Landi Renzo “carbura” energia pulita per alimentare il futuro 

la sede di Landi Renzo spa

Un ruolo da top player nel comparto dei carburanti per mezzi di trasporto per la Landi Renzo S.p.A.. Tra storia, presente e avvenire, un’avventura imprenditoriale che molto ha da offrire in termini di innovazione e qualità. In 65 anni di attività,  depositati 145 brevetti. Cinquecento dipendenti nel mondo.

di Matteo Gelmini

Nell’operoso quartier generale di Cavriago, insediato nella zona industriale di Corte Tegge dal 2001, incontriamo Stefano Landi, figlio del fondatore di cui l’azienda porta tuttora il nome. Divenuto amministratore delegato della società nel 1987, a dieci anni esatti dalla morte del padre, Stefano ricopre dal 2010 la carica di presidente. “Attualmente – dice Stefano Landi – siamo particolarmente concentrati sullo sviluppo di applicazioni per tutti i mezzi pesanti, nonché sulle potenzialità della cosiddetta tecnologia fuel cell ad impiego di idrogeno, ma lo sguardo continua a spaziare, come sempre, su ogni possibile alternativa”.

Landi Renzo spa: il gruppo industriale

Oggi Landi Renzo S.p.A. è un vero e proprio Gruppo industriale, che controlla altre tre imprese operanti nello stesso settore (Lovato Gas, AEB, SAFE) e una serie di ‘marchi’ correlati, ma soprattutto, che costituisce un punto di riferimento a livello mondiale nella produzione dei sistemi d’alimentazione a gas per autoveicoli. Impianti che distribuisce in decine di Paesi nel mondo, potendo contare su molte sedi operative ‘satellite’ dislocate in Polonia, Romania, Cina, Brasile, Iran, India e Stati Uniti.

A questo core business aziendale costituito dalla produzione di componenti e sistemi completi per l’automotive, si affiancano rami di produzione specifici per l’automazione industriale, componenti meccanici e dispositivi elettronici dedicati alla sicurezza e mobilità dei veicoli, ma non solo.

Landi Renzo Spa

I numeri

Cinquecento dipendenti in tutto il mondo, di cui gran parte assunti con contratto a tempo indeterminato, una presenza femminile che si aggira attorno al 40%, un costante investimento in ricerca e progettazione di tecnologie all’avanguardia, che ha portato a depositare, in 65 anni di attività, 145 brevetti, oltre ad approntare decine di Sistemi Certificati di Qualità. Sono questi gli elementi principali della carta di identità della Landi Renzo Spa. Andando a ritroso di diverse decine di anni, alle origini dell’azienda reggiana – 1954 – si può meglio comprendere il presente e iniziare a distinguere possibili scenari di sviluppo.

Le origini

 “Tante cose, comprensibilmente, sono cambiate da quando mio padre mise in piedi, assieme a mia madre, Giovannina Domenichini, le Officine Meccaniche Renzo Landi. – conferma Stefano Landi – Eppure, già al tempo erano un passo avanti agli altri: si trattava infatti dell’unica ditta costruttrice di miscelatori specifici per qualsiasi tipo di veicolo, cosa non da poco allora”.

Stefano Landi

Segue un lungo periodo nel quale l’azienda opera in un mercato che, seppur ‘internazionalizzato’, resta comunque piccolo. Soltanto a partire dai primi anni 2000 il settore conosce una forte espansione, grazie al fatto – e arriviamo ai tempi nostri – che i carburanti di nuova generazione hanno un impatto ambientale più favorevole rispetto ai ‘tradizionali’; in coincidenza con l’avvento del nuovo millennio, in molti Paesi si comincia a manifestare una sensibilità maggiore alle tematiche ambientali, che favorisce di conseguenza i più moderni sistemi di alimentazione.

Verso un futuro più ecologico

Oggi più che mai”, spiega Landi, “ci proponiamo di fornire risposte concrete ed efficaci alle problematiche di sostenibilità ambientale, vendendo e installando sistemi per autotrazione che facciano uso di combustibili alternativi, rispettosi dell’ambiente, meno costosi. Per un presente e un futuro più ecologici”.

Il tema del rispetto e della vivibilità ambientale è di stretta attualità e anche di ampio respiro, poiché su di esso si giocano molte sfide e investimenti anche sul lungo termine, in vari settori dell’economia. “In questa fase, i sistemi che produciamo vengono commercializzati fondamentalmente in due modi: tramite le case madri automobilistiche (è il mercato degli «OEM» – Original Equipment Manufacturer), che propongono ‘a listino’ auto già alimentate coi nostri sistemi a GPL o metano; oppure attraverso la rete di rivenditori e installatori «aftermarket» costituita dalle officine, che nei cinque continenti li installano ex novo su automobili già circolanti, rendono più ‘dolci’ anche le auto meno nuove, riducendone l’impatto inquinante”.

Siamo convinti peraltro – riprende Landi, ragionando in prospettiva – che in un domani non troppo lontano avremo più fonti energetiche a disposizione e che il futuro potrà presentare parecchie più opzioni, rispetto a questi ‘primi’ 120-130 anni di ‘storia delle automobili’ che hanno visto l’utilizzo della benzina e, negli ultimi decenni, del diesel, in particolare in Europa”. Non c’è dubbio infatti che i combustibili «ecocompatibili» tradizionali (GPL e metano) continueranno ad avere un loro utilizzo globale, sia perché poco inquinanti sia perché in tanti Paesi possono poggiare su una rete distributiva molto ben sviluppata; tuttavia, “il know-how che abbiamo maturato ci fa ambire a mantenere e conquistare un ruolo di primo piano su svariati fronti: penso all’ibrido, o al metano, nelle sue varie sfaccettature, il metano liquido, ma in particolare il «biometano», che essendo fonte rinnovabile, ottenuta anche tramite rifiuti, rientra nell’alveo di un’economia circolare, facendone un carburante ‘virtuoso’”.

Le frontiere di ricerca su cui punta la Landi Renzo S.p.A. guardano principalmente all’impiego dell’idrogeno con tecnologia fuel-cell e ai mezzi pesanti, incluse possibili convergenze concrete. “Il nostro mercato è stato, sin qui, per il 90% sulle auto, considerato il dominio del diesel per tutti i mezzi pesanti. D’ora in avanti, sempre nell’ottica – nel fil rouge – dell’abbattimento delle emissioni, crediamo si assisterà a un forte sviluppo di fonti alternative, e con tutta probabilità proprio per i mezzi pesanti”. L’applicazione «idrogeno fuel-cell» elimina quasi integralmente la problematica non da poco dello smaltimento delle batterie, che l’elettrico ‘puro’ continua a porre. “Occorre infatti avere – conclude Landi –uno sguardo complessivo su tutto il processo, che guardi anche al ‘dopo’, alle ricadute concrete lungo l’intero arco del ciclo produttivo”.

image_pdf