Ferretti, fare navi con i cinesi fa bene al fatturato

Festeggiati i primi 50 anni con ottimi dati di bilancio. Dalla crisi al salvataggio dei cinesi Weichai Group

Se si vanno a rileggere i numeri e i dati della cantieristica nazionale degli ultimi anni nella pubblicazione “Nautica in cifre”, firmata da Ucinail ramo nautico di Confindustria, salta subito agli occhi il grafico da montagna russa sugli ultimi 20 anni dell’industria nautica italiana. Si parte dal basso del 2000, per poi triplicare il fatturato nazionale dei cantieri in pochi anni: nel 2007 si sale a 6,20 miliardi di euro e siamo ancora lì nel 2008 con 6,18 miliardi.

L’ebbrezza dura poco. Arriva la crisi e in soli 24 mesi si brucia circa metà del fatturato: 3,36 miliardi di euro. La discesa è veloce e continua. Nel rapporto di tre anni fa si legge: “Nel 2015 il fatturato globale del settore è stato pari a 2,9 miliardi di euro, registrando, dopo anni di flessione, una crescita significativa, pari al +17,1% rispetto al 2014”. Si alzano i calici nonostante si sia molto lontani dal giro d’affari di pochi anni prima. E’ più corposo il brindisi del 2017, in riferimento ai conti del 2016, dove finalmente si superano abbondantemente i 3 miliardi (per la precisione siamo a 3,44) e si può parlare di ripresa.

Si soffre la crisi ma si resta sempre nella vetta mondiale

L’industria cantieristica italiana è la seconda al mondo per numero di imprese (1200 e siamo vicini agli Stati Uniti sul podio più alto) e fatturato (dietro gli USA con poco meno della metà di quello dell’industria statunitense). Vuol dire che siamo saldamente primi in Europa: abbiamo cantieri di dieci volte più di Francia e Germania; siamo leader per fatturato davanti ai cugini francesi (quarto produttore mondiale) e il nostro è tre volte tanto quello tedesco (quinto). Nonostante il dimezzamento dei fatturati ci difendiamo più che bene e l’Emilia-Romagna gioca un ruolo da protagonista anche in un mercato molto concorrenziale come quello italiano. Lo leggiamo sempre su Nautica in Cifre dove si sottolinea come la produzione maggiore riguardi: “I due principali distretti: quello tirrenico che si estende da La Spezia fino a Livorno e quello adriatico che va da Ravenna ad Ancona”. La nostra regione non è solo quella della Motor Valley, ci sono pure i motori marini montati nei  cantieri regionali. A iniziare dal Ferretti Group che produce delle barche tra le più belle al mondo, e dopo anni di crisi oggi presenta numeri positivi e festeggia i primi 50 anni di cantieri e nautica.

Ferretti i primi 50 anni con ottimi conti

In queste settimane si è letto del fallimento della tedesca Bavaria, uno dei principali costruttori di barche da turismo appesantita da un debito di circa 1 miliardo di euro. Da noi, per fortuna, si festeggia con conti in positivo, dopo un periodo di crisi che aveva fatto temere il peggio, la boa dei primi 50 anni di Ferretti Group – contenitore di marchi storici come CRN, Riva, Pershing,  Custom Line – che poche settimane fa ha presentato gli ultimi numeri: valore consolidato della produzione pari a 623 milioni di euro, in crescita del 10,8% rispetto ai 562 milioni del 2016. Cresce anche l’EBITDA dell’11,3% rispetto al 2016 arrivando a 59 milioni di euro. Lutile netto dellesercizio 2017 si attesta a 24 milioni di euro: +71% rispetto al 2016 quando si era passati da – 29 milioni di euro a + 14,1. Il totale degli asset è a quota 971 milioni di euro, di cui 46 milioni di disponibilità liquida. Infine l’outlook 2018 prevede un valore della produzione di 704 milioni di euro. Senza dimenticare un elemento caratterizzante: si assume, come scrivono in una nota: “Circa 80 persone in tutti i siti produttivi, dislocati fra Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Le assunzioni si concentreranno in particolare nel cantiere di Ancona, dedicato alle costruzioni delle grandi imbarcazioni in acciaio e alluminio a marchio CRN, Riva, Pershing, e vetroresina a marchio Custom Line”.

Una sfilza di numeri tutti in positivo – si cercano nuovi spazi perché i cantieri attuali non riescono ad ospitare tutte le macchine e gli uomini necessari per la produzione – che testimoniano che in un settore in crescita, c’è qualcuno che cresce anche di più e si trova in Emilia-Romagna dove il gruppo è nato nel 1968 grazie all’intraprendenza di Norberto e Alessandro Ferretti che aprirono i cantieri tra Bologna e Forlì. Tutto bene fino ai conti in rosso della crisi – dal 2008 fino al 2016 solo bilanci in perdita – e un forte indebitamento.

L’arrivo dei cinesi per salvare l’impresa

Il gruppo viene messo in sicurezza dagli investimenti dei cinesi di Weichai Group – le loro quote valgono sono all’86,8% – e il restante 13,2% è nelle mani di F.Investements S.A. di Piero Ferrari, figlio di Enzo ovvero un legame con la Motor Valley – che credono nel sapere industriale emiliano-romagnolo. Parlano i numeri:  dal 2015 e fino alla fine del 2018 sono 90,8 i milioni di euro investiti e stanziati per nuovi investimenti in R&D e sviluppo nuovi prodotti, per un totale di 30 nuovi modelli, di cui 8 solo nel 2018.

Denaro contante che ha portato grandi soddisfazioni come si legge in questa dichiarazione di Alberto Galassi, amministratore delegato del gruppo: “I fantastici risultati del 2017 ci soddisfano, ma non ci stupiscono, perché sono il prodotto matematico e naturale dellimpegno straordinario che tutto il Gruppo ha espresso in questi anni. La formula per crescere a doppia cifra, in un mercato che cresce a una, è chiara e collaudata da tempo: fare barche sempre più belle, uniche e inimitabili, investendo in Ricerca e Sviluppo per combinare leccellenza dello stile Made in Italy. I numeri ci stanno dando ragione: grazie al determinante supporto del Gruppo Weichai e dellIng. Piero Ferrari.

Insomma i cinesi investono sul made in Italy, non sono quelli delle produzioni povere e puntano sul meglio della tecnologia italiana: “Per decisione degli azionisti l’utile d’esercizio sarà interamente reinvestito in attività di ricerca e sviluppo sui nuovi modelli, che si aggiungeranno ai 30 sviluppati negli ultimi anni. Grazie agli investimenti già stanziati, a quelli in programma nel corso dell’anno e a una flotta sempre più ampia e variegata, puntiamo a crescere ancora, con percentuali sempre più sorprendenti”.

Questo il risultato dell’acquisizione cinese di un marchio storico del Made in Italy: più investimenti ed assunzioni. A domanda precisa, in un articolo del quotidiano La Stampa del settembre scorso, l’avvocato Galassi rispose: “I cinesi? Sono il miglior socio che potremmo avere”. Promossi a pieni voti: “Mi hanno aiutato anche con il loro essere e il loro restare un socio industriale. Sono consapevoli che il nostro è un prodotto e un mercato che non conoscono, ma sanno invece cosa dire quando si tratta di ricerca e innovazione”.

Il saper fare artigianale, anche in un contesto industriale come la cantieristica, è ancora una carta vincente. Mancano i capitali e questi, oggi, arrivano dalla Cina.

Gian Basilio Nieddu

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