Cersaie, la ceramica si mette in mostra


Sono 896 gli espositori da 40 Paesi per il Cersaie, la kermesse più importante al mondo. La sfida dei grandi formati per vincere la gara sui mercati esteri che assorbono l’85% della produzione italiana

di Giorgio Costa

Cersaie come crocevia mondiale  delle produzioni  ceramiche. Quello che si è svolto a Bologna Fiere, è stata la 37° edizione dell’evento più importante al mondo per il settore con 869 espositori, di cui 338 stranieri  provenienti da 40 Paesi e 200 riferibili all’arredobagno; e con una lunga lista d’attesa che potrà essere eliminata dal 2021 quando aumenteranno in maniera significativa gli spazi messi a disposizione dalla Fiera di Bologna. E il Cersaie, oltre al logo, avvia anche un suo cambiamento strutturale con il debutto di “Archincont(r)act” nel padiglione 29, un luogo espositivo di 700 mq in cui 10 studi di architettura di livello mondiale dialogheranno con il mondo del contract italiano e non solo. Mentre dalla prossima edizione il mondo dell’arredobagno si allargherà agli ambienti dedicati a wellness, piscine e spa. Il tutto per soddisfare al massimo le circa 115mila presenze previste che hanno saturato tutta la ricettività da Reggio Emilia alla Riviera romagnola. “Per internazionalità e rappresentatività – spiega il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani – il Cersaie continua ad avere la leadership nel settore ceramico e il comparto è di importanza vitale in regione: solo nel modenese, tra incidenza diretta e indiretta, vale circa 2 miliardi e garantisce il 9% dell’occupazione”. Un distretto però che da ormai 40 anni aspetta la realizzazione di alcune opere infrastrutturali fondamentali come la bretella Campogalliano-Sassuolo che proprio nei giorni scorsi il governo ha definitivamente sbloccato come è stato annunciato in occasione del convegno di apertura di Cersaie.

Cersaie 2019 Giovanni Savorani

Cersaie: fotografia di un  settore da 7 miliardi

L’obiettivo è quello di rappresentare sempre al meglio e in maniera più completa una realtà produttiva che conta 228 industrie di piastrelle di ceramica, ceramica sanitaria, stoviglie e materiali refrattari attive in Italia e all’estero che nel 2018 hanno occupato oltre 28.000 addetti e realizzato un fatturato di più di 7 miliardi di euro. Per quel che riguarda le piastrelle di ceramica prodotte in Italia sono 137 le aziende attive che nel 2018 hanno dato lavoro a 19.692 addetti (177 in più rispetto all’anno precedente) e prodotto 415 milioni di metri quadrati (-1,6%), tali da consentire vendite per 410,1 milioni di metri quadrati (-2,8%). Le vendite in Italia si posizionano a 82,4 milioni di metri quadrati (-1,6%), volumi che rappresentano meno della metà del mercato interno pre crisi. In flessione i volumi esportati, ora pari a 327,7 milioni di metri quadrati (-3,1%). Il fatturato totale delle aziende ceramiche che producono in Italia raggiunge così i 5,4 miliardi di euro (-3,0%), derivante per 4,5 miliardi dalle esportazioni (-3,3%) – quota dell’85 % sul fatturato – e da 834 milioni di euro in Italia. Nel 2018 gli investimenti sono stati 508,2 milioni di euro (9,4% sul fatturato annuo) valore che ha consentito all’intera industria di superare i 2 miliardi di euro nel quinquennio. La spinta decisiva per un tale sforzo viene dalle opportunità concesse dalle misure di Industria 4.0, colte appieno dalle aziende del settore, e dalla necessità di recuperare competitività attraverso tecnologie più evolute, ammodernare gli stabilimenti e le linee produttive.

Grandi formati per tutte le superfici

Girando per i padiglioni di Cersaie  si nota la sempre maggiore versatilità della “piastrella” che con lo sviluppo dei grandi formati, ormai un must per i nuovi standard produttivi, riesce a coprire le esigenze delle grandi superfici (come aeroporti, stazioni e ospedali) ma anche settori fino ad ora poco esplorati come i piani da cucina. E proprio il mondo delle grandi lastre pone con sempre maggiore forza il problema della posa e dei soggetti in grado di metterla in essere. Per questa ragione a Cersaie ha debuttato la “Città della posa” proprio per favorire la specializzazione e le competenze di chi è chiamato a mettere in opere lastre con dimensioni che possono arrivare a 1,60 per 3,20 metri e che presentano problematiche decisamente diverse dai piccoli  e medi formati che non superano i 60×60 cm con la necessità di squadre di operatori e non di soggetti singoli. Insomma, si sta facendo di tutto sia per stimolare il mercato (quello italiano è sostanziamene fermo) e scongiurare un rischio già presente che è quello della sovracapacità produttiva; vale a dire che a livello mondiale si sta producendo più di quel che serve, con effetti su prezzi ed export. E questo anche a causa della concorrenza rappresentata dal Luxury vinyl tile che sta conquistando con molta più velocità della ceramica le quote lasciate libere dalle più costose e meno ecologiche installazioni in legno e pietre naturali.

Architetti nel mirino

Un’altra importante sfida del Cersaie è quella di intercettare il mondo degli architetti che sono il tramite per così dire “naturale” tra i produttori e soprattutto i medio-grandi utilizzatori finali. Proprio per questo Cersaie dedica loro un apposito spazio nella nuova area tematica Archincont(r)act. Di fatto il mondo di coloro che gestiscono “grandi progetti chiavi in mano”, ossia la fornitura, su commissione diretta o gara d’appalto, di un insieme articolato di prodotti, progettati ad hoc o costumizzati, e dei relativi servizi necessari per installarli entro la data stabilita dal contratto esistente fra committente e azienda. Gli architetti sono di livello mondiale da Mario Cucinella (che sceglierà la ceramica le facciate di nuovi edifici a Roma e a Vienna) a Jakob+MacFarlane che ha scelto questi materiali per gli interni del ristorante Georges al Centre Pompidou di Parigi, da Genius Loci Architettura (che usa le geometrie di Gio Ponti) a Studio THDP (interior design delle Terme di Saturnia).

di Gianna Padovani

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