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Horizon Europe, come si sta organizzando l’Italia?

 

di Veronica De Capoa

Le potenzialità ci sono, le capacità anche ma permangono luci e ombre. In altre parole si potrebbe fare di più. E’ quanto emerso nell’incontro “Innovazione in Horizon Europe”, il focus sul programma europeo per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027 moderato da Marina Silveri – direttore operativo di ART-ER che si è svolto il 17 giugno 2021, nel corso della due giorni di R2B – Research to Business, Salone internazionale della ricerca industriale e delle competenze per l’innovazione, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e organizzato da ART-ER per il secondo anno in versione digitale.

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Focus dell’incontro sono stati i programmi regionali, nazionali e europei che offrono opportunità e risorse per l’innovazione. In particolare, ha sottolineato Silveri, “c’è il tema dell’integrazione dei diversi strumenti, il tema di preparare il sistema Paese ad accogliere tutte le opportunità per essere competitivi a livello europeo ed infine il tema di costruzione, sviluppo ed integrazione degli ecosistemi“.

Ma qual è lo stato dell’arte del programma Horizon Europe e come l’Italia si sta organizzando per affrontare una performance adeguata e competitiva?

La necessità di un Sistema Italia

A fare il punto della situazione è stato Raffaele Liberali – consigliere del Ministro per le relazioni con le Istituzioni Comunitarie presso il Ministro per l’Università e la Ricerca.

L’Italia a livello comunitario ha partecipato con luci ed ombre, certamente al di sotto delle possibilità reali. Siamo dei grandi partecipanti ma dei piccoli vincitori – ha affermato –. L’Italia partecipa molto ma partecipa male o non sempre bene perché non esiste il Sistema Italia”. In secondo luogo, ha sottolineato Liberali, sarebbe necessario incidere fin dalla concezione dei progetti e non soltanto dopo, quando il Progetto è già delineato. Per non perdere terreno è quindi necessario fare squadra di tutti i rappresentanti a livello comunitario, in tutti i comitati e nelle diverse realtà particolarmente in questo momento in cui è necessario assicurare una logica esatta su tutti i fronti. Il Sistema Italia non è facile da realizzare – ha ribadito Liberali – perché ci troviamo di fronte a 21 realtà diverse e in competizione. Bisogna però creare una rete nazionale”.

Coaching e informazione

Un concetto in parte ribadito anche da Andrea Fosfuri – rappresentante italiano configurazione EIC di Horizon Europe – che nel descrivere l’European Innovation Council ha sottolineato come l’Italia sia all’avanguardia per la ricerca scientifica ma soffra di uno svantaggio competitivo per quel che riguarda la tecnologia del mercato: non c’è sufficiente venture capital e le imprese fanno fatica a scalare.

L’EIC, con un budget di oltre 10 miliardi per il 2021-2027, propone tre tipologie di supporto l’EIC Pathfinder, finanziamenti per la ricerca di base, EIC Transition, finanziamenti per piccoli consorzi o monobeneficiari ed EIC Accelerator, grande novità, è un vero e proprio venture capital anche per singole imprese. Le imprese italiane, ha spiegato Fosfuri, sono molto interessate ma rimangono ancora poco vincenti. Per questo occorre appoggiare maggiormente le imprese in termini di coaching e di informazione, favorire il coordinamento nazionale per riuscire ad influire sui programmi. L’ecosistema innovativo ha bisogno di massa critica formata da università, venture capital, azienda.

L’importanza dell’approccio ecosistemico

Occorre un approccio ecosistemico come sottolineato da Magda De Carli – capo Unità “European Semester & Country Intelligence”, DG Ricerca ed Innovazione, Commissione europea – ossia lavorare in maniera sistemica a tutti i livelli: locale, nazionale, europeo. Esistono numerosi strumenti che possono essere utilizzati in maniera adeguata solo attraverso una visione strategica.

Le principali novità del Programma Horizon Europe riguardano quindi proprio un maggior coordinamento tra le diverse politiche che vadano verso un allineamento e una semplificazione generale. Altra novità è la possibilità per i progetti selezionati da Horizon ma non vincitori di essere finanziati da altri fondi anche grazie ad una sorta di certificazione di eccellenza.

In Emilia-Romagna gli ecosistemi ci sono

Entrando nello specifico Morena Diazzi – direttore generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa, Regione Emilia-Romagna – ha descritto il sistema regionale mettendo in evidenza come in regione gli ecosistemi esistano già. Il sistema regionale di ricerca e innovazione, ad esempio, riunisce Enti di ricerca nazionali e internazionali, il sistema universitario regionale, Autorità e Agenzie Internazionali, il sistema regionale dell’Alta Formazione, le infrastrutture di ricerca, l’Industria 4.0. La Regione ha inoltre individuato alcune priorità strategiche, in particolare la motor valley, l’energia, l’industria culturale e del benessere. Alle quali si aggiungono l’aerospazio e le grandi infrastrutture. In questo senso è altissima l’attenzione alle azioni di sistema, alle relazioni e partneriati, alle capacità di fare network oltre alla definizione di obiettivi degli ecosistemi per evitare la competizione one to one.

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