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Daniele Ravaglia è il nuovo presidente di Confcooperative Bologna

ravaglia e passini

L’Associazione che rappresenta 93.000 soci e 17.800 lavoratori che producono un fatturato di 4 miliardi e 200 mila euro sceglie Ravaglia, il direttore di EmilBanca

Daniele Ravaglia è il nuovo presidente di Confcooperative Bologna dove subentra a Daniele Passini. E’ stato eletto dall’Assemblea metropolitana dell’Organizzazione svoltasi alla presenza dei delegati delle 190 cooperative associate. Nato a Monzuno (Bo) nel 1951, diplomato nel 1970, dal 1972 ha svolto incarichi di crescente responsabilità all’interno della Banca del Monte di Bologna e Ravenna per approdare poi, nel 1981, al mondo delle Banche di Credito Cooperativo e precisamente alla Cassa Rurale ed Artigiana di Monzuno di cui è diventato vice direttore nel 1983; direttore generale della nuova Bcc Appennino Bolognese nel 1988, dal 1990 ricopre il ruolo di direttore generale della nuova Emil Banca. Oltre alla pluridecennale esperienza nel sistema creditizio bolognese, Ravaglia vanta anche numerosi incarichi all’interno di importanti società del mondo cooperativo e non solo: è componente del Consiglio provinciale e della Presidenza di Confcooperative Bologna dal 2004.

Le prime parole di Ravaglia

Ringraziando per la stima ricevuta dall’Assemblea dei Soci, Ravaglia ha affermato che le cooperative contribuiscono concretamente a ridurre le diseguaglianze. Un ruolo importante che deve essere adeguatamente conosciuto e riconosciuto dai principali interlocutori e dall’opinione pubblica. A tale proposito, è indispensabile che le Associazioni di rappresentanza, autentiche promotrici di prosperità inclusiva, sappiano comunicare al meglio la loro reputazione, puntando su informazione, innovazione e formazione”.

Daniele Ravaglia

Per il primo aspetto, le cooperative sono radicate sul territorio, non praticano discriminazioni, redistribuiscono valore aggiunto alle comunità locali, creano lavoro di cittadinanza, valorizzano le capacità delle persone, anche svantaggiate, generano dignità e autostima dove né il mercato né lo stato riuscirebbero. Un altro pilastro è l’innovazione: il profondo e rapido progresso tecnologico può offrire nuove opportunità anche al movimento cooperativo a patto che questo sappia riconsiderare i settori di attività e soprattutto le modalità della sua presenza nelle nuove comunità, mantenendo e rafforzando il proprio ruolo di autentico motore di sviluppo. Infine, l’associazionismo cooperativo deve valorizzare al massimo il suo asset più prezioso, ovvero il capitale umano, attraverso il costante aggiornamento delle competenze tecniche, oggi più che mai necessario. Parallelamente, è indispensabile anche ri-formare gli schemi di valutazione, promuovendo gli “enzimi del bene comune”.

Orgogliosi della nostra storia e impegnati a garantire un futuro alle comunità in cui operiamo – conclude Ravaglia – ci proponiamo come interlocutori credibili di tutti coloro che hanno a cuore il bene comune, consolidando una tradizione gloriosa e aggiornandola, rendendola ancora più attuale e radicata nei suoi valori originari”.

L’Assemblea ha anche provveduto ad eleggere il nuovo Consiglio metropolitano dell’organizzazione composto da 40 membri e rinnovato per quasi la metà dei componenti (45%), composto per un terzo da donne e da 7 giovani al di sotto dei 35 anni.

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