Castelli: arredi d’autore con cuore a Bologna

Paolo Castelli “Imprescindibile il legame con il territorio”: intervista al titolare dell’azienda che ha partecipato a Emilia-Romagna Open

di Giulia Gagliano

Disegnare e progettare arredi di alto livello viaggiando in tutto il mondo, ma con il cuore sempre verso Bologna. E’ questa la filosofia di Paolo Castelli, titolare dell’omonima azienda di design bolognese che negli anni è diventata, per il settore, uno dei punti di riferimento per il Made in Italy. In occasione di Emilia-Romagna Open, Castelli ha aperto le porte della sua azienda con sede a Ozzano, dove sono custoditi alcuni dei mockup realizzati per importanti progetti contract: dalla camera prototipo di un hotel 5 stelle lusso a Ibiza, a una scala monumentale per un progetto ancora in via di sviluppo nella city londinese.

Paolo Castelli

Partiamo dal principio: qual è stato il percorso che ha reso la Castelli l’azienda che è oggi?

“L’azienda attuale nasce per dare una risposta concreta e “propositiva” a un mercato che non si accontenta più del singolo prodotto, ma che ricerca un total look connotato da un’eleganza internazionale. Un passaggio significativo è avvenuto poco prima degli anni 2000. In quel momento abbiamo capito che non si poteva solo rincorrere il pezzo di design, ma bisognava dare al cliente finale un ambiente completo, parliamo quindi aree dining, living e bedroom. Un’intuizione che nel settore arredamento parte negli anni ‘90 e che abbiamo deciso di applicare alla lettera, creando una filiera di artigiani accreditati al ‘servizio’ della casa del cliente”.

Expo 2015 Milano è stata una vetrina importante per voi. Cos’è cambiato da allora?

“Expo è stato un tassello molto complesso del nostro percorso: in meno di 30 giorni abbiamo realizzato tutto l’interno di Palazzo Italia, quell’esperienza ci ha dato la possibilità di farci conoscere da tanti potenziali clienti e istituzioni. Ancora oggi per noi parlare di Palazzo Italia a livello internazionale è un plus. E’ tra le referenze più alte che abbiamo in portafoglio. Tutto il reparto dell’hôtellerie haut de gamme parte anche da quell’esperienza, che indubbiamente ci ha posizionato a livello internazionale”.

Come mai il vostro headquarter è rimasto a Ozzano e non avete deciso di spostarvi totalmente su Milano, patria italiana del design?

“Il legame tra la nostra azienda e il tessuto emiliano è indissolubile. La mia famiglia ha festeggiato l’anno scorso i 140 anni di attività nell’arredo. Mio nonno era un ebanista, aveva la sua bottega a Bologna e non ci siamo mai spostati da qui. Parliamo cinque lingue, ma tutto parte da questo territorio. Per me è un legame imprescindibile”.

Crede che nella nostra regione si possa fare di più per questo settore?

“Sicuramente. Una parte importante è la viabilità, anche se può apparire come di secondaria importanza. Questa è una parte di regione molto produttiva e attenta alla qualità della propria filiera: facciamo viaggiare delle vere e proprie opere d’arte. C’è quindi bisogno di fluidità maggiore e all’avanguardia delle vie di trasporto”.

Quali sono i progetti italiani che avete in cantiere nel breve termine?

“Parlando di territorio è recentissimo il lavoro che abbiamo svolto per FICO e per altre aziende come FAAC. Inoltre, siamo in consegna con la nuova lounge dell’aeroporto Marconi e ci sono alcune gare aperte, ma che al momento sono top secret”.

E per quanto riguarda il campo internazionale?

“I progetti esteri sono diversi, ma ne citerò due: il primo è il Pan Pacific Hotel Bishop Gate di Londra, che modificherà lo skyline della City. Un progetto per il quale abbiamo ottenuto la certificazione FSC® (Forest Stewardship Council®), che garantisce che la materia prima legnosa utilizzata proviene da foreste gestite correttamente, secondo alti standard ambientali, sociali ed economici. Il secondo è invece il Forum El Djazair Hotel di Algeri, un complesso alberghiero di lusso progettato dallo studio Marco Piva e sviluppato da una joint venture a partecipazione emiratina. Sono progetti che si concluderanno nel prossimo biennio e che faranno molto parlare”.

Sostenibilità: come vede il futuro di questo settore?

“Credo sia imprescindibile l’aspetto domotico: la tecnologia avrà un ruolo importante nella vita di tutti giorni, ma anche nelle tecniche di costruzione. Sarà al servizio dell’uomo, speriamo in maniera matura, così da aiutarci ad aumentare la qualità della vita anche in termini di resa familiare e affettiva”.

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