo da sciogliere. In attesa della ripresa ci si organizza con una maggiore offerta di servizi basati sulla ricettività e sull’accoglienza di tipo alberghiera.

 

Gian Basilio Nieddu

 

 

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