Renner Italia, una via tra innovazione e responsabilità sociale

Sede a Minerbio, produce vernici per il legno. Impresa davvero controcorrente: ha continuato a crescere anche nel pieno della crisi economica senza mai perdere la bussola dello sviluppo nonostante la tempesta sui mercati mondiali.I numeri confermano: 2,5 milioni di fatturato nel primo anno di attività, poi balzi continui fino ad arrivare ai risultati attuali, con oltre 36,5 milioni realizzati sul mercato interno e il resto all’estero, dove è ormai saldamente radicata.

Non parlategli di cassa integrazione. “Ricorrere agli ammortizzatori sociali per me sarebbe un disonore”. Lindo Aldrovandi è fatto così. Della buona pasta degli imprenditori emiliani capaci di cominciare dal nulla, di considerare l’azienda una grande famiglia dove tutti si danno del tu, dove il welfare è prassi consolidata e dove lo sciopero è uno sconosciuto – nonostante una vigile rappresentanza della Cgil – semplicemente perché le relazioni sindacali sono sempre state ottime. Aldrovandi è ai vertici della Renner Italia di Minerbio, nel Bolognese, che produce vernici per il legno. Impresa davvero controcorrente: ha continuato a crescere anche nel pieno della crisi economica senza mai perdere la bussola dello sviluppo nonostante la tempesta sui mercati mondiali. L’ha fondata nel 2004, iniziando la produzione nella veranda di casa. Aveva 52 anni e ripartiva da zero, dopo essere stato licenziato da una multinazionale di cui era diventato amministratore delegato, iniziando dalle mansioni più umili: era stato assunto come operaio e spazzava i pavimenti. L’umiltà gli è rimasta come un marchio di fabbrica, così come l’attenzione per il benessere dei suoi dipendenti.

La sua Renner Italia, fatta crescere grazie a degli investitori che hanno creduto in lui, oggi è una impresa che con 281 dipendenti fattura oltre 104 milioni. Nel bel mezzo della recessione, mentre altri imprenditori arretravano o addirittura gettavano la spugna, mentre il ricorso agli ammortizzatori sociali subiva clamorose impennate e aumentava la disoccupazione, la Renner continuava a espandersi senza scossoni, assumeva e siglava accordi con la Cgil per la compartecipazione agli utili da parte degli operai. Innovava e diventava un piccolo orgoglio di Minerbio, una impresa ispirata da un lato alla scuola di pensiero di Adriano Olivetti sulla responsabilità sociale d’impresa, e dall’altro pronta ad abbracciare la filosofia del metodo giapponese Kaizen, reso famoso in tutto il mondo dalla multinazionale Toyota e in base al quale le decisioni all’interno di una azienda non calano mai dall’alto ma a rotazione coinvolgono tutti, dagli operai ai dirigenti. Oggi il successo di una impresa che ha saputo dribblare agilmente le difficoltà, Aldrovandi  lo spiega così. “Sembrerò retorico – dice – ma il fenomeno Renner Italia si può spiegare soltanto attraverso la qualità delle persone che fanno parte dell’azienda. Siamo nati alla vigilia della spaventosa crisi mondiale. Quando è arrivata ho incoraggiato i miei: per noi non cambia niente, andavo ripetendo, anzi, è un’opportunità”.

 I numeri confermano: 2,5 milioni di fatturato nel primo anno di attività, poi balzi continui fino ad arrivare ai risultati attuali, con oltre 36,5 milioni realizzati sul mercato interno e il resto all’estero, dove Renner è ormai saldamente radicata. Primo sbocco commerciale è la Russia, con quasi 19 milioni. Seguono l’India, la Francia e la Spagna. Un processo di internazionalizzazione che ha portato alla nascita delle controllate Renner Uk e Renner India.

E che continua: grazie alla partnership con il colosso Asian Paints l’azienda si sta rafforzando sul mercato indiano mentre in Europa si è aperta nuovi varchi in Polonia e in Portogallo. In un mercato saturo, dominato da storiche industrie, ha saputo mettere sul tavolo la carta vincente di una struttura snella, veloce ed efficiente. “La crisi ci ha trovati allenati ed equipaggiati”, dice adesso Aldrovandi. “Dopo quattordici anni – prosegue – siamo un po’ più grandi ma ogni mattina ci svegliamo con lo stesso desiderio di correre al lavoro per dimostrare quello che sappiamo fare”. Recentemente Renner Italia si è anche resa protagonista di una innovazione per abbattere i costi dello smaltimento degli imballi di vernice: fino all’85%. Innovazione unica in Italia, grazie alle latte Evergreen, internamente rivestite da un foglio di polietilene ad alta densità, che aderisce con precisione al corpo e a al fondo del contenitore e che, una volta tolta la vernice, consente di lasciare intonsa la parte metallica dell’imballo, che così può essere riciclato. Con un notevole vantaggio per l’ambiente, visto che riduce drasticamente lo smaltimento di rifiuti speciali. E con un ragguardevole risparmio economico. Una svolta che si accompagna alla nuova gamma Pure, vernici biologiche totalmente slegate da materia prima di derivazione petrolifera. E che conferma la vocazione di Renner Italia a una produzione sostenibile, attenta alla salvaguardia dell’ambiente. Sul fronte della responsabilità sociale di impresa sono invece i piani di welfare aziendale a fare la differenza. Ogni anno i dipendenti ricevono bonus di 500 euro che possono spendere a proprio piacimento, per pagare l’asilo nido per i figli, per libri, cinema, teatro, vacanze, visite mediche. Il tutto mentre l’azienda continua a creare posti di lavoro. Quest’anno è prevista l’assunzione di 30 nuove figure professionali. Con investimenti di 3 milioni di euro nel 2017, altri 3,7 nel corso di quest’anno, Renner Italia si prepara infatti ad ampliare la superficie produttiva con un nuovo capannone. Ampliamento che va di pari passo con il rafforzamento  dell’area commerciale e del marketing, con il rinnovo delle macchine e l’innovazione dei sistemi informativi. Tutto per incrementare una produzione che oggi è arrivata alla quota di 27mila tonnellate all’anno di vernice.    

Natascia Ronchetti