Gestione dei rifiuti agricoli ed economia circolare 

impianto biometano Caviro

La gestione dei rifiuti nell’azienda agricola incide in modo significativo sui conti economici e quindi sulla redditività. Molto importante è un’adeguata conoscenza della normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti e sulle opportunità offerte dal mercato. Il punto in una iniziativa della Camera di commercio di Bologna

di Lisa Bellocchi

Sottoprodotto, scarto, rifiuto, rifiuto speciale. È innanzi tutto un problema di lessico quello che può aiutare gli agricoltori impegnati a migliorare la gestione dei rifiuti nell’azienda agricola: un’esigenza che incide significativamente sui conti economici e quindi sulla redditività. Per fornire un’adeguata conoscenza della normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali e sulle opportunità che il mercato offre in materia (servizi dedicati e convenzioni economiche), la Camera di Commercio di Bologna ha promosso un seminario dedicato ad imprese agricole e agroalimentari, consulenti ed associazioni di categoria.

Fare dei rifiuti una risorsa” è lo slogan della Regione Emilia-Romagna, che – dopo avere varato nel 2015, prima in Italia, una legge mirante a favorire la riduzione dei rifiuti attraverso l’economia circolare- ha ora ampliato e dettagliato la normativa mediante il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR).

Gestione dei rifiuti agricoli: Centri di riuso e Accordi di recupero

Nell’Unione Europea – spiega l’ingegner Leonardo Palumbo, del Servizio Giuridico dell’Ambiente della Regione – ogni anno si usano quasi 15 tonnellate di materiali a persona, mentre ogni cittadino UE genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui quasi la metà è smaltita nelle discariche. L’economia lineare, che si affida esclusivamente allo sfruttamento delle risorse, non è più un’opzione praticabile”

Per questo sono nati i centri comunali del riuso; con le associazioni di categoria si codificano prodotti e processi di recupero/riutilizzo di materie dei processi produttivi; con accordi volontari di filiera si favorisce il recupero della plastica o dei componenti di strumentazioni elettriche ed elettroniche.

Dopo una specifica ricognizione sulle modifiche intervenute per la soppressione del sistema SISTRI (acronimo che significava “sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti”), prima a Modena, poi a Ferrara e recentemente anche a Bologna sono stati sottoscritti accordi per quanto riguarda i rifiuti agricoli.

Pericolosi e non

Tali Accordi, che aprono la strada a contratti di servizio tra il singolo produttore e il gestore della piattaforma di conferimento, prevedono procedure diverse per i rifiuti definiti “pericolosi” (ad esempio, i prodotti fitosanitari scaduti e gli scarti di olio minerale per motori), i rifiuti “non pericolosi” (cassette per frutta e verdura inutilizzabili, contenitori vuoti e puliti di farmaci ad uso zootecnico, imballaggi per sementi).

A questo punto scattano sequenze inevitabilmente complesse e dettagliate, che prescrivono come, quanto e attraverso quali strutture i diversi rifiuti possano essere conferiti: temi analizzati con pazienza da Manuela Masotti, tecnico ambientale di Ecocerved e da Antonio Pacetti di Bo-link, piattaforma aderente all’Accordo di programma per la gestione dei rifiuti agricoli.

Procedure semplificate

Nel territorio metropolitano di Bologna – spiega il vice presidente della Camera di Commercio,  Daniele Passinici sono circa 9.000 imprese agricole, chiamate direttamente ad operare nell’ambito degli Accordi sulla gestione dei rifiuti; si tratta spesso di microimprese, che faticano ad entrare nel merito di una normativa inevitabilmente ostica. Noi siamo orgogliosi di avere contribuito alla semplificazione del trasporto e del conferimento, che per fortuna non richiedono più un diluvio di moduli”.

Daniele Passini, vicepresidente Camera di commercio di Bologna

Passini, consapevole che il processo richiede comunque tempo (anche se adesso si stanno muovendo pure le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori) sottolinea che l’Accordo di programma esplicita le modalità ed anche i prezzi per il servizio, garantendo trasparenza dei costi e conferimenti certificati.

Per incrementare la circolarità e dunque la sostenibilità del sistema, la Regione Emilia-Romagna, in accordo con gli organismi rappresentativi imprenditoriali, he redatto anche l’elenco dei sottoprodotti riutilizzabili, favorendone l‘organizzazione in filiera. Già ne sono operative 6, che spaziano dal riuso dei noccioli di albicocca e di pesca ai residui verdi del mais dolce.

Biomattoni e biogas

Biomattoni

L’economia circolare è ovviamente al centro anche dell’impegno europeo, come chiarisce Manuela Medoro, tecnico ambientale di Ecocerved. A questo fine, l’agricoltura è contemporaneamente un settore “sorvegliato speciale” ed un’occasione di eccellenti opportunità. Un esempio può essere costituito dal “bio-mattone” isolante, ottenuto da calce e sottoprodotti legnosi della canapa, di filati e tessuti, da bucce e raspi d’uva. Dagli scarti agricoli possono derivare biogas ed ammendanti. Per il recupero dei nutrienti (punto fondamentale per l’Europa, che non dispone di fosfati e di altri minerali utilizzabili come fertilizzanti) è già operativa la piattaforma italiana per il fosforo.

Giugno 2019: inaugurazione impianto produzione biometano agricolo a Faenza

Nonostante molti problemi ancora da risolvere, l’Emilia-Romagna è all’avanguardia su diversi fronti. Il primo impianto di produzione del biometano agricolo (prodotto da sottoprodotti agricoli e reflui da allevamenti) è stato realizzato a Faenza. Si produce a Bologna invece biometano da rifiuti organici differenziati, sfalci e potature, che viene utilizzato per alimentare 4 autobus e 20 taxi, in collaborazione con HERA, TPER e COTABO.

Progetto su biometano a Bologna

Misure come la migliore progettazione ecocompatibile, la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti possono generare, in tutta l’Unione Europea, risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro, ovvero l’8 % del fatturato annuo, riducendo al tempo stesso le emissioni totali annue di gas a effetto serra del 2-4 %. 


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