Imprese in rosa verso il futuro con un occhio alla tradizione

imprenditrici

 Sono il 22% di quelle complessive e così le imprese in rosa portano Ferrara e Ravenna ai vertici in Emilia-Romagna

di Camilla Ghedini 

Sanno essere innovative e al tempo stesso mantenere valori tradizionali. Tradotto: sanno guardare agli scenari futuri senza perdere il patrimonio di conoscenze del passato. In questo consiste la loro capacità di trainare realtà in crescita, in consolidamento, all’avanguardia, sia in termini strumentali che morali.

Sono le 16mila imprese in rosa, che con una percentuale del 21,9% sono prime a livello regionale e costituiscono pressoché un quinto dell’imprenditoria ferrarese e ravennate. Danno occupazione a 42 mila lavoratori e lavoratrici.  Un universo complesso, dalle mille sfaccettature, contraddistinto da una forte spinta innovativa e, al tempo stesso, da un legame strettissimo con la storia e le tradizioni dei territori. Il focus sullo stato dell’arte è stato fatto nei giorni scorsi alla Camera di Commercio di Ferrara –  che da anni presidia l’ambito –  con la tavola rotonda “L’economia ferrarese e le nuove frontiere dello sviluppo“, promossa dal Comitato provinciale interno in collaborazione con Unioncamere e con il Ministero dello Sviluppo economico, e moderata da Maria Catano, del Corriere della Sera.  Ci sono caratteristiche precise che contraddistinguono le imprenditrici. Ne è certa Gisella Ferri, presidente del Comitato provinciale di Ferrara, che parla di “potenzialità enormi, che il Paese non è riuscito ancora a valorizzare“.

Imprese in rosa avanti

tavolo conferenzaQuasi a dire che Ferrara, su questo fronte, è oltre. Gli ostacoli ci sono. Primo tra tutti, la difficoltà di conciliare tempi di lavoro e di vita. Ma le donne sono anche quelle che hanno saputo trasformare situazioni di depauperamento in opportunità, che hanno saputo investire su se stesse, evolvendosi da disoccupate ad auto imprenditrici, sapendo trovare nel mercato un pertugio. Richiamandosi alla metafora della guerra tra i sessi, Ferri ha ricordato come “le tante storie raccolte in questi anni, danno la misura dei successi e delle difficoltà», ma soprattutto «restituiscono l’immagine di un esercito combattivo, pieno di risorse“.  Vari i temi affrontati al convegno, grazie anche al contributo della Consigliera di Parità, Donatella Orioli, che si è concentrata sulle resistenze che si possono incontrare –  e ancora troppe volte si incontrano –  nel mondo del lavoro, dove in poca considerazione sono tenute le relazioni umane  e la qualità della vita all’interno delle imprese. Qualità direttamente connessa – e talvolta ancora sottovalutata – alla produttività. Seppure la stessa Orioli abbia rimarcato che la vocazione territoriale ferrarese è comunque rosa.

Tra le prerogative delle imprenditrici c’è quella di intercettare gli strumenti messi a loro disposizione. Silvia Galducci, del Fondo Centrale di Garanzia, ha rimarcato come l’offerta non solo si sia nel tempo ampliata ma specializzata con servizi e prodotti dedicati. E questo anche grazie a canali diversi: non solo istituti bancari. Le conclusioni – seppure con la veste del saluto iniziale – sono state del presidente dell’ente ferrarese, Paolo Govoni, che ha ricordato come la Camera di Commercio sia sempre stata sensibile al tema. E sia stata, in tal senso, anticipatoria. Sia in termini di monitoraggio che di opportunità “che di diffusione di una cultura capace di recepirne e divulgarne i valori. E soprattutto, le infinite possibilità“.

 Guido Caselli, direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna, ha tracciato una visione d’insieme dell’economia femminile in Emilia-Romagna.

Sono intervenute anche Chiara Roncuzzi, presidente rispettivamente del Comitato provinciale di  Ravenna, Sonia Alvisi, Consigliera di parità Regione Emilia-Romagna e Provincia di Ravenna e Tiziana Pompei, vice segretario generale Unioncamere Italiana,  che si è soffermata “sulle opportunità per le imprenditrici e le aspiranti imprenditrici che derivano da un’offerta sempre più integrata e specialistica di servizi e di prodotti per la comprensione dei fabbisogni, nonché dal reperimento delle risorse finanziarie, del capitale e delle opportunità di insediamento, anche al di fuori del credito bancario tradizionale”.

 

 

 

 

 

image_pdf