La nuova mobilità in regione vale 6,2 miliardi di fatturato

auto elettrica

Uno studio di Confindustria Emilia stima l’impatto della mobilità elettrica sul tessuto produttivo: creerebbe anche 9.800 posti di lavoro, con effetti non solo sull’automotive, ma anche su altri settori

di Natascia Ronchetti

Auto, ma non solo. Anche camion, treni, veicoli per le costruzioni e l’agricoltura. Tutti elettrici. La rivoluzione è iniziata e si chiama new mobility. Un nuovo modo di muoversi – a partire dai grandi centri urbani, dove entro il 2050 si concentrerà in Europa il 66% della popolazione – che potrebbe avere un impatto in Emilia-Romagna di 6,2 miliardi di fatturato con la creazione di 9.800 posti di lavoro, se le aziende riconvertiranno il portafoglio dei loro prodotti, eliminando quelli obsoleti e abbracciando nuovi modelli di business.

Nuova mobilità: lo studio

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Valter Caiumi, presidente dell’associazione degli industriali

I numeri arrivano da uno studio condotto da Confindustria Emilia (Ferrara, Modena, Bologna), che annovera 3.200 imprese associate. “Aziende che stanno cercando di comprendere i cambiamenti in atto”, dice Valter Caiumi, presidente dell’associazione degli industriali dell’area, uno convinto che il territorio lungo la via Emilia e il suo sistema produttivo “costituiscono un modello che si distingue nel panorama nazionale ed europeo”; un sistema “capace di cogliere le opportunità che si presentano”. Per ora siamo in una fase di transizione verso una trasformazione a 360 gradi del modello di business, sulla scia di una tendenza consolidata e inarrestabile verso una elettrificazione che riguarderà tutti i veicoli. Per gli industriali il cambiamento è già iniziato – oggi le auto elettriche in Europa costituiscono il 7% del mercato, le stime più recenti dicono che entro il 2030 il 30% dei veicoli saranno alimentati dall’elettricità – e ora si tratta di aumentare gli investimenti per accelerarlo, per esplorare le nuove frontiere della trasformazione, arrivando a navi e aerei. Una rivoluzione che riguarderà prima di tutto – ma non solo – la Motor valley, con le sue grandi case automobilistiche – da Ferrari a Maserati a Lamborghini – e la filiera della componentistica. Che richiederà integrazione del portafoglio dei prodotti per riuscire a competere a livello internazionale ma anche un rapporto forte tra istituzioni e imprese. “Molto infatti – spiega Stefano Domenicali, ceo di Automobili Lamborghini e presidente della filiera dell’Automotive di Confindustria Emilia – dipenderà dal rapporto di integrazione tra la pubblica amministrazione e il privato. E sotto questo profilo c’è bisogno di un collegamento più stretto tra politica e imprese”.

La Regione Emilia-Romagna è già pronta

E non solo perché il 90% della rete ferroviaria regionale, per un totale di 44 milioni di passeggeri all’anno, è già elettrificata. O perché, solo sul territorio del comune di Bologna l’azienda di trasporto pubblico Tper vanta già una flotta di mezzi elettrici che equivale al 40% del totale. “Abbiamo avviato una politica industriale di transizione – spiega infatti l’assessore allo sviluppo e al lavoro dell’Emilia-Romagna, Vincenzo Collaperché occorre fare una grande riconversione prestando particolare attenzione alla velocità del cambiamento. Per questo abbiamo bisogno di un grande new deal delle competenze e dei saperi, investendo sulla scuola, sulla formazione, sulle lauree professionalizzanti”. Un tema che risveglia grande attenzione tra le imprese, perché la new mobility, all’insegna della sostenibilità e delle tecnologie più all’avanguardia, rappresenta una grande occasione per rafforzare la competizione sul mercato globale. Una sfida. “Chi riuscirà a evolversi – dice Domenicali –, avrà il successo maggiore”.

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Vincenzo Colla assessore attività produttive Emilia-Romagna
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