Vent’anni di CSO Italy: novità e prospettive di crescita

taglio nastro Cso

Inagurazione della nuova sede di CSO con i massimi vertici istituzionali del settore. Cso conta 68 soci in Italia che esprimono un fatturato aggregato di oltre il 14%

di Lisa Bellocchi

Vent’anni fa, di marketing agricolo parlavano ancora in pochi. L’importante era produrre, perché c’era chi si ricordava la fame bellica; oppure non-produrre, come stava proponendo (incomprensibilmente per molti) l’Unione Europea con il set-aside e i ritiri programmati di AIMA.

cso logoVent’anni fa a Ferrara nasceva il CSO, Centro Servizi ortofrutticoli, con lo scopo di sviluppare sinergie tra gli operatori, per aumentare la competitività del settore ortofrutticolo italiano.

Partito dalla volontà di 17 Organizzazioni Professionali, radicate tra Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, oggi il CSO conta 68 soci sparsi in tutt’Italia, che esprimono un fatturato complessivo aggregato di oltre il 14% dell’ortofrutta italiana. Dal 2012, a CSO si sono associate anche OP di filiera, cioè operatori degli altri settori connessi all’ortofrutta, come la logistica e il packaging.

I 20 anni sono stati solennemente festeggiati dal CSO inaugurando la nuova sede di via Bela Bartok, nei pressi della fiera di Ferrara; una sede di proprietà (acquisita grazie alla collaborazione della Cassa di Risparmio di Cento) che, per il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, “conferma la volontà del Centro di radicarsi più profondamente nella città estense”; un dato non scontato, oggi che CSO conferma di avere come orizzonte il mondo. Il presidente CSO Paolo Bruni lo ha sottolineato, annunciando che il festeggiamento coincide con la bella notizia che la società si è aggiudicata 3 progetti europei per la promozione dell’ortofrutta italiana all’estero, in Medio ed Estremo Oriente, Stati Uniti ed Europa.

CSO: tre progetti finanziati su altrettanti presentati

cavalier bruni
Paolo Bruni

Un successo al 100% – ha affermato il cavalier Bruni- che si pone come una positiva ripartenza del CSO, grazie forse ad una maturata nuova attenzione europea ai progetti italiani, spesso surclassati da quelli dei Paesi del Nord destinati soprattutto alla promozione della carne”.

In vent’anni l’ortofrutta italiana è cambiata molto: i numeri del CSO

I numeri, le imprese, gli obiettivi aziendali sono stati illustrati dal direttore del CSO, Elisa Macchi.

Il mutamento più significativo ha riguardato il calo dei consumi di ortofrutta delle famiglie italiane, passati da 9,5 a 8,5 milioni di tonnellate, con il 2013 come “annus horribilis”.

Parallelamente, in questi anni, le produzioni di ortofrutta destinata al fresco sono scese da 21,6 milioni di tonnellate a 19,2 milioni di tonnellate. Al contempo l’export ortofrutticolo è salito da circa 3,7 milioni di tonnellate a 4,1 milioni di tonnellate, con un importante sviluppo del biologico (era praticamente zero, oggi supera il 3%) e una vera e propria esplosione della “quarta gamma”, che ha moltiplicato per 5 i propri numeri.

I successi dell’ortofrutta emiliano romagnola sono stati sottolineati dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dal parlamentare europeo Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura UE, dal direttore generale di ISMEA Raffaele Borriello, dall’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, che è intervenuta nella sua veste di presidente di AREFLH, l’Associazione delle regioni ortofrutticoli europee.

A concludere i lavori, la sottosegretaria alla politiche agricole Alessandra Pesce.

presidente Bonaccini per inaugurazione
 

Per Stefano Bonaccini, agricoltura, enogastronomia e turismo unite intelligentemente insieme costituiscono il vero petrolio del nostro territorio, in una regione che mira a tornare alla piena occupazione. “I dati dicono che possiamo farcela” ha spiegato Bonaccini “L’Emilia-Romagna rappresenta da sola il 14% dell’export italiano e attira flussi turistici che nel 2017 hanno portato a 57 milioni di presenze. Gente che viene da noi spinta dal positivo abbinamento tra bellezze naturali, culturali e buon cibo, tanto che la seguitissima guida turistica “Lonely Planet” ha inserito quest’anno l’Emilia-Romagna come “best destination”.

Paolo De Castro ha ricordato che la UE ha ormai completato il Dossier Pere e Mele per l’apertura del mercato Usa, dal quale ci si attendono spazi importanti di crescita, in un clima favorito dalla contestuale apertura UE ad una parte della carne statunitense. La via degli USA potrebbe essere un interessante sbocco, dopo i problemi creati all’ortofrutta italiana dall’embargo russo. Quote non facili da recuperare, secondo il direttore generale di ISMEA, Borriello, perché altri competitor hanno preso il nostro posto su quei mercati. Non a caso ICE/Agenzia, che pure è intervenuta a festeggiare CSO, sta promuovendo insieme Macfrut il sistema melicolo italiano sui mercati africani: Egitto ed Arabia Saudita in particolare.

Secondo la presidente di AREFLH Simona Caselli ci sono anche altre ombre, come l’interrogativo su quel che succederà ai fondi della prossima PAC, dopo il necessario assottigliamento causato dalla Brexit, considerando per di più che la Gran Bretagna è il 4° mercato di destinazione dei nostri prodotti agricoli.

Il CSO – ha ripreso il presidente Bruni – si pone come interlocutore operativo a livello nazionale”. Nel recente “tavolo ortofrutticolo” convocato al Ministero, il Centro ha presentato tre proposte di lavoro: la costruzione del catasto ortofrutticolo; l’apertura di nuovi mercati attraverso la rimozione delle barriere economiche; la soluzione delle problematiche fitosanitarie. 

staff cso
Lo staff del Cso

La richiesta del catasto ortofrutticolo è un tema ricorrente – ha riconosciuto la sottosegretaria Alessandra Pesce – perciò si cercherà di organizzarne la realizzazione, nonostante la riduzione delle risorse a disposizione del Ministero, il MIPAAFT, che aggiungendo all’acronimo la ”T” di turismo va proprio verso l’integrazione auspicata dagli amministratori emiliano romagnoli”.

La Pesce ha sottolineato l’efficacia dell’aggregazione dimostrata dagli operatori ortofrutticoli dell’Emilia-Romagna, che in questo senso possono fare scuola a livello nazionale. 

Aggregazione necessaria specie per l’export, per il quale l’impegno di MIPAAFT già si coniuga con quello del Ministero per lo sviluppo economico. Il tavolo ortofrutticolo – ha concluso la rappresentante del Governo – sarà riconvocato prima della fine dell’anno.

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