Via Emilia in Borsa: ecco le nuove matricole

palazzo mezzanotte borsa italiana

Il quadro della via Emilia in Borsa: sono già più di 50 le società emiliano-romagnole quotate. Saranno 60 in diversi segmenti entro la metà del 2020

di Stefano Catellani

Sono già più di 50 le società emiliano romagnole quotate in Borsa, ma prestissimo, tra la fine del 2019 e la metà del 2020, il “paniere” si avvicinerà al record storico: 60 società divise tra i vari segmenti di mercato gestiti da Borsa Italiana e con i primi debutti anche su Listini di altri Paesi, l’Extramot di Parigi in testa, il numero complessivo è destinato a crescere ancora nell’arco di pochi anni.

Al momento la palma del primato con 16 società quotate (una Bio On, è sospesa a tempo indeterminato) rimane sempre a Bologna.

Seguono Modena con 9 quotate e Reggio Emilia con 10. Parma schiera 5 società, Rimini è salita a 4 con la quotazione di IEG (le fiere di Rimini e Vicenza). Forlì Cesena e Ravenna entrambe hanno 3 società quotate mentre Ferrara rimane solo con BF spa, le ex Bonifiche Ferraresi.

La lista delle IPO, le prossime quotazioni, è molto ricca.

Il meccanismo delle Spac (le special purpose acquisition company) porterà in Borsa in tempi brevissimi la bolognese Elisabetta Franchi. La società che controlla il marchio, la Betty Blue, attiverà la business combination (la fusione) con la Spactiv promossa da Maurizio Borletti, Paolo De Spirt e Gabriele Bavagnoli. La quotazione è prevista entro il primo trimestre 2020 sul segmento Aim di Borsa Italiana.

Elisabetta Franchi campagna comunicazione

Nell’anno del decennale dalla creazione di AIM Italia le quotate emiliano romagnole nel segmento dedicato alle PMI sono aumentate ancora di numero di forza attrattiva per gli investitori.

Gli ultimi ingressi sono storie industriali di successo, aziende di famiglia che scelgono la Borsa per continuare a crescere: la bolognese Marzocchi Pompe (dal 16 luglio), la Sirio di Ravenna (dal 10 giugno), la parmigiana Maps (dal 7 marzo) e la reggiana Comer Industries (dal 13 marzo).

Le new entry: Cyberoo e Newlat

La penultima entrata in Borsa è la Cyberoo, è specializzata in cyber security per le imprese. Alla guida c’è Fabio Leonardi.

Fabio Leonardi

E’ nata da uno spin off della storica azienda IT: la Sedoc di Reggio Emilia e si inserisce in un settore con grandissime potenzialità di sviluppo. Ha debuttato con successo (+51% il primo giorno sul Listino a 4,333 euro) e grandi attenzioni sull’AIM Italia il 7 ottobre.

Nel processo di ammissione alla quotazione Cyberoo è stata affiancata da EnVent Capital Markets in qualità di Nomad e Global Coordinator. BDO agisce come società di revisione mentre Grimaldi è legal advisor nell’operazione di quotazione, assiste la società l’avvocato Giorgio Barbieri dello studio Sutich Barbieri Sutich. A2B è consulente per i dati extracontabili, lo studio Bartoli & Arveda è consulente giuslavorista, lo studio SCOA è consulente fiscale mentre Close to Media è consulente per la comunicazione. Cyberoo è stata la prima PMI del settore cyber security per le imprese che si quoterà in Borsa.

***Guarda la video presentazione di Cyberoo con Veronica Leonardi

L’ultima new entry in ordine di tempo, dopo la rinuncia in extremis prima del debutto della forlivese Ferretti Group e della RCF Group di Reggio Emilia, ma nel segmento di eccellenza Star è la reggiana  Newlat che ha debuttato, senza scosse rispetto al prezzo di collocamento, il 29 ottobre.
La Newlat di Reggio Emilia ha debuttato su Star “da vera matricola”. E’ un gruppo alimentare che comprende lo storico marchio Latte di Giglio, nato a Reggio Emilia nel 1934 poi passato alla Parmalat di Calisto Tanzi e infine all’imprenditore italo svizzero Angelo Mastrolia che in pochi anni ha unito nel gruppo Newlat marchi storici del food italiano come Buitoni, Polenghi, Ala, Pasta Delverde, Optimus e molti altri.

Angelo Mastrolia

Nella prima metà del 2019 il giro d’affari di Newlat Food si è attestato a 154,03 milioni di euro, dai 151,1 milioni ottenuti nella prima metà dello scorso anno (+1,9%). Al contrario, il risultato operativo è sceso da 5,18 milioni a 4,78 milioni di euro, portando la marginalità al 3,1%. L’utile netto si è ridotto da 3,35 milioni a 2,68 milioni di euro.

Nel segmento Star, le società con alti requisiti (Alta trasparenza ed alta vocazione comunicativa, Alta liquidità (35% minimo di flottante), Corporate Governance (l’insieme delle regole che determinano la gestione dell’azienda) allineata agli standard internazionali), le emiliano-romagnole sono 14 e nell’arco dei prossimi mesi entreranno almeno due società, ma qualche sorpresa è nell’aria, e l’elenco delle ammissioni si potrebbe allungare.

La prima dopo il rinvio deciso il 17 settembre sull’onda del no al listino di Ferretti Yacht sarà quasi certamente la reggiana RCF che, sempre sotto la guida di Arturo Vicari, in Borsa era già stata nel 2007 poi era stata delistata. Il relisting potrebbe avvenire entro il primo semestre 2020.

Arturo Vicari (RCF)

Simile la storia del Ferretti Group (yacht di lusso), ma non è prevedibile l’atteso rientro nel segmento Star a sedici anni dal delisting ai tempi del fondatore Norberto Ferretti (ora la società è controllata dal gruppo cinese Weichai e partecipata dal modenese Piero Ferrari, attraverso F Investments), sotto la guida di Alberto Galassi, amministratore delegato del gruppo. Nei primi mesi del 2020 è previsto un collocamento privato, quindi l’ingresso di un nuovo azionista. Ferretti Group era rimasta nel Listino due anni e mezzo, dal giugno 2000 al gennaio 2003.

Alberto Galassi

L’improvviso cambio di rotta per l’Ipo di Ferretti, affondata dal “deterioramento delle condizioni dei mercati finanziari” è legato a una non adeguata valutazione del prezzo delle azioni. I contatti con gli investitori erano partiti da una richiesta iniziale di 2,5-3,7 euro per azione, tagliata poi a 2-2,5 euro su proposta delle banche. Troppo poco, secondo l’amministratore delegato Alberto Galassi, per un Gruppo che ha chiuso i 9 mesi con ordini in crescita del 18% e il Mol del 25% e che si aspetta di vederlo salire del 20% a fine anno.
Da qui la decisione di abbandonare temporaneamente il progetto, come precisato dal presidente Tan Xuguang, numero uno anche di Weichai Group, secondo il quale Ferretti “continuerà a ottimizzare l’allocazione delle risorse dal mercato finanziario e individuare il momento giusto per la quotazione quando la situazione sui mercati finanziari si sarà stabilizzata”.

Su Star, da Aim Italia, a fine luglio è passata la reggiana Cellular Line e anche la bolognese Bio On era pronta al balzo visto che rimaneva su Aim Italia pur capitalizzando quasi un miliardo di euro. Poi in luglio, nel cuore dell’estate, è esplosa la contestazione sulla reale consistenza di piani industriali, non ancora risolta del fondo americano Quintessence, e la procedura si è fermata anche perché il valore delle azioni è sceso dai massimi a quasi 70 euro a meno di 10 euro. Poi sono arrivati i guai giudiziari per i fondatori Guy Cicognani e Marco Astorri. Ora il titolo è sospeso a tempo indeterminato. Difficile prevedere un rientro a breve nel listino milanese.

Luca Tavano

In pipeline Luca Tavano e Barbara Lunghi, responsabile dei Primary Markets di Borsa Italiana, che seguono con particolare attenzione il territorio, per l’Emilia-Romagna hanno sempre la Olidata di Cesena e anche questo sarebbe un ritorno sul Listino di Milano dopo molti anni, anche in questo caso,  di sospensione tecnica.

Ha scelto, con successo, la strada della quotazione all’estero il gruppo La Perla, storico brand bolognese della lingerie d’alta gamma nato a Bologna. Le azioni sono entrate in Borsa a Parigi sull’Euronext Growth (un mercato molto simile all’Aim Italia).

Altre società del territorio stanno valutando quotazioni sulle piazze finanziarie estere e in qualche caso si pensa al dual listing, come è avvenuto per Ferrari che è quotata sia a Milano che a Wall Street.

Nell’elenco dei delisting, le società uscite nel 2019 da Piazza Affari, spicca, in marzo la Parmalat di Collecchio (Parma) che, dopo l’Opa, è definitivamente e totalmente nell’orbita del gruppo francese Lactalis.

Prima, a fine aprile, erano state delistate la modenese Ceramiche Ricchetti che era stata, ai tempi di Oscar Zannoni, la prima società dell’area ceramica reggiano modenese quotata in Borsa e la PLT Energia di Cesena che è specializzata nelle energie rinnovabili.

E’ naturale invece il delisting della Spac reggiana Gear1 che sul listino milanese è diventata Comer Industries e lo stesso discorso vale per la Spax di Corrado Passera che è diventata Banca Interprovinciale (nata in terra modenese) e ora arriverà ai piani alti di Borsa con la nuova denominazione Illimity.

Due le fusioni, entrambe in area bolognese, che elimineranno (di fatto è sempre un delisting) due titoli dal “paniere E-R”: Poligrafici Editoriale si fonde con Monrif e IMA si è già unita a GIMA TT mentre sullo sfondo rimane sempre l’opzione di unificazione tra Unipol e UnipolSAI.

E’ una vivacità quella della finanza targata Via Emilia che si manifesta già con l’ingresso nel programma Elite voluto nel 2012 da Borsa Italiana proprio per avvicinare le piccole e medie imprese alla finanza d’impresa. Le ultime entrate, in giugno, seguite da Marta Testi che coordina Elite sono la piacentina MAE e la riminese MT con Intesa Sanpaolo, attraverso Mediocredito Italiano – struttura del Gruppo dedicata alle PMI e la Siboni di Forlì e nei primi mesi dell’anno erano state selezionate la Elettric 80 di Viano nel reggiano, la Hydro Holding di Modena e la ICA di Bologna con la Lounge di Banca Mediolanum.

Dall’avvio del programma Elite sono una cinquantina le società ammesse e molte hanno terminato il training di accompagnamento verso il mondo della finanza.

In tema di Bond invece c’è molta attenzione ai nuovi strumenti: molte società emiliano romagnole valutano l’emissione di minibond e la multiutility bolognese Hera in luglio ha collocato su ExtraMot Pro un green bond da 500 milioni di euro, ma rimane il segmento AIM Italia il polo capace di attirare molti interessi dalla Via Emilia.

Numeri alla mano le 13 società emiliano romagnole quotate su AIm Italia capitalizzano 1,9 miliardi.

L’ultima analisi curata da IR Top Consulting (L’Osservatorio AIM Italia 2019) conferma che le aziende quotate su AIM Italia dell’Emilia-Romagna con una quota pari al 12% del mercato valgono il secondo posto per numero di società dopo la Lombardia (52%) e prima del Lazio (10%).

Anna Lambiase

Secondo le analisi di Anna Lambiase, fondatore e amministratore delegato di IR Top Consulting, società specializzata nella quotazione sul mercato AIM Italia: “Dalle evidenze dell’Osservatorio AIM Italia emerge che l’Emilia Romagna si colloca al secondo posto per giro d’affari (1,1 miliardi di euro), per capitalizzazione di mercato (1,9 miliardi di euro, pari al 24%) e in termini di capitali raccolti in IPO (331 milioni di euro), dopo la Lombardia. L’azienda AIM Italia emiliana è prevalentemente attiva nel settore industriale (62%), presenta una crescita media dei ricavi nel 2017 pari al +10% (+12% la media del mercato) e una marginalità (18%) superiore alla media AIM (13,6%).

L’AIM, con una raccolta complessiva dal 2009 di oltre 4 miliardi di euro rappresenta per l’Italia un mercato azionario di grande sostegno alla crescita delle PMI.

Vimi Fasteners, attiva nel settore della meccanica di precisione, è la più recente società dell’Emilia-Romagna a quotarsi sul mercato AIM, con 12 milioni di euro di capitali raccolti e ha registrato una domanda complessiva pari a 2,6 volte il quantitativo dell’offerta globale. L’IPO su AIM Italia è una opzione che vale considerare, soprattutto per le PMI che intendono investire nella propria crescita senza perdere il controllo dell’azienda: la quotazione costituisce un’opportunità di grande visibilità con significativi ritorni. A partire da quest’anno, inoltre, l’accesso delle imprese al mercato dei capitali risulta agevolato: gli incentivi alla quotazione delle PMI, introdotti dalla Legge di Bilancio 2018 tagliano del 50% i costi di IPO nella modalità di credito d’imposta per le operazioni sostenute fino al 2020”.

Evidenziano ricavi complessivi pari a 1,1 miliardi di euro (23% su AIM), al secondo posto dopo la Lombardia (2,0 miliardi di euro), una capitalizzazione pari a 1,9 miliardi di euro (24% del mercato) e una raccolta complessiva in IPO (equity) pari a 331 milioni di Euro (10% del mercato), di cui 19,8 mln nel 2018.

L’azienda AIM Italia emiliana è caratterizzata da ricavi medi pari a 81,9 milioni di euro (+10% rispetto al 2016), un ebitda pari a 10,8 milioni di euro e una marginalità pari al 18%. La capitalizzazione di mercato media per l’Emilia-Romagna è pari a 147 milioni di Euro, con un valore superiore alla media su AIM Italia, la raccolta è pari a 9,4 milioni di euro (7,8 milioni di euro il valore mediano). Le società quotate dell’Emilia-Romagna impiegano oltre 3.200 risorse (252 in media), +6% rispetto al 2016.

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