Presentati a Bologna i dati del Rapporto Greenitaly 2017 di Fondazione Symbola e Unioncamere

L’Italia crede nella green economy

Mantiene il quarto posto nella Ue per eco-efficienza e quinto per eco-tendenza. Tre milioni di green jobs, il 13,1% degli occupati. 355 mila imprese made in Italy (27,1% del tot.) ripartono con la green economy: sono maggiormente competitive, esportano e assumono di più. L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per assunzioni previste e quarta per numero di imprese che investono nel settore verde. Bologna nella top ten nazionale

Con 32.960 assunzioni di green jobs programmate dalle imprese nel 2017, il 10,4% del totale nazionale, l’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per numero di assunzioni verdi previste. Sono 29.480 le imprese “verdi” che portano l’Emilia Romagna in quarta posizione nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende che hanno investito in green economy.

Sono questi alcuni numeri, riferiti all’Emilia-Romagna, di GreenItaly 2017, il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere italiana, promosso in collaborazione con il Conai, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e con il contributo di Ecopneus che è stato presentato al Centro Servizi IMA di Ozzano dell’Emilia (Bo).

Sono Bologna, Modena e Reggio Emilia le province che maggiormente contribuiscono alla posizione dell’Emilia Romagna sul terzo gradino del podio dei green jobs.

Bologna con le sue 8.960 mila assunzioni programmate di green jobs nel 2017 è non solo la provincia più virtuosa dell’Emilia-Romagna, ma anche la sesta italiana; Modena a quota 6.660 è ottava a livello nazionale e Reggio Emilia con 4.040 previste è la ventesima nel Paese.

Stessa leadership ancora per Bologna che con le sue 7.390 imprese green è la provincia più virtuosa dell’Emilia-Romagna ed è all’ottavo posto in Italia.

Seconda nella classifica green Modena con 5.090, terza Reggio Emilia a 3.350. Seguono Parma con 3.100, Rimini 2.400, Forlì-Cesena 2.390, Ravenna 2.330, Piacenza con 1.750 e Ferrara a 1.690.

I casi di imprese virtuose in regione

E’ un esempio eccellente della nostra green economy proprio  IMA Spa. una delle più importanti imprese al mondo nella produzione di macchine automatiche per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici e alimentari, gioiello della packaging valley emiliana, attenta all’impatto economico, sociale e ambientale del ciclo produttivo. Un’azienda che aderisce ai principi della sostenibilità e della responsabilità sociale di impresa. Sempre in provincia di Bologna, anzi proprio in città, ha sede un’altra delle eccellenze green italiane: lo studio Mario Cucinella Architects, tra i più importanti attivi oggi in Europa nella progettazione architettonica con particolare attenzione alle questioni della sostenibilità, del design industriale e della ricerca tecnologica. Ancora per la provincia di Bologna, una eccellenza è Tazzari, produttore di un quadriciclo pesante elettrico con telaio in alluminio incollato con colle di derivazione aerospaziale che garantisce massima sicurezza e alte prestazioni. Ha base nella provincia di Modena Florim Ceramiche che utilizza polveri, impasti e residui della lavorazione di altri prodotti che normalmente l’azienda dovrebbe inviare allo smaltimento per realizzare lastre ceramiche. Passando alle imprese green della provincia di Rimini si ricorda Ecomat ideatrice del sistema Oltremateria, per la creazione di ambienti eco-compatibili attraverso pavimenti e rivestimenti continui a base d’acqua, atossici e certificati. Per Ferrara si può citare Greentech produttrice di un pavimento che utilizza totalmente plastica riciclata. Ha sede in provincia di Reggio Emilia la Zare con il suo impianto per la stampa 3d del metallo più grande del mondo: la macchina consente di produrre pezzi con pesi minori rispetto alla manifattura tradizionale, che si traducono in minori quantità di energia necessaria per la loro movimentazione nel contesto del macchinario su cui operano.

La green economy è dunque un formidabile fattore di competitività ed è stata in questi anni difficili la migliore risposta alla crisi, una strada che guarda avanti e affronta le sfide del futuro incrociando la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, la coesione sociale, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech.

A illustrare i dati il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci e il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli in un incontro coordinato dal direttore del Quotidiano Nazionale Paolo Giacomin al quale sono intervenuti anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e Alberto Vacchi, numero uno di Confindustria Emilia Area Centro nonché al vertice di IMA Spa.

Il rapporto, alla ottava edizione, misura e pesa la forza della green economy nazionale: più di un’impresa su quattro dall’inizio della crisi ha scommesso sulla green economy, che in Italia significa più ricerca, innovazione, design, qualità e bellezza. Sono infatti 355mila le aziende italiane, ossia il 27,1% del totale, dell’industria e dei servizi che dal 2011 hanno investito in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Una quota che sale al 33,8% nell’industria manifatturiera, dove l’orientamento green si conferma un driver strategico per il made in Italy, traducendosi in maggiore competitività, crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell’occupazione. E nel 2017 si è registrata una vera e propria accelerazione della propensione delle imprese a investire green: lo scorso anno ben 209 mila aziende hanno investito su sostenibilità ed efficienza, con una quota sul totale (15,9%) che ha superato di 1,6 punti percentuali i livelli del 2011.

Alla nostra green economy si devono già 2milioni 972mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra che corrisponde al 13,1% dell’occupazione complessiva nazionale, destinata a salire ancora. Dalla nostra economia ‘verde’ sono arrivati infatti lo scorso anno altri 320 mila green jobs e considerando anche le assunzioni per le quali sono richieste competenze green si sono aggiunti ancora 863 mila occupati. Insieme all’occupazione la green economy crea anche ricchezza: i circa 3 milioni di green jobs italiani contribuiscono infatti alla formazione di 195,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 13,1% del totale complessivo.

Il salto competitivo e innovativo che la green economy riesce a far compiere alle imprese trae forza anche dal forte connubio “green-R&S”, perché, ad esempio, le medie imprese industriali che investiranno quest’anno in ricerca e sviluppo sono il 27% tra quelle che puntano sull’eco-efficienza e solo il 18% tra le altre.

Questo dato trova una conferma nei dati sui green jobs (ingegneri energetici o agricoltori biologici, piuttosto che esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto, ecc.): nell’area aziendale della progettazione e della ricerca e sviluppo i green jobs rappresentano il 60% delle assunzioni previste per il 2017. Un tema che si collega a doppio filo con il Piano Nazionale Impresa 4.0, ovvero l’impegno pubblico del governo per sostenere la quarta rivoluzione industriale.  Molte delle tecnologie abilitanti richiamate nel Piano rispondono infatti a necessità delle imprese di ridurre impatti di tipo energetico e/o ambientale piuttosto che di rendere i processi più efficienti (ad esempio riducendo sprechi e riutilizzando materiali). Non è un caso che le medie imprese industriali che investono nel green siano molto più a conoscenza delle altre delle misure contenute nel Piano (due terzi contro neanche la metà delle non  investitrici green).

GreenItaly 2017 dice che la green economy è una efficace leva per lo sviluppo, un paradigma produttivo sempre più forte e diffuso nel Paese. In termini di imprese, che in numero crescente fanno scelte green. E in termini di risultati, nei bilanci, nell’occupazione. Un modello che ha a cuore la crescita delle comunità e la qualità della vita dei territori. Il 69% delle medie imprese green si impegna in sostegno alla sviluppo del proprio territorio, mentre tra le imprese non green tale percentuale scende al 36%.

Le imprese green sono protagoniste della ricerca e dell’export

Le aziende della green Italy sono più propense più propense a investire in ricerca: nel 2017 la diffusione della divisione ricerca e sviluppo tra le medie imprese manifatturiere che hanno investito in prodotti e tecnologie green nel triennio 2014-2016 è a quota 27%, contro il 18% delle non investitrici.

Ricerca e sviluppo sostengono i risultati in termini di fatturato ed export. Nel 2016 le medie imprese manifatturiere che investono green hanno avuto un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore rispetto al resto delle imprese: hanno incrementato l’export nel 49% dei casi, a fronte del 33% di quelle che non investono nel verde. Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2015 e 2016, nel 58% delle imprese che investono green, contro il 53% delle altre.  E per quest’anno si aspettano di avere un incremento del fatturato il 57% delle imprese green contro il 53% delle altre.

La green economy fa bene all’occupazione

Le assunzioni di green jobs programmate dalla imprese per il 2017 sono 318.010. I green jobs, pur così importanti e di crescente interesse per il nostro sistema produttivo,  sono figure che per le imprese sono di più difficile reperimento, per le quali è richiesta più esperienza e un livello di qualificazione più elevato. Aspetti che richiamano importanti implicazioni sul versante della formazione. Queste figure si caratterizzano poi per una maggiore stabilità contrattuale: le assunzioni a tempo indeterminato sono oltre il 46% nel caso dei green jobs, quando nel resto delle altre figure tale quota scende a poco più del 30%. Ai green jobs in senso stretto vanno poi aggiunte le assunzioni per le quali sono richieste competenza green che sono altre 863mila.

 Dove sono più richiesti i green jobs

La prima regione per numerosità assoluta di assunzioni programmate di green jobs in senso stretto è la Lombardia, dove se ne contano quasi 81.620, pari a poco più di un quarto del totale nazionale (25,7%), seguita a distanza dal Lazio, con 35.080 assunzioni (11% del totale nazionale), dall’Emilia Romagna con 32.960 di green jobs (10,4%), quindi da Veneto a quota 30.940 e Piemonte con 24.340. Troviamo quindi la Campania (17.680), la Toscana (16.470), la Puglia (14.300), la Sicilia (12.250) e la Liguria (9.300).

Avvicinandoci ancor di più ai territori, le prime province per numerosità assoluta di green jobs programmate sono le grandi realtà di Milano, con 42.910 assunzioni, e Roma, con 29.480. In terza posizione c’è Torino, dove la domanda di green jobs è di 15.070 unità, quarta Napoli con 9.670 assunzioni, quinta Brescia con 9.110 assunzioni.

La ricerca è disponibile a questo link 

http://www.symbola.net/assets/files/GreenItaly%2017_1509970511.pdf