Newlat: dalla Latte Giglio al polo da 500 milioni

L’evoluzione del gruppo alimentare Newlat di Reggio Emilia che avrà due società quotate in Borsa e occuperà un ruolo di primo piano nel mondo food “made in Italy” con latte e derivati, pasta, e sostitutivi del pane

di Stefano Catellani

“Il 2019 è stato un altro anno importante per tutto il Gruppo Newlat. È iniziato con il progetto di quotazione concluso con successo il 29 ottobre sul segmento Star di Borsa Italiana. La quotazione è stata solo una delle tante soddisfazioni che il 2019 ci ha dato, infatti la crescita del business è stata pari al +4,9% (ricavi consolidati aggregati pari a 320,9 milioni realizzati per il 53,9% in Italia e per il 28,6% in Germania), con 1.000 dipendenti e un ebitda che si incrementa del +16,9% ed un risultato netto in aumento del 73,2%. Il miglioramento della profittabilità è stato possibile grazie a una maggiore attenzione verso i costi e a un migliore business mix. Questi dati ci fanno ben sperare che l’azienda sarà capace di soddisfare le aspettative del Piano Industriale 2020, continuando con la crescita organica e avviando importanti progetti per nuove acquisizioni mirate alla creazione di un forte gruppo industriale italiano basato sulle filiere del latte e del grano”.

Angelo Mastrolia
Angelo Mastrolia

Da Reggio Emilia, dove Newlat ha la sede, il presidente Angelo Mastrolia commentava così un 2019 di successo, ma già nei primi mesi del 2020, nonostante la pandemia Covid 19, il piano mirato a nuove acquisizioni ha marciato a tappe forzate.

Il programma dell’imprenditore Angelo Mastrolia per creare intorno alla Newlat di Reggio Emilia un polo alimentare capace di fatturare 500 milioni di euro acquisendo il controllo della Centrale del Latte d’Italia di Torino (CLI) avanza quindi a grandi passi.

In attesa dell’Opas che in estate completerà la definizione del pacchetto societario (anche la Centrale del Latte d’Italia è quotata a Piazza Affari su Star) Angelo Mastrolia, ma anche i figli Giuseppe e Benedetta, sono già entrati nel consiglio di amministrazione della Centrale del Latte d’Italia che rimarrà quotata in Borsa (è sul Listino di Milano dal 2000) e il consiglio di amministrazione uscente ha approvato la fusione di Centrale Del Latte della Toscana e Centrale del Latte di Vicenza in Centrale del Latte d’Italia.

Giuseppe Mastrolia
Giuseppe Mastrolia

Ma c’è di più: nonostante la pandemia che ha impattato sui consumi, specialmente di prodotti freschi, i dati preconsuntivi di vendita della CLI del primo trimestre infatti evidenziano un significativo miglioramento del fatturato e dei margini e altrettanto si può dire per Newlat.

L’identikit di Newlat

Newlat Food è nata nel 2004 per consolidarsi attraverso una serie di acquisizioni strategiche che hanno permesso al gruppo di crescere e  diventare tra i maggiori produttori nel panorama agro-alimentare italiano.

Il gruppo è attivo nei settori pasta, lattiero-caseari, prodotti da forno e prodotti speciali, in particolare health & wellness, gluten free e cibo per l’infanzia.

Il salto dimensionale, quasi un raddoppio per Newlat, è legato all’accordo appena sottoscritto con i principali soci della Centrale del Latte d’Italia di Torino che è presente in Piemonte, Liguria, Toscana e in altre regioni con marchi prestigiosi legati al mondo del latte: Tappo Rosso a Torino, Mukki a Firenze, Latte Tigullio a Rapallo e la Centrale del latte di Vicenza Marchi che si aggiungeranno a quelli di Newlat nata intorno alla reggiana Giglio che si è integrata con Ala, Torre in Pietra, Polenghi Lombardo, Optimus, Matese, Fior di Salento e il settore “derivati del grano” con marchi storici del made in Italy Buitoni, Ciccarese, Corticella, Delverde, Guacci e Pezzulloe con aziende tedesche Güdo (senza glutine), Krokkis 3Glocken e Birkel.

Newlat ha acquisito la partecipazione di maggioranza in Centrale del Latte d’Italia, pari al 46,24%, al prezzo di euro 1 per azione + 0,33 azioni ordinarie Newlat Food per ciascuna azione della Centrale del Latte d’Italia.

Alla fine dell’operazione alcuni azionisti della Centrale del Latte d’Italia reinvestiranno in Newlat Food per mantenere una partecipazione del 5,3%.

Grazie alla combinazione industriale di Newlat Food e CLI, il nuovo gruppo rappresenterà il terzo operatore italiano del settore Milk & Dairy e vanterà una capacità produttiva completa e competitiva.

Benedetta Mastrolia
Benedetta Mastrolia

I prossimi passi

Per effetto dell’acquisizione della partecipazione rilevante in CLI la Newlat Food sarà tenuta a lanciare un’offerta pubblica di acquisto e di scambio obbligatoria (un’Opas) sulle rimanenti azioni ordinarie CLI alle stesse condizioni fissate con i venditori della quota di controllo ovvero la Finanziaria Centrale del Latte di Torino S.p.A., Lavia – Società Semplice, Luigi Luzzati, Marco Fausto Luzzati, Carla Luzzati e Sylvia Loew. Una “tecnicalità” che si concluderà in fretta perché Newlat Food ha perfezionato con successo l’acquisizione del controllo della Centrale del Latte d’Italia quindi si sono verificati i presupposti giuridici per la promozione di un’offerta pubblica di acquisto e scambio obbligatoria totalitaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Centrale del Latte d’Italia.

L’Opas ha, pertanto, a oggetto un massimo di 7.339.778 azioni ordinarie dell’emittente, con valore nominale unitario di 2,06 euro, rappresentative del 52,43% del capitale. Newlat sta provvedendo a depositare presso Consob il documento d’offerta, che sarà pubblicato al termine dell’istruttoria da parte dell’Authority.

L’offerta, dato rilevante, non è finalizzata alla revoca delle azioni CLI dalla quotazione sul MTA, Segmento STAR (delisting).

Il gruppo Centrale del Latte d’Italia ha 4 stabilimenti a Torino, Firenze, Rapallo e Vicenza dove vengono lavorati circa 119 milioni di litri di latte all’anno che diventano circa 120 prodotti. Sugli stabilimenti sono stati effettuati forti investimenti in automazione, che hanno fatto accrescere l’indebitamento. Al 31 dicembre 2019 il gruppo CLI ha fatturato circa 180 milioni di euro con 415 dipendenti e aveva un ebitda di 6,5 milioni e una posizione finanziaria netta negativa per 77,3 milioni.

L’operazione è finalizzata al consolidamento del mercato lattiero-caseario italiano, attraverso l’integrazione di due tra i principali operatori del settore, come Newlat Food e CLI, che presentano importanti elementi di complementarietà come posizionamento geografico, oltre ad un significativo potenziale sinergico. Il progetto industriale prevede che CLI diventi la piattaforma di riferimento per l’intero mondo lattiero-caseario dell’entità risultante dall’operazione facendo leva, tra l’altro, sulle filiere produttive di alta qualità regionali della Toscana e del Piemonte e sulla continuità manageriale rappresentata da tutti i manager e collaboratori che saranno convolti nell’importante progetto di crescita sotto la guida di Angelo Mastrolia, presidente esecutivo di Newlat Food, ed Edoardo Pozzoli, già direttore generale e attuale amministratore di CLI.

Newlat in Borsa
Newlat in Borsa

Newlat sotto la guida del finanziere italo-svizzero Angelo Mastrolia è cresciuta negli anni per acquisizioni, soprattutto da grandi multinazionali estere e italiane: i due accordi realizzati con Nestlè (Pezzullo nel 2005 e Buitoni nel 2008 con lo storico stabilimento di San Sepolcro), le due acquisizioni effettuate con la Parmalat (Newlat nel 2008 e Polenghi nel 2009) ai tempi della gestione di Enrico Bondi, una con Ebro Foods (la tedesca Birkel nel 2013) e un’altra con Heinz-Kraft (alcuni asset di Plasmon nel 2015). In questo arco temporale sono stati rilevate altre attività, come ad esempio la Centrale del latte di Salerno. Uno shopping senza fine visto che da ultima, prima di CLI, è arrivata l’acquisizione di Delverde dalla multinazionale argentina Molinos Río de la Plata.

I piani di sviluppo

L’obiettivo è l’export: dal 2014 CI esporta i suoi prodotti, ma la quota di fatturato sui mercati esteri è ancora bassa e anche Newlat, escludendo la Germania dove ha posizioni di primo piano, può crescere. La maggior presenza sui mercati internazionali è uno dei target dell’acquisizione di CLI da parte di Newlat che diventa un player di primo piano.

Pensare che Angelo Mastrolia la Newlat dalle ceneri del crack Parmalat la rilevò il 21 aprile 2008 per la cifra simbolica di 1 euro.

A fine aprile l’assemblea Newlat a Reggio Emilia ha approvato il bilancio 2019 portando a riserva l l’utile netto separato è pari ad euro 7,47 milioni rispetto ad euro 3,1 milioni nel 2018. I ricavi consolidati aggregati della Società nell’esercizio 2019 sono stati pari ad euro 320,9 milioni, in crescita del 4,9% rispetto al 2018, mentre l’ebitda consolidato aggregato risulta pari ad euro 28,3 milioni con un aumento del 16,9% rispetto all’esercizio precedente. Il risultato netto è pari ad euro 10,3 milioni, in crescita del 73,2% nel confronto con l’esercizio precedente.

Guarda l’intervista ad Angelo Mastrolia  nel video sotto 

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