Il vino dell’Emilia-Romagna nella morsa della crisi

Con Covid-19 vendite in calo anche oltre il 50% per il vino dell’Emilia-Romagna. Pesano la chiusura dei ristoranti e il blocco dell’enoturismo

di Giorgio Costa

Il vino emiliano-romagnolo fa i conti con la drammatica crisi indotta da Covid-19 che ha ridotto, se non azzerato, le vendite sia quelle dirette in azienda sia quelle che varcano i confini nazionali. E, come sostiene Coldiretti, 4 cantine su 10 sono a rischio chiusura. Con una discesa delle vendite che in alcuni casi ha finito per superare il 50% dei volumi specie per le piccole aziende, mentre le grandi hanno maggiore elasticità grazie all’affaccio nel mercato della Gdo che non ha mai chiuso i battenti. Chi lavorava per il canale Horeca (ristoranti, alberghi, enoteche) ha azzerato gli utili, mentre chi aveva in portafoglio la grande distribuzione organizzata (Gdo) ha limitato i danni. Le cantine vitivinicole hanno cercato di contenere i danni grazie alla diversificazione produttiva e all’assortimento dell’offerta. Come spiega Denis Pantini, responsabile Agricoltura e Industria Alimentare e Wine Monitor di Nomisma. “Il mercato italiano del vino all’inizio del 2020, si è capovolto. Per anni la grande distribuzione ha registrato riduzioni nelle vendite: a fronte di un calo nei volumi si riscontravano aumenti a valore, con i vini Dop che nel quinquennio 2014/2019 mettevano a segno un+17% rispetto ai vini senza indicazione geografica che al contrario calavano del 12%. All’improvviso, in pieno lockdown, sono cresciute le vendite dei vini generici sia a volume che a valore di un 17%, contro i Dop fermi a un +8%”.

Vino dell’Emilia-Romagna, settore che andava a gonfie vele

Ma vediamo, prima di addentrarci nei meandri della crisi, e della possibile ripartenza, i numeri della vitivinicoltura regionale. Sono 19.000 le aziende impegnate nel settore del vino che rappresenta il 9% della Plv (Produzione lorda vendibile) dell’Emilia-Romagna che vale circa 6,5 miliardi di euro; la regione è tra le prime 3 italiane per produzione di vino con 8.751.000 hl prodotti. La superficie vitata è pari a 51.000 ettari di cui in montagna il 5%, in collina il 24% e in pianura il 71%. L’export, sempre più rilevante, era arrivato a superare i 300 milioni.

Le rese per ettaro in Emilia-Romagna sono al massimo storico, oltre 200 quintali, con una produzione di vino e mosti superiore a 8 milioni di ettolitri. A guadagnare di più da tanto generoso raccolto è stata la produzione di vini da tavola, cresciuta nel 2018 di oltre il 50% rispetto al 2017 ma soprattutto di un terzo superiore alla media storica della regione, quando invece per i vini Doc il 2018 si è configurato un anno “medio”, pur in recupero sulla produzione degli anni scorsi. Come per molte altre regioni italiane, anche in Emilia-Romagna si sta virando la produzione verso il vino bianco, che nel 2018 ha toccato quota 4,1 milioni di ettolitri e il 56% del totale, decisamente al massimo storico.

mappa vini emilia-romagna

La crisi dei “piccoli”

La forte difficoltà in cui è caduto il settore è grave da Rimini a Piacenza. Come emerge chiaramente dalla voce degli imprenditori, a soffrire maggiormente sono le imprese minori e quelle che hanno una distribuzione legata essenzialmente al settore dei bar e della ristorazione. E in questo caso dal Lambrusco al Pignoletto, dal Gutturnio al Cabernet, è letteralmente un disastro con perdite di vendite e quindi di fatturato raramente inferiori al 50%. Anche perché è venuto meno il canale di sbocco della cessione diretta nel punto aziendale e non è restata che la via delle vendite on line o della consegna diretta alla clientela.

vigneti azienda agricola reggiana di borzano

L’azzeramento dell’enoturismo è il dato che più colpisce le aziende agricole medio-piccole. “Avevamo prenotazioni da molte parti d’Europa – spiega Fabio Coloretti dell’azienda agricola Reggiana di Borzano di Albineama è venuto tutto meno. Così come è stato azzerato quel 40% di fatturato che arriva da bar e ristoranti, mentre anche le cessioni nel punto vendita, nonostante sia cresciuta la consegna a domicilio, sono crollate del 70%. Di fatto siamo passati da 30mila euro di vendite al mese nel 2019 a circa 5mila da marzo 2020. Di fatto è solo l’e-commerce che ci permette di sopravvivere”.  Minori vendite nell’ordine del 50% per la gran parte delle aziende vitivinicole piacentine mentre va decisamente meglio ai “colossi” della Romagna.

Le grandi imprese reggono il mercato

logo Caviro

Se è vero che da Ravenna parte circa il 25% del prodotto che la regione esporta, ad aiutare il mercato ci pensa Caviro che riunisce 12.800 viticoltori. Come spiega Simonpietro Felice, direttore generale di Caviro, “il Tavernello cresce del 5% mentre i vini Doc fanno registrare una crescita del 35%”. Il “miracolo” è presto spiegato: l’azienda produce in prevalenza per la grande distribuzione e gli appassionati di vino è lì che sono andati a comprare in questi mesi. Di fatto il cambio dei consumi ha favorito, e non danneggiato, l’azienda che mette i suoi prodotti (anche più pregiati) sugli scaffali della Gdo e chi non va al ristorante compra lì anche le etichette medio alte.

Da qui in avanti cosa succederà

Secondo i dati disaggregati per regione resi noti dall’Istat analizzati da Winenews nei primi tre mesi del 2020 l’export dei vini dell’Emilia-Romagna ha dimostrato capacità di tenuta. Con 75 milioni di euro, infatti, ha registrato un +0,8% sull’anno precedente. E’ evidente che il numero che preludeva a un anno positivo diventerà negativo appena la rilevazione sarà estesa all’intero periodo del lockdown.

Il faentino Giorgio Melandri, esperto del settore, critico e produttore, al sito specializzato emiliaromagnavini ha espresso la sua visione sul futuro. “Dovessi fare una previsione sui prossimi mesi scommetterei su un cambiamento del mercato che dividerà sempre di più le filiere: da una parte i vini commodity, sempre più buoni e convenienti, dall’altra l’alto artigianato, specializzato”.

Nella situazione attuale, il settore del vino ha incentivato il canale dell’online, ma ovviamente non basterà, come pure la consegna a domicilio.

Servono risorse per promuovere l’export di vino sui mercati mondiali, perché allora – osserva Andrea Betti, vicepresidente di Confagricoltura regionale – non attingere ai fondi statali stanziati per la promozione del ‘made in Italy’ o a quelli regionali volti a rilanciare l’immagine dell’Emilia-Romagna, attraverso una nuova identità territoriale in chiave turistica che non può prescindere, per sua natura, dalla cultura materiale e dal binomio cibo-vino”albanabianco

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