USA dopo la crisi, la lezione del 2008

 L’esperienza fa pensare agli USA dopo la crisi da Covid-19 con possibili investimenti per le imprese italiane già ben presenti in loco

charles Bernardinidi Charles Bernardini, socio, Nixon Peabody LLP

(intervento dell’avvocato nel recente webinar su investimenti in USA)

La borsa statunitense è in recupero dopo il crollo di marzo. I mercati ormai guardano oltre la crisi e scommettono sugli USA come Paese fra i primi ad uscire dalla crisi. Questa previsione in parte è dovuta alla rivalutazione già in atto della supply chain Asia, in particolare per prodotti adesso riconosciuti come essenziali per la sicurezza e l’economia di un Paese, incluso farmaceutici, componenti auto, medicali.

Italia – USA: il rapporto

Gli Stati Uniti d’America rappresentano il più importante mercato fuori Europa per prodotti italiani e il terzo in assoluto per le esportazioni tricolori.

Secondo uno studio della Columbia University, mentre nel 2015 i Paesi nel mondo con più ampia popolazione erano Cina, India e Usa (questo con 314 milioni di persone), nel 2055 saranno sempre questi tre, ma con ordine inverso: India, Cina e USA (con 397 milioni di persone).

Perciò, gli USA rimarranno uno dei più grandi mercati nel mondo, dove – secondo un sondaggio dell’Istituto Piepoli – i prodotti italiani sono conosciuti per immagine di qualità, design, originalità, alto prezzo, status symbol.

Un sondaggio di Investar-Unicredit ha concluso che: “Il 90% degli americani aumenterebbe la percentuale di acquisti di prodotti italiani a fronte di una maggiore affidabilità dei servizi post vendita”.

Dopo la crisi del 2008 – la più profonda dalla depressione del ‘29 – il mercato statunitense ha recuperato prima di qualsiasi altro Paese nel mondo esclusa la Germania, mentre la ripresa italiana rimaneva per anni più debole dopo.

Perciò, le aziende italiane che prima del 2008 avevano messo in piedi produzione o almeno distribuzione in proprio negli USA, per il mercato nordamericano, hanno beneficiato di quella ripresa, potendo controbilanciare il mercato stagnante italiano.

Gli investimenti italiani in USA 

Infatti, negli anni 2013-2019, il livello di investimento in USA di aziende italiane è aumentato in modo impressionante. Secondo l’agenzia americana Seledt USA, all’inizio 2019 il fda foreign direct investment in USA raggiungeva $ 35,7 miliardi, con circa 79.000 posti di lavori, in particolare in settori quali componenti auto, macchine industriali e utensili, prodotti alimentari e di consumatori, ceramiche, ingegneria, IT servizi e software.

Potrebbe sorprendere il fatto che fra questi investimenti ci sono molte PMI italiane, con impieghi “modesti” ma strategici, che permettono loro di presentarsi ai clienti americani come “azienda americana” e, perciò, di minimizzare l’aspetto della mancanza di servizio o di responsabilità civile e di affrontare il trend (cominciato prima della emergenza da Coronavirus, ma previsto in accelerazione dopo) di pressione “Buy America”.

Incentivi economici per investire in USA dopo la crisi 

Molti degli investimenti italiani in USA si sono potuti avvalere del sistema fiscale particolare americano che permette ai governi locali (Comuni, Contee, Stati) di decidere il livello di tassazione locale e, perciò, di offrire incentivi economici per attirare investimenti.

Infatti, si stima che circa il 50% degli investimenti manifatturieri in USA ricevano incentivi, i quali potrebbero arrivare al10-20% dell’investimento.

I criteri per ricevere questi incentivi sono: creare nuovi posti di lavoro o (in caso di un acquisto di azienda esistente), mantenere di posti presenti, e investire un minimo livello in immobili, macchinari o ristrutturazione. 

I mezzi di intervento includono: crediti d’imposta, contributi a fondo perduto, prestiti diretti a tasso basso, garanzie governative su prestiti privati, titoli obbligazionari per finanziare costruzioni, infrastruttura, rimborso spese per formazione, spese professionisti, acquisto di terreno, pulizia ambientale, esoneri fiscali o riduzioni di imposte sulle vendite, su energia e sugli immobili.

Esempi di investimenti italiani fatti in USA con incentivi:

UNO

Azienda italiana, prodotti alta tecnologia

impegno: confermare 20 dipendenti di azienda americana acquistata, assumere 10 nuovi in 3 anni

investimento: $5 millioni USD

incentivi: $675.000 in questo modo distribuiti, dalla Contea rimborso formazione, dallo Stato crediti d’imposta, dal Comune contributo fondo perduto per impianto antinquinamento.

DUE

azienda italiana, macchine industriali

impegno: assumere 12 dipendenti in 2 anni

investimento: $3 milioni USD in magazzino, apparecchiatura

incentivi: $600.000 esenzione da imposte immobiliari in 10 anni; immobili dal Comune a prezzo scontato.

TRE

azienda produttrice di materiale per edilizia

impegno: 90 posti di lavoro in 3 anni; stipendio lordo medio $50.000/anno

investimento: $25.000.000 USD

incentivi: $3.750.000 (infrastruttura, formazione dei dipendenti, crediti d’imposta).

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