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Tecnopolo Rimini, dall’ Onda solare alla “cross-platform”

Nel DNA del Tecnopolo Rimini, percorsi di eccellenza a livello mondiale
accanto alla costante apertura alle best practice interne ed esterne. Nuova puntata del reportage dedicato ai 10 Tecnopoli dell’Emilia-Romagna, creati grazie al contributo dei Fondi europei Por Fesr nell’ambito della Rete regionale dell’alta tecnologia

di Thomas Foschini

Gestito da Unirimini, il Tecnopolo di Rimini fonda il proprio rapporto con le imprese sulle attività del CIRI MAM(meccanica avanzata e materiali) e del CIRI FRAME (fonti rinnovabili, ambiente, mare ed energia) dell’Università di Bologna, le une focalizzate in modo particolare su studi di tossicologia dei materiali (tessuti, farmaci, eccetera), le altre sulle implicazioni ambientali nell’accezione più ampia, tanto da rappresentare, in questa città, il riferimento scientifico per una manifestazione come Ecomondo, dedicata alle tecnologie del risparmio e del riuso.

Tecnopolo Rimini: attività con le imprese ad eventi mirati

Grazie al forte coordinamento tra le due articolazioni dell’Unibo e il sistema delle imprese – sottolinea il manager del Tecnopolo riminese, Lorenzo Succisiamo stati in grado di sviluppare collaborazioni strutturate nell’ambito delle vocazioni di eccellenza di questo territorio, dal punto di vista sia imprenditoriale sia rispetto alle implicazioni virtuose per il sistema fieristico locale”.

Forte, accanto al ruolo di facilitatore della ricerca applicata al sistema delle imprese, è l’impegno di Unirimini per l’organizzazione di eventi, che si traducano in occasioni di crescita e confronto sia con le imprese più strutturate sia con il variegato mondo delle start up, locali e non.

Ricordando il Rimini Incubator Summit

L’ultima il 23 novembre scorso, quando si è tenuto il Rimini incubator summit “E’ stata – ricorda Lorenzo Succi – una preziosa occasione di incontro e confronto con il sistema degli incubatori d’impresa”.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di tutti i principali incubatori e acceleratori attivi sul territorio regionale, si inserisce in una strategia più generale del Tecnopolo di Rimini, quella di proporsi come nodo di riferimento dell’intero “ecosistema Emilia-Romagna” anche al di là delle singole competenze e vocazioni della struttura. “Abbiamo realizzato diversi incontri business to business coinvolgendo sia grandi imprese sia start up. Tutte queste iniziative sono funzionali all’individuazione di singole best practice da porre all’attenzione del nostro team di ricerca, ma anche più in generale di modelli virtuosi funzionali allo sviluppo di un rapporto ancora più stretto tra ricerca universitaria, start up e imprese, territori”, spiega Succi.

Acqua pura e “Onda solare”

Progetto “Onda solare”

Tra le diverse buone prassi sviluppate in questi anni dal Tecnopolo di Rimini, spicca un progetto realizzato con un primario imbottigliatore locale di acqua minerale, che si è rivolto al team del CIRI MAM per ottenere analisi mirate di laboratorio sui propri prodotti. Soprattutto, anche dal punto di vista della naturale risonanza mediatica internazionale, ha spiccato il progetto “Onda solare”, la nuova macchina elettrica full solar ad alte prestazioni che ha vinto quest’anno il Solar Challenge Award.

Onda solare è il progetto, cofinanziato dal Programma Fesr 2014-2020, che punta allo sviluppo di un percorso integrato per la progettazione concettuale, funzionale e costruttiva di un veicolo avveniristico che utilizzi come propellente esclusivo l’energia del sole. Realizzato in collaborazione tra il team di ricerca del CIRI MAM, coordinato dai docenti Vincenzo Tumiatti e Vincenza Andrisano, e il laboratorio CRIF del Gruppo SCM, “il progetto è la testimonianza più chiara di come le collaborazioni tra università e impresa possano portare a eccellenze riconosciute sul piano internazionale”, sottolinea Lorenzo Succi.

Risultato, un prototipo del tutto innovativo, unico nel suo genere, “dall’alto contenuto tecnologico in termini di materiali, strutture, processi e relative logiche di ottimizzazione”. Nel 2017 il primo “cruiser solare” (4 posti, dimensioni di 6 mq, peso meno di 300 kg, velocità massima 120 Kmh e 200 km di autonomia) ha circolato per le nostre strade, per poi vincere la successiva competizione World Solar Challenge sulle Montagne Rocciose, alla quale il team ha partecipato con la versione Emilia 4.

È giusto dare a questo progetto la giusta enfasi – spiega Succi – non solo perché insiste su uno dei settori a più alto potenziale di sviluppo, quello della mobilità elettrica sostenibile, quanto e soprattutto per la competizione di alto livello che si è riscontrata, con oltre 35 Università partecipanti dal mondo”.

Tra i prossimi step, confida il manager del Tecnopolo, vi sarà la pubblicazione di nuovi bandi per fare passi in avanti ulteriori sull’autonomia del pacchetto batterie, sui nuovi materiali per le celle solari e le coperture, attività che vedranno anche una collaborazione dell’altro pilastro della struttura riminese, il CIRI FRAME.

Questione di microclima, in ufficio e al mare

Un vastissimo ambito di attività con implicazioni energetiche, ambientali, è il campo d’azione del CIRI FRAME, che vede quali punti di riferimento del team i docenti dell’Unibo Fabrizio Passarini e Ivano Vassura. Oltre alla fiera Ecomondo, punto di riferimento nazionale in tema di riuso di materia prima ed energia, in questo ambito sono di grande interesse le ricerche sviluppate dal team nell’ambito dei “microclimi all’interno dei luoghi chiusi” quali aziende, scuole, uffici. O, ancora, dall’altro capo delle attività in corso, tutto il tema legato alle microplastiche in mare, “un ambito – precisa Succi – al centro dell’attenzione di questo gruppo di docenti e ricercatori da ben prima che l’argomento delle microplastiche acquisisse l’attuale rilevanza mediatica”.

Tecnopolo Rimini: tra ricerca e mercato

Coniugare i tempi lunghi della ricerca con un mercato delle informazioni e dei beni sempre più fluido è una delle questioni aperte. “Quello che dobbiamo migliorare ancora, a mio avviso – sottolinea Lorenzo Succi – è la conoscenza che le imprese hanno del Tecnopolo; più in generale, dobbiamo sforzarci di oliare i meccanismi di trasmissione dell’informazione tra ricerca e impresa, che impone ad enti come il nostro di muoversi su tre livelli, la conoscenza, l’accessibilità della ricerca, la capacità di indirizzare l’impresa anche oltre le nostre specifiche vocazioni e competenze”.

La risposta, insomma, sono le “piattaforme diffuse” che prendono a dimensione minima efficiente, quantomeno, il sistema regionale della ricerca industriale, pubblica e privata. “Abbiamo diversi casi concreti di imprese che si erano rivolte al Tecnopolo di Rimini per specifiche esigenze. In certi casi, sapevamo che la risposta l’avrebbero potuta trovare a Forlì, piuttosto che a Modena, Bologna. Sappiamo di possedere, in Emilia-Romagna, un patrimonio importante di relazioni e strutture, per cui lo slogan ‘fare sistema’ può acquisire, nel nostro territorio, una certa concretezza, in quanto capacità di accompagnare l’impresa dall’esigenza al risultato”.

Tecnopoli ed “ecosistema dell’innovazione”

Il Tecnopolo di Rimini ha la propria sede nell’ex macello di via Dario Campana. È qui che insistono tutte le attività dei cinque laboratori che fanno riferimento ai due Centri interdipartimentali dell’Università di Bologna coinvolti. Non è un caso che proprio la sede di Rimini sia stata scelta per proporre un ulteriore evento di confronto ad alto livello, “L’ecosistema dell’innovazione e i suoi protagonisti. I territori si raccontano” (5 dicembre 2018), un’occasione per raccontare le specifiche attività/filoni di ricerca su cui insiste il Tecnopolo riminese ma anche per ricordarne la vocazione “cross-platform”, interpretando alla perfezione, in questo senso, lo spirito della città romagnola, fulcro di eccellenze nostrane e, al tempo stesso, capace di fare dell’apertura all’esterno uno dei propri principali punti di forza.

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