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Alberghi in allarme, incubo debiti dopo le stanze vuote

Situazione complessa per gli alberghi in regione. Con i ricavi  a lungo vicini a zero è cresciuta la voglia di vendere. Si può ripartire con i fondi rotativi che allungano il debito

di Giorgio Costa

Svalutazioni tra un terzo e la metà, molti debiti da pagare, mercato delle vendite sempre più affollato. E’ questa la situazione il mondo degli alberghi in Emilia-Romagna. Sono 4.276 strutture con oltre 146mila camere (il dato della Regione è aggiornato al 31 dicembre 2019 e cinque anni fa gli alberghi erano circa un centinaio di più)  che stanno pagando, assieme alle altre strutture ricettive e al sistema dell’ospitalità, il conto più salato per la crisi Covid che ha portato con sé una flessione marcatissima dei flussi turistici e dei viaggi business con le città d’arte in ginocchio.  Con perdite di ricavi che si attestano tra il 60 e il 70% e ben poco può il sistema dei ristori messo in piedi dal Governo. Tanto che dal lockdowd di marzo 2020, quasi il 20% degli alberghi che aveva chiuso non ha poi riaperto.  

Alberghi, la concorrenza difficile da battere

Un sistema che già si dibatteva tra non pochi problemi – a partire dalla possibilità di affittare attraverso piattaforme online la propria casa che aveva trasformato i centri urbani, e non solo, in un immenso “albergo” diffuso – ma che  rischia di implodere sotto il peso di tante strutture. 

Aumenta la pressione delle vendite

alessandro giorgettiLa situazione è complessivamente molto seria tanto che la voglia di gettare la spugna –  seppure non generalizzata e, anzi, con un settore che cerca tutte le strade per ripartire – inizia farsi largo se è vero che a Rimini la platea di chi vuol vendere ingrossa la fila di giorno in giorno. “Le  informazioni di inizio anno – commenta amareggiato Alessandro Giorgetti, presidente di Fedalberghi, l’associazione che raggruppa oltre la metà delle strutture alberghiere in regione – raccontavano di circa 500 strutture in vendita solo nel riminese, poco meno di un quarto delle 2.227 strutture esistenti. Molti lo fanno per vedere il valore che possono ritrarre dall’immobile e dell’azienda ma di certo qualche anno fa numeri simili non esistevano”. Dati che dimostrano come il settore sia in piena transizione.

La giusta valutazione della struttura

Anche per questo tra Rimini e Riccione è nato da poco HotelScout365, un  progetto promosso dalla società Albergatore Pro fondata da Gian Marco Montanari insieme a Daniele Sarti, specializzata nella consulenza e nei corsi di formazione in ambito alberghiero. Si tratta di un portale, che ha già  in catalogo una trentina di strutture, dal tre stelle sulla riviera  al cinque stelle lusso in Sicilia che serve  come aggregatore delle proposte e per mettere in contatto le controparti e il lavoro del sito consiste soprattutto nella giusta individuazione del valore dell’azienda.

gian marco montanari Già perché, come ha spiegato Montanari al Sole 24 Ore, “fissare il prezzo di un albergo è un lavoro complesso che non può sottostare al calcolo dell’euro per metro quadrato. Nel caso dell’albergo, come per tutte le aziende, non si tratta di vendere solo muri, ma una vera e propria attività, quindi il valore dell’immobile varia in base alla sua capacità di generare reddito”. Tanto che, ovviamente, due  strutture simili, nella stessa zona, possono avere valori molto diversi a seconda del posizionamento di mercato e dei ricavi, da cui dipende il rendimento. Del resto, con gli hotel  a lungo drammaticamente vuoti, se si guarda al medio periodo l’investimento nel ricettivo, ha osservato Montanari, “promette ritorni intorno al 6% lordo”. E il mercato si va facendo sempre più selettivo e attento alle location secondarie, anche perché le piazze maggiori sono ormai sature, spiega Fabrizio Trimarchi, membro Rics e managing partner di Hotel Seeker, operatore specializzato nelle strutture  tra 1 e 10 milioni di euro di valore), che ha dato alle stampe un volume (Hotel Investment & Valuation. Metodologie e casi, Bocconi-Egea, Milano) che si focalizza principalmente sulla stima del valore di mercato e di investimento degli immobili alberghieri; per tale ragione per valutare correttamente un albergo necessariamente serve anche un focus sull’azienda alberghiera stessa e sulle metriche di misurazione delle performance gestionali.

Gian Marco Montanari indica le strategie per gli albergatori. Ecco il video

L’indebitamento da gestire

Per non dire che molti hotel a gestione famigliare sono di fronte alla realtà che il fondatore è in età da pensione e si impone la scelta se impegnarsi in un piano di rilancio o liquidare  e passare la mano. In questo senso la questione finanziaria e della sostenibilità della gestione diventa fondamentale. “Inutile negare – spiega Giorgetti – che siamo diventati un settore ad alto rischio per banche e finanziatori vista la pesante riduzione, se non l’azzeramento, dei flussi di cassa. E’ evidente che ci serve un sistema di finanziamenti su misura tarato su una durata di 20-25 anni e decisivo sarebbe un fondo regionale per la riqualificazione e la ristrutturazione del debito”. Infine uno sguardo alle zone: se il mare ha sofferto non è andata certo meglio per le città d’arte e tanto meno Bologna che ha visto contrarsi in maniera drammatica il turismo d’affari e legato alle fiere. Così come è in mezzo al guado l’Appennino che dopo la grande crisi si era un po’ ripreso grazie alle iniziative della Regione e a una stagione estiva positiva,  ma con la chiusura degli impianti sciistici per tutto l’inverno, peraltro con la neve naturale ben presente, ha accusato un grave colpo:  ciaspole e sci di fondo non possono essere lo strumento per risollevarne le sorti.

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